The Real Zuckerberg

The striking thing about the real Zuckerberg, in video and in print, is the relative banality of his ideas concerning the “Why” of Facebook. He uses the word “connect” as believers use the word “Jesus,” as if it were sacred in and of itself: “So the idea is really that, um, the site helps everyone connect with people and share information with the people they want to stay connected with….” Connection is the goal. The quality of that connection, the quality of the information that passes through it, the quality of the relationship that connection permits—none of this is important. That a lot of social networking software explicitly encourages people to make weak, superficial connections with each other (as Malcolm Gladwell has recently argued), and that this might not be an entirely positive thing, seem to never have occurred to him.

Zadie Smith (2010)

Europeisti da poltrona

Una delle categorie di persone che proprio non sopporto sono gli europeisti da poltrona. Solitamente di sinistra, sono quelli che parlano di Europa, o de l’Europa, e non di Unione Europea (e a volte penso che non capiscano che sono due cose diverse).

Fanno salti di gioia quando apre un Apple Store come quello di Milano, dove una volta c’era una piazza (pubblica), perché, è noto, un Apple Store – insieme agli immigrati – è ciò che fa o farà di Milano una città europea, come dicevano quelli del PSI.

Non vivono senza wifi e sono felici dell’arrivo di Starbucks – un altro chiaro segno di come Milano sia diventata a tutti gli effetti una città europea. Così impara il vecchio bar sotto casa senza wifi. Mangiano addirittura gli Oreo, che io non darei neanche al cane.

Usano Facebook e Twitter e tutti gli strumenti di Google, e dicono che non è un problema se ogni loro mossa viene tracciata e salvata su server negli Stati Uniti – il Paese dal quale è dovuto scappare Edward Snowden – perché non hanno nulla da nascondere.

E fanno il tifo per Tesla. Quando, da europei, dovrebbero fare il tifo per VanMoof.

GDPR and Facebook

When a CEO blames “new rules for the protection of users’ privacy” (GDPR in Europe) for the lack of growth in their user base, that says a lot about the kind of business they’re in, doesn’t it? Do yourself and your (rather dumb) friends a favour: Quit Facebook!

CEO

Chief Executive Officer. Più spesso letto proprio CEO, all’italiana.

Fammi capire: in una agenzia di tre persone, il “CEO” cosa fa?

Porta una volta al mese gli scontrini delle note spese al commercialista?

Oppure parla con gli investitori e gli analisti finanziari, scrive white paper su come un cambiamento nella tua azienda può avere effetti a catena e cambiare il mondo là fuori e scrive lettere agli azionisti sul futuro della sua “industry”, come si dice in milanese?

Ma per favore.

La satira in Italia

Curioso Paese, l’Italia. Anche con Salvini al Viminale, la satira ormai è solo di destra.

Quella di sinistra non è satira. E’ pedanteria.

Come mai?

Perché si sono accorti di essere i migliori amici del loro supposto nemico, Berlusconi?

Oppure perché si sono suicidati nel tentativo alquanto goffo di far fuori un comico?

Banner e truffe nigeriane

Ignoro quanto sia il tasso di apertura delle email di spam delle truffe nigeriane.

Ma tanto peggio di uno su mille non sarà.

E’ interessante: le email delle truffe nigeriane sono di solito assurde e scritte coi piedi.

Ancora più incredibile, di solito i truffatori non negano di essere in Nigeria, quando praticamente chiunque sa che moltissime di quelle truffe arrivano dalla Nigeria.

Perché? Perché vogliono che si facciano avanti e che mostrino un certo interesse per l’eredità o il patrimonio da trasferire in Occidente solo i gonzi fatti e finiti.

Un semi-gonzo, uno che fa perdere del tempo ma poi alla fine non ci casca, è solo un costo. Meglio scremare prima, averne meno che paiono interessati ma conversioni più alte.

Come coi banner

Tassi di click risibili nonostante sistemi di tracciamento e spionaggio degli utenti che CIA e KGB neppure si sognavano. Sistemi di targeting avanzati e molto costosi.

Ma la verità è che il target giusto è quello che si auto-sceglie. Lo sappiamo da più di 10 anni: coloro che cliccano sui banner tendono a essere poveri e poco istruiti.

Poi costoro vengono sottoposti a copiose campagne di retargeting, perché lo si può fare solo con chi ha mostrato un qualche (apparente) interesse (ovvero, ha cliccato).

Il risultato finale è molto simile a quello che abbiamo visto con le truffe nigeriane: se stai cercando un fesso, Internet è il mass media migliore di tutti i tempi.

Ma le aziende?

Meno chiaro, invece, perché spendano soldi con i banner le aziende vere.

Se vendi prodotti per persone con un profilo economico o culturale alto, la verità è che con i banner stai solo perdendo il tuo tempo (e danneggiando il tuo brand).

Se invece vendi prodotti di massa tipo dentifrici, pelati in scatola o panettoni non ti serve nessun tipo di targetizzazione: il tuo target è “chiunque abbia una bocca”.

E’ tragicomico, considerato che è ormai passato un quarto di secolo dal primo banner.

P.S.

Ma non temere: presto con il “blockchain advertising” cambierà tutto! ;-)