Pedro Sánchez e la Catalogna

Ieri Pedro Sánchez si è riunito con i capi del Partido Popular, di Ciudadanos e infine di Podemos — ci sarebbero anche Vox, con cui non vuole avere nulla a che fare perché troppo di destra anche per lui, e Más País con cui, immagino, non vuole avere nulla a che fare perché troppo di sinistra — per parlare del “problema” della Catalogna.

Non ha, invece, sentito nessuno in Catalogna. Nessuno dei politici condannati a pene che definire scandalose è dire poco; né l’attuale governo monco; né i capi di governi precedenti, tutti non indipendentisti e neppure tutti catalani, né persone della società civile. La Catalogna è un problema di cui parlano fra di loro, a Madrid.

La Catalogna è una colonia che cercano di ridurre in subordinazione da tre secoli. Quelli del regno su cui non tramontava mai il sole perderanno anche la Catalogna, come hanno perso le Fiandre, il Ducato di Milano o il Regno delle Due Sicilie, metà America del Sud, poi le Filippine e infine Cuba, una perdita che ancora non sono riusciti a digerire.

Con un po’ di fortuna, la Catalogna non sarà neppure l’ultima colonia che perderanno.

L’Unione Europea non esiste

Lo abbiamo visto due anni fa con la violenza della polizia spagnola il 1° ottobre in Catalogna. Tutti zitti. È un club di Stati e basta. L’Unione Europea non esiste.

Al limite, possiamo parlare di Unione Bancaria Europea (UBE).

Poco dopo, la Spagna chiese l’estradizione di politici catalani che si erano riparati in Belgio, Germania, Regno Unito e Svizzera. Questi Paesi esistono. E dissero tutti di no.

E adesso, di nuovo. Vengono comminate pene assurde ai politici indipendentisti catalani, accusati di violenza che mai vi è stata, e per la UE è un affare interno. La polizia spara addosso a manifestanti, e probabilmente anche quello è solo “un affare interno”.

Il Ministro-ombra per gli Esteri del Regno Unito non la pensa così.

Ma l’Unione Europea semplicemente non esiste; o se esiste, è una merda.

Ombre a San Siro

Alcuni non hanno capito “l’operazione San Siro”.
E allora spieghiamola: è un’operazione da palazzinari.

Come Porta Nuova, i Boschi Verticali, CityLife, il tentativo
di portare L’Università degli Studi in campagna a Expo etc.

Si lascia deteriorare un bene pubblico fino a quando viene
sentita la “necessità” di abbatterlo e farne uno nuovo.

A opera dei famosi “privati” che “aiutano il pubblico”.
Ma che vogliono la loro tangente in mq edificabili.

226 mila mq venduti “solo” a 4 mila Euro al mq fa 1 miliardo di Euro.
A 6 mila al mq, fa 1,5 miliardi. A 8 mila, 2 miliardi.

Oh, se uno ha due dita di fronte, non è così difficile.

La “politica” in Italia

Ecco lo stato delle cose: il M5S è al governo con la Boldrinova — quella che cianciava di “adottare lo stile di vita dei migranti” ma che è “migrata” al PD perché le mancava una legislatura o due per ottenere una lauta pensione come ex parlamentare.

Il PD è al governo con quelli che chiamavano “fascisti” — quelli che chiamavano fascisti appena dopo aver smesso di chiamare “fascista” Berlusconi e prima di iniziare a chiamare “fascista” Salvini, e con Di Maio Ministro degli Esteri.

Il “capitano” è relegato all’opposizione per colpa di un mojito di troppo.

Renzi, infine, chiede di spostare i senatori di Italia Viva vicino a quelli di Forza Italia.

Gli sfruttatori

Gli sfruttatori non sono solo gli orribili figli di puttana del caporalato digitale.

Ogni tanto penso ai 600 mila immigrati irregolari del periodo d’oro del renzismo. Che tu sappia, qualcuno al governo ha previsto e finanziato dei corsi di italiano pubblici — non in chiesa, che magari credono a un altro Belzebù! — per queste persone?

Oppure penso al portinaio del mio stabile, srilankese, lavoratore serio e simpaticissimo. È in Italia da 10 anni. Se qualcuno ha provato del tutto a insegnargli l’italiano, bisogna farlo smettere, che era davvero uno scarso. Ogni tanto mi chiede quanto prende all’ora uno che fa un lavoro diverso. Un imbianchino, o uno che monta la finistre, che so. E io penso: cazzo, ma col tuo livello di italiano, mi sa che è dura anche fare l’imbianchino.

Gli sfruttatori sono quelli che lo considerano “un portinaio”, e non invece una persona che al momento sta facendo il portinaio, ma che potrebbe passare a fare altro nella vita.

Gli sfruttatori sono quelli che dicono che “ci pagheranno le pensioni”, sottointendendo che questi la pensione non la vedranno mai, perché dopo 20 anni qui, torneranno a casa loro.

Senza considerare che se è vero che è così per tanti — è la norma srilankesi e brasiliani, per dire — per altri non è così, e rimarranno in Italia, e le pensioni le prenderanno.

Amici di sinistra, fate coming out! Ditelo chiaramente: li stiamo sfruttando! Il capo di Forza Italia ormai si occupa del Monza Calcio, coraggio che c’è ancora spazio a destra!

Lontano dagli occhi

Lontano dagli occhi, lontano dal cuore. O da futuri incarichi.

È questo uno dei grandi problemi della cosiddetta ‘politica’ italiana. Prendi Di Maio. Avrebbe dovuto dire: sono riuscito a far arrivare un assegno mensile agli italiani più bisognosi. Avrebbe dovuto poi aggiungere: avrei voluto fare di più.

Tipo il famoso “reddito di cittadinanza” di cui hanno cianciato per mesi e che assomigliava molto di più a un sistema di flexicurity tipo quello danese, quello che Bersani, anni fa, disse che “avrebbe voluto fare” (ma non posso, non ci sono soldi, le solite cazzate).

O, più semplicemente, non so farlo. Sei mai stato in un centro per l’impiego? A Milano è un efficientissimo posto il cui obiettivo è la produzione di carta, certificati e poco più. Di Maio davvero pensava di poter cambiare tutti i centri per l’impiego italiani?

Di Maio avrebbe dovuto scegliere di fare un bagno di umiltà.

Avrebbe dovuto chiedere al nuovo Ministro del Lavoro di essere mandato a lavorare per la durata del governo nel centro per l’impiego della sua zona, per poi riproporsi dopo qualche anno come potenziale nuovo Ministro del Lavoro. Un’occasione persa.