Soldi pubblici per auto private

Il Comune di Milano come il governo Prodi e peggio del governo Prodi.

Giuseppe Sala, sindaco di una città che ha il più alto numero di auto pro-capite d’Europa, 100 o forse 200 mila auto parcheggiate sui marciapiedi come in nessuna città del mondo, che ha costruito solo 1 nuova scuola negli ultimi 40 anni, e immagino nessuna nuova biblioteca o nessuna piscina pubblica negli ultimi 40 anni, ha deciso che è giusto spendere fino a 9.600 Euro di soldi pubblici per aiutare i milanesi a comprarsi l’auto nuova.

Elettrica, certo.

Ma anche 6.000 Euro per una ibrida diesel o 4.000 per una normale auto a benzina.

E sempre da parcheggiare sui marciapiedi, dove il suo predecessore Pisapia ha creato nuovi parcheggi e appositi scivoli perché le auto potessero salirvi meglio.

Il buono sconto per le bici

Andiamo diretti al punto: Il buono sconto per le bici non dovrebbe esistere.

Meglio ancora: Il buono sconto per le bici non dovrebbe essere necessario.

Se lo Stato e gli enti locali facessero il loro dovere, nessuno dovrebbe essere incentivato a comprare una bicicletta. Sì, magari potrebbe aver senso lo stesso per il 10% dei più poveri. Aiuto! Stavo per scrivere meno abbienti, ma detesto il politicamente corretto.

Invece, le nostre città sono state svendute, anzi regalate, a Fiat e compari da cinquant’anni; il settore pubblico non fa il proprio dovere e non consente a chi vuole di spostarsi in città nel modo più veloce e sensato e senza inquinare di poterlo fare in sicurezza.

E quindi?

E quindi, è un classico: il settore pubblico che lavora male si appella al mercato.

A soluzioni tecnologiche — auto a idrogeno, car sharing, auto elettriche e magari anche auto volanti — che dovrebbero risolvere tutti i problemi per magia, in un futuro non meglio specificato, un po’ come il ritorno di Gesù sulla Terra o l’arrivo del comunismo.

E ai buoni sconto. Per fortuna sta la crisi e FICA FCA è ormai un’azienda olandese, e quindi invece del mitico (!) ecobonus (sic) di Prodi per comprare un’auto nuova adesso ci danno qualche centinaio di Euro per comprare una mountain bike da usare al lago…

Numeri e car sharing

Milano ha 1,4 milioni di abitanti e 700 mila auto. Ogni giorno feriale entrano in città altre 800 mila auto. Da anni sentiamo dire che la soluzione è il car sharing. Ma come può essere, santo cielo? Quante auto di car sharing ci saranno mai a Milano? Mille e cinquecento?

3 mila? Una ogni 500 auto private che sono a Milano, in circolazione o parcheggiate (sui marciapiedi) durante la giornata. Come potranno mai risolvere il problema?

Ma non è questo, lo scopo. Il problema è molto complicato, e la risposta, invece, molto semplice e troppo comodo. Lo sharing. Basta, lo dici e non ci devi pensare più.

Auto sui marciapiedi

Le auto parcheggiate sui marciapiedi a Milano sono, pare, 100 mila. Qualcuno dice che sono addirittura il doppio, ma diamo per buono, per così dire, che siano ‘solo’ 100 mila.

Robin Chase, fondatrice di Zipcar, il primo car sharing dei tempi moderni, lanciato nel 2001 a Boston, ha detto per anni che ogni auto del car sharing ne elimina 10.

Proviamo a dare questo numero per buono. Per eliminare 100 mila auto bisogna che ci siano (almeno) 10 mila auto del car sharing disponibili. Quante ne mancano?

Auto pro capite

Milano ha il doppio di auto pro-capite di un sacco di città europee, Barcelona, Londra, Parigi etc. Se dovessimo eliminare 350 mila auto, servirebbero 35 mila auto in sharing.

Ti sembrano numeri tanto astrusi o complicati? Te lo chiedo perché sono 6 anni e mezzo che abbiamo il car sharing e mi pare che nessuno abbia provato a farsi domande…

Dire car sharing fa figo, è inglese, è di moda e risolve per miracolo ogni problema.

Le piste ciclabili

Non amo molto le piste ciclabili. In particolare non amo per nulla quelle fatte col culo, come quella di Viale Tunisia. Penso che le piste ciclabili possano avere senso su alcune strade larghe, se fatte bene, se separate per senso di marcia, se larghe esse stesse, che ci si possa passare in due chiacchierando o tenendosi per mano, e se e solo se si riesce a proteggere un po’ chi va in bici dai tubi di scarico, oltre che dalle auto agli incroci.

Quella che ci hanno promesso per Viale Monza sarà un autentico disastro. Sì, ne hanno fatte al centro della carreggiata anche altrove, ad esempio a Barcellona e a Washington, ma anche i muri, nel 2020, dovrebbero sapere che farle al centro della strada non è una grande idea. Ho percorso queste piste ciclabili a Barcellona, e l’esperienza è stata da dimenticare.

Non amo molto le piste ciclabili

Non amo molto le piste ciclabili perché sono diventate un articolo di fede della sinistra, dei ciclisti, categoria che in città non dovrebbe esistere, e dei costruttori legati alla ‘sinistra’.

Non amo molto le piste ciclabili perché sostengono un’idea insostenibile, e cioè che ci possa essere spazio, in una stessa strada, per tutti, chi va a piedi, in bici, coi mezzi e con le auto.

Non amo molto le piste ciclabili, infine, perché ci vogliono troppo tempo e troppi soldi per farle e farle bene, e mi sembra che non siamo messi tanto bene con nessuna delle due cose.

Risultati

Apprezzai non poco, devo dire, la posizione di Beppe Sala che, mentre parcheggiava l’auto in doppia file durante la campagna elettorale del 2016, ruppe con questo feticcio delle piste ciclabili. Nel 2016, Sala promise non x km di piste ciclabili, come il Comune di Milano purtroppo è invece tornato a fare di recente, bensì di portare la percentuale degli spostamenti in bici dal 6% al 20% in 5 anni. Purtroppo, non ci siamo neanche vicini.

Covid-19

È un mese che, nel mio piccolo, dico che si devono fare non piste bensì strade ciclabili.

Chiudere un certo numero di strade alle auto, tranne a chi ha un parcheggio in quella strada e ci può girare a 20 km/h per immettersi su un’altra strada, e darle alle bici.

Ho assistito invece a The Guardian che il 21 aprile elogia un progetto, Strade Aperte, che allora neppure esisteva: il primo documento con tale nome è comparso sul sito del Comune di Milano il 30 aprile, e il documento in inglese solo due settimane dopo.

A chi si spella le mani dagli applausi per 35 km 23 km di piste ciclabili. A una urbanista di Città del Messico che dice che Milano racconta balle — e ha ragione da vendere.