Salvare Firefox

Firefox sta bene: il loro browser è molto bello e veloce.

Unica pecca, i bookmark, fatti meno bene che su Chrome.

Firefox, però, sta morendo, come sta morendo tutto il web.

Strangolato da Chrome e da Chrome come default su Android.

È ormai sotto il 10% sul desktop, con Chrome che va verso il 70%.

Non esiste su mobile, nonostante il bellissimo Firefox Focus.

Firefox OS ha perso e chi controlla il web o le piattaforme mobili vince.

(Quelli di Redmond hanno deciso di essere un’azienda B2B, direi)

Chrome 60%, Safari 20% e il browser di Samsung che va verso il 7%!

Pubblicità digitale

La pubblicità digitale non esiste. O è pubblicità o non lo è.

E quasi tutta la cosiddetta pubblicità digitale non lo è.

È direct marketing, e di basso livello, come sosteniamo da tempo.

Quell’aggettivo, digitale, non ci dice nulla della pubblicità in sé.

Non è come dire scarpe di cuoio, scarpe casual o scarpe da pallavolo.

Quel digitale non ci parla neppure del modo in cui viene prodotta.

Anche una pubblicità in bianco e nero su un giornale è oggi digitale.

E gli spot non vengono consegnati alle televisioni su dei nastri.

Quel digitale ci parla solo del metodo di somministrazione (delivery).

Ha senso parlare di pubblicità cartacea perché stampata su carta?

Paragonare i cartelloni 6×3 e la pubblicità su The Economist?

La pubblicità patinata su una rivista di moda e il volantinaggio?

Certo, sono tutte azioni fatte su supporto cartaceo. E allora?

Venti anni fa quell’aggettivo, digitale, faceva sorridere.

Venti anni fa nessuno la voleva, la cosiddetta pubblicità digitale.

Oggi è di moda, e le affissioni esterne sono vendute per digitali.

C’è un solo problema: sarà anche digitale, ma non è più pubblicità.

Se un messaggio lo mostro solo a pochi, è direct marketing.

A me mostrano un messaggio e a te ne mostreranno un altro.

Quel modo di delivery è proprio ciò che fa sì che non sia più pubblicità.

Solo parole

P&G e Unilever accusano le piattaforme online di poca trasparenza.

Il Parlamento del Regno Unito chiama Facebook digital gangsters.

Una giornalista inglese li accusa di violare le leggi sulla pubblicità politica.

Nessuno, però, fa nulla.

P&G e Unilever non smettono, come invece dovrebbero, di investire su Internet.

E il Parlamento inglese non banna Facebook come fanno in Cina o Russia.

Non lo fa, con tutta probabilità, perché i loro servizi segreti usano Facebook.

E’ inutile lamentarsi.

E’ inutile pensare che un mentitore seriale come Zuck possa cambiare.

O si minaccia di far fuori Facebook, o non si otterrà mai nulla.

It just works and non rompe i coglioni

Interessante quello che è sempre più il nuovo posizionamento di Apple: da it just works a it just works ed è bello a, ormai, it just works, è bello, non ti truffa, non lede la tua privacy, non lascia che altri, siti impiccioni, pubblicità invasive, video che partono da soli e migliaia di tracker, app poco sicure non controllate o giochi del cazzo che creano dipendenza, ti truffino o ledano la tua privacy — e più in generale non ti rompe i coglioni.

Per tutto quello, c’è Google ed è gratis.

Teoria della religione

Ieri sera sono stato a un concerto di musica gregoriana in una chiesetta.

Tutto in latino, ovviamente. Ecco la mia teoria della religione for dummies.

Fino a quando tutto era in latino e nessuno capiva nulla, si fidavano.

Quando hanno iniziato a tradurre la Bibbia nelle lingue locali e i fedeli hanno iniziato a leggerla, come nei Paesi protestanti, è successa una cosa straordinaria: sono diventati atei.

L’eccezione, perché un’eccezione c’è sempre, sono gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti sono l’unico Paese protestante ancora molto religioso.

Gli Stati Uniti, però, sono molto diversi dai Paesi del Nord Europa.

Per prima cosa, gli Stati Uniti sono stati fondati da integralisti religiosi, i Puritani (e da schiavisti che coltivavano la canna da zucchero nel Sud, non dimentichiamocelo).

In secondo luogo, negli Stati Uniti non c’è una copertura sanitaria pubblica. Se una bronchite mi potesse mettere sul lastrico, pregherei forse anche io, il che è tutto dire.

Infine, negli Stati Uniti la Bibbia la trovi in tutte le stanze d’albergo ma non la legge nessuno. Invece di leggerla, vanno a degli spettacoli musical nelle loro mega-churches, praticamente dei palazzetti dello sport senza cestisti o giocatori di hockey.

Lo strano matrimonio

Ad alcuni sembra strano il divorzio del Brexit.

Ma lo strano matrimonio è durato ben 46 anni.

Cosa hanno in comune il Regno Unito e l’Unione Europea?

Il Regno Unito vede ogni cosa come una negoziazione politica.

L’Europa continentale, come un seguire le regole.

Il Regno Unito vede le cose in modo strategico.

L’Europa, e la Francia in particolare, come un rapport de force.

Aggiungi la questione irlandese, e la frittata è fatta.

Bel pezzo: ma direi che ha perso anche Bruxelles.

A Parigi, dopo aver fatto pace con i nemici al di là del Reno, hanno deciso di imporre una nuova Pace di Versailles, questa volta ai danni del Regno Unito.

Praticamente: Uscite e ci lasciate l’Irlanda del Nord.

Mi pare ovvio che avremo un Brexit duro e senza regole.

Non so tu, ma io adesso mi faccio una doccia e poi uno spritz.