Dizionario della nuova Niu Economi

Ecco il dizionario della nuova Niu Economi:

App: quelle icone colorate che clicchi sul telefono.

Cloud: il moderno refugium peccatorum.

Facebook: dove scrivono cazzate i tuoi amici.

Gamification: idea secondo la quale la vita è una raccolta a punti.

Instagram: il social network di chi avrebbe voluto fare il fotografo.

Monopoli: concentrazione di potere economico che una volta era vietata.

On demand: caporalato via app.

Privacy: scordatela.

Profitti: scordateli.

Pubblicità: quella roba fastidiosa che ti segue in giro per il web per settimane.

Sharing economy: i poveri affittano il poco che hanno ai ricchi.

Smart city: una roba che fa figo e regaliamo i dati dei cittadini alle grandi aziende.

Social network: una valida alternativa alla noiosa vita di ufficio (anche: social notwork)

Televisione: quella roba che guardi su Netflix con l’iPad.

Twitter: dove scrivono cazzate i VIP (di cui vorresti essere amico).

 

Vedi anche: L’ideologia di Internet: Dalla A di App alla Z di Zipcar

Salvare Firefox

Il nuovo Firefox è ottimo, molto bello e molto veloce.

Unica pecca, i bookmark, fatti meno bene che su Chrome.

Firefox, però, sta morendo, come sta morendo tutto il web.

Strangolato da Chrome e da Chrome come default su Android.

È ormai sotto il 10% sul desktop, con Chrome che va verso il 70%.

Mobile

Non esiste su mobile, nonostante l’interessante Firefox Focus.

Firefox OS ha perso e chi controlla le piattaforme mobili vince.

Chrome 60%, Safari 20% e il browser di Samsung che va verso il 7%!

Presto avremo Chrome al 50%, Safari al 20% e Samsung al 20%.

I “nativi digitali” usano quello che trovano senza farsi domande.

Pubblicità digitale

La pubblicità digitale non esiste. O è pubblicità o non lo è.

E quasi tutta la cosiddetta pubblicità digitale non lo è.

È direct marketing, e di basso livello, come sosteniamo da tempo.

Quell’aggettivo, digitale, non ci dice nulla della pubblicità in sé.

Non è come dire scarpe di cuoio, scarpe casual o scarpe da pallavolo.

Quel digitale non ci parla neppure del modo in cui viene prodotta.

Anche una pubblicità in bianco e nero su un giornale è oggi digitale.

E gli spot non vengono consegnati alle televisioni su dei nastri.

Quel digitale ci parla solo del metodo di somministrazione (delivery).

Ha senso parlare di pubblicità cartacea perché stampata su carta?

Paragonare i cartelloni 6×3 e la pubblicità su The Economist?

La pubblicità patinata su una rivista di moda e il volantinaggio?

Certo, sono tutte azioni fatte su supporto cartaceo. E allora?

Venti anni fa quell’aggettivo, digitale, faceva sorridere.

Venti anni fa nessuno la voleva, la cosiddetta pubblicità digitale.

Oggi è di moda, e le affissioni esterne sono vendute per digitali.

C’è un solo problema: sarà anche digitale, ma non è più pubblicità.

Se un messaggio lo mostro solo a pochi, è direct marketing.

A me mostrano un messaggio e a te ne mostreranno un altro.

Quel modo di delivery è proprio ciò che fa sì che non sia più pubblicità.

Solo parole

P&G e Unilever accusano le piattaforme online di poca trasparenza.

Il Parlamento del Regno Unito chiama Facebook digital gangsters.

Una giornalista inglese li accusa di violare le leggi sulla pubblicità politica.

Nessuno, però, fa nulla.

P&G e Unilever non smettono, come invece dovrebbero, di investire su Internet.

E il Parlamento inglese non banna Facebook come fanno in Cina o Russia.

Non lo fa, con tutta probabilità, perché i loro servizi segreti usano Facebook.

E’ inutile lamentarsi.

E’ inutile pensare che un mentitore seriale come Zuck possa cambiare.

O si minaccia di far fuori Facebook, o non si otterrà mai nulla.

It just works and non rompe i coglioni

Interessante quello che è sempre più il nuovo posizionamento di Apple: da it just works a it just works ed è bello a, ormai, it just works, è bello, non ti truffa, non lede la tua privacy, non lascia che altri, siti impiccioni, pubblicità invasive, video che partono da soli e migliaia di tracker, app poco sicure non controllate o giochi del cazzo che creano dipendenza, ti truffino o ledano la tua privacy — e più in generale non ti rompe i coglioni.

Per tutto quello, c’è Google ed è gratis.

Teoria della religione

Ieri sera sono stato a un concerto di musica gregoriana in una chiesetta.

Tutto in latino, ovviamente. Ecco la mia teoria della religione for dummies.

Fino a quando tutto era in latino e nessuno capiva nulla, si fidavano.

Quando hanno iniziato a tradurre la Bibbia nelle lingue locali e i fedeli hanno iniziato a leggerla, come nei Paesi protestanti, è successa una cosa straordinaria: sono diventati atei.

L’eccezione, perché un’eccezione c’è sempre, sono gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono l’unico Paese protestante ancora molto religioso.

Gli Stati Uniti, però, sono molto diversi dai Paesi del Nord Europa.

Per prima cosa, gli Stati Uniti sono stati fondati da integralisti religiosi, i Puritani (e da schiavisti che coltivavano la canna da zucchero nel Sud, non dimentichiamocelo).

In secondo luogo, negli Stati Uniti non c’è una copertura sanitaria pubblica. Se una bronchite mi potesse mettere sul lastrico, pregherei forse anche io, il che è tutto dire.

Infine, negli Stati Uniti la Bibbia la trovi in tutte le stanze d’albergo ma non la legge nessuno. Invece di leggerla, vanno a degli spettacoli musical nelle loro mega-churches, praticamente dei palazzetti dello sport senza cestisti o giocatori di hockey.