I risultati della giunta Sala

Non sono in grado, ovviamente, di giudicare l’operato complessivo di Sala e della sua giunta. Però il programma con il quale Sala è stato eletto comprendeva 32 punti.

Il primo di questi aveva l’obiettivo di arrivare al 20% di spostamenti in città in bicicletta. Secondo l’ultimo rapporto disponibile, la percentuale nel 2019 era del 6,8%.

In qualunque città del mondo, un fallimento del genere renderebbe Sala assolutamente unfit to rule Milan. O ci piace fare il verso a The Economist solo con Berlusconi?

Se l’Italia fosse una democrazia, i giornali chiederebbero a Sala di spiegare perché non ha raggiunto il primo — e più importante; o più modaiolo? — obiettivo che si era dato.

La città dei 15 minuti

Visto che l’Italia è quello che è, i giornali dopo aver bevuto le balle di Sala lo scorso giro cercano di farci bere la sua nuova balla, la città dei 15 minuti.

Bastano due dita di fronte per vedere che i negozi di quartiere chiudono e non torneranno più perché gli spazi diventano loft o case per massaggi o simili.

Mi pare evidente: il futuro di Milano è un posto dove si andrà tutti al supermercato in auto — magari elettrica, fra 20 anni. Altro che città dei 15 minuti

Vedi anche: Setting the record straight on Milan.

Il fallimento dei blog

No, non intendo il fallimento della cosiddetta blogosfera, fra ridicole classifiche, sedicenti blogstar, gente che scriveva per essere indicizzata e gente che si vendeva per due lire o un tramezzino, come diceva il buon Metitieri. Quello lo davo per scontato.

Né il sorpasso da parte dei social media, l’orribile sito blu in particolare, con il passaggio da un mondo in cui scrivono pochissimi, i giornalisti, a un mondo in cui scrivono i pochi che vogliono mettere su un blog a un mondo in cui scrivono tutti, purtroppo.

Intendo proprio il fallimento a livello di software, con WordPress che è diventato troppo complicato e nessuno che prova a prendere il posto di WordPress perché non ne vale la pena: i blog non sono più iperindicizzati come prima, e i feed RSS non se li incula nessuno.

Oggi un blog non ha più senso, stretto a morte fra cinguettii, cagate di chiunque sia annoiato in ufficio sull’orribile sito blu e le newsletter — che quelle sì, se scritte bene e con passione quelle possono arrivare dove conta, altro che gli RSS nel tuo feed reader…

Oggi un “blog” è poco più che un archivio personale sul web delle tue newsletter.

Riaperture a casaccio

Ma nessuno ha provato a chiedere che senso hanno le date, che sembrano sparate a caso? Le palestre il 24 maggio, bar e ristoranti al chuso il 1° giugno, parchi tematici, banchetti di nozze, convegni e congressi il 15 giugno, le piscine al chiuso il 1° luglio.

C’è una strategia o qualcuno ha sparato date a caso?

Piazzale Piola

Ho fatto un salto a vedere quella cagata di sinistra che stanno finendo in Piazzale Piola. Preferivo le cagate che importavano 50 anni fa dal mondo del socialismo irreale.

Questa opera, se così la possiamo chiamare, mi sa tanto di una premonizione di fine regime. Mi ricorda le mitiche bretelle, la M di Milano posta da Pillitteri per i Mondiali del ’90, spezzata da anni, in bella vista per chi arriva in città dall’aeroporto di Linate e mai riparata né distrutta, come avrei preferito, da Pisapia per Expo 2015, né dopo da Sala.

Piazzale Piola, il “Teatro Continuo” di Burri e questo imbarazzante articolo di Barbacetto in cui la vittima, un 18enne di destra incensurato, viene chiamato “fascista”, mentre i suoi assassini che lo hanno ammazzato in 10 contro 1 con chiavi inglesi sono solo persone che “volevano dargli una lezione”. Una “lezione” per cosa, poi? Per aver osato scrivere un tema a scuola contro le BR. Mala tempora. Vedi anche la replica de Il Giornale.

Tre indizi sono una prova? Non lo so. Quest’anno vinceranno, anche perché gli altri candidano un amministratore di condominio settantenne. Ma il prossimo giro, quando saranno senza il candidato di destra che hanno sottratto a Forza Italia?

Twitter Facebook Apple e Google

È davvero meglio un mondo in cui le elezioni americane le decidono 4 società private, sospendendo l’account di Trump le prime due e bannando l’app del social network Parler le altre due rispetto a un mondo in cui il governo di un altro Paese usa uno di questi strumenti per condizionare in parte le elezioni americane?

Io non vorrei mai obbligare Twitter, Facebook, Apple e Google ad accettare i post di Trump o le discussioni al limite o forse oltre il decente dei suoi sostenitori su Parler.

Il problema è l’importanza che le 4 aziende hanno assunto come gatekeeper.

In questo contesto, va segnalato il coraggioso, o forse dovrei dire disperato, tentativo di Trump di riproporsi usando l’open web, creando un suo sito/blog.

Vedremo se riuscirà a trasformarlo in un social network per i suoi fan/elettori, o se rimarrà fermo al modello attuale dei giornali, contenuti e possibilità di diffonderli.

Fedez

Fedez che se la prende con chi in RAI gli vuole dire cosa può e cosa non può dire in televisione, e che quando necessario alza la voce, si incazza e dice parolacce: bravissimo.

Fedez che è a favore del “decreto antiomofobia”: un altro che pensa che basti fare le leggi, esattamente come nel caso della legge sul “femminicidio” o della legge per gli “insulti su Internet”. Le leggi ci sono già, e troppe. Un quarto di secolo fa, due volte il numero di leggi che aveva la Francia; oggi probabilmente tre volte. Il problema è che vanno applicate.

Però in Italia una legge inutile e magari fin dannosa non la si nega a nessuno, che fa star bene chi la propone. Chi dovrebbe tutelare, non è detto, e non è quello lo scopo.

Come con tutto il “politicamente corretto”, lo scopo è far sentire meglio, o più giusti, che più intelligenti è più difficile, coloro che propongono il provvedimento.

Che sia utile per coloro a favore dei quali in teoria si legifera è cosa del tutto secondaria.

P.S.

Ah, e mi raccomando: adesso tutti a favore del “diritto a Internet” nella Costituzione! ;-)