Ti ricordi Groupon?

Ti ricordi Groupon? C’è ancora?

Ci sono stati tempi in cui i milanesi giravano coi coupon.

Dicevano: no, non ho fame, però ho questo coupon che scade domani.

E via a riempirsi di sa il cielo cosa.

Sì, Groupon.

Quando ancora non c’erano i servizi che ti portavano il cibo a casa con l’app.

(certo che doveva essere dura, la vita, a quei tempi!)

Era il 2010

Google offrì 6 miliardi di dollari, e Groupon disse di no.

Poi sono andati in Borsa con le azioni a 20 dollari.

Oggi valgono 3,49 dollari.

Groupon era fondamentalmente una truffa.

Uno sconto del 50% interamente a carico del proprietario dell’esercizio commerciale e una promozione, come si è poi scoperto, con un ritorno assolutamente insufficiente.

Però era di moda, e in tanti provavano a fare una promozione o due.

Sai, mettiamo che funzioni e lascio che la faccia solo il ristorante di fronte…

Non funzionava.

Quando il venditore ripassava dopo un mese, il commerciante lo prendeva a pedate.

Porta la tua Azienda su Facebook

E su Twitter, Instagram, Snapchat, TikTok e SailCazz quale altra diavoleria.

Ma è soprattutto su Facebook che non ha senso.

Un posto dove la gente posta le foto del cane, dei figli e della vacanze.

Quando va bene.

Quando va male, scrive cazzate a vanvera sull’argomento del giorno.

La morte di David Bowie, l’energia nucleare, le elezioni in Uganda.

Tutti avvocati, tutti dottori, come diceva mio nonno.

E in questo luogo non molto ameno, la tua azienda, ovvero l’agenzia di uèb pi-àr della tua azienda, deve avere conversazioni con i clienti. Mai sentito una puttanata più grande.

Dov’è la differenza?

La differenza è una sola: nel caso di Groupon, quello che pagava la promozione era il proprietario, che per due settimane si ritrovava il locale pieno di clienti semi a scrocco che non sarebbero più tornati ma che intanto gli rendevano la vita più difficile e che rendevano meno piacevole l’esperienza di quelli che invece erano i suoi clienti abituali.

E anche i commercianti, nel loro piccolo, prima o poi si incazzano.

Su Facebook il lavoro lo fa l’ultimo arrivato di una agenzia che lavora per un responsabile marketing che in azienda non può ammettere di aver mai sbagliato e che cercherà quindi ogni appiglio possibile e immaginabile (e anche inimmaginabile) per dire che sta salvando la sua azienda grazie ai like falsi che sta accumulando su Facebook…

Ai piani alti, intanto, hanno cose ben più importanti a cui pensare.

E quindi queste stronzate vanno avanti per anni, fino a quando la moda passa.

It’s about time.

I giornali del futuro sono di carta

Ieri sono stato al MUST di Vimercate per una mostra su Depero.

Tu ti ricordi di un singolo banner che fra un secolo finirà in una mostra d’arte?

Il web, o almeno questa idea del giornale gratuito sul web pagato dai banner è un errore storico. Come le automobili in città, oppure la presenza delle aziende sui sosciàl.

Dicono: eh, ma la gggente passa x ore sui sosciàl o legge il giornale online. Se è per questo, la gente passa anche mezz’ora al cesso tutti i giorni, ma ciò non rende il cesso un posto dove abbia senso comprare pubblicità. E il paragone fra il cesso e il web ci sta tutto.

I giornali del futuro sono di carta!

Quello che metti sul web è un loss leader, in modo che poi prendano al volo le tue 4 pagine del Corriere della Sera gratis in metropolitana e non quelle dei competitor. Quattro pagine, con la quarta di pubblicità. Perché la pubblicità sulla carta funziona. O può funzionare, almeno. E sai che la compri sul Corriere, e che non finirà su un video jihadista.

O su Frank che fa le scoregge sulla gente al Parco Sempione.

Quello che metti sul web è un loss leader, in modo che poi si abbonino alla tua versione premium online. Purché tu abbia contenuti di qualità da vendere.

Quello che metti sul web è un loss leader, in modo che poi il sabato mattina comprino “Corriere della Sera Week-end”. Sveglia, che si sta facendo tardi.

Ti ricordi RSS?

Ti ricordi RSS? Bisognava dare ai lettori i propri contenuti, anche gratis e senza pubblicità, perché poi venissero anche sul sito dei giornali, dove c’erano i mitici banner.

Che però vengono venduti a una frazione (un decimo?) di quanto si sperava.

Quanti giornali mi segnalano ancora che posso scaricare il feed delle sezioni?

L’idea della content syndication non è morta. Solo che chi lo farà si farà pagare.

E pagare bene.

Giornali, Musica, TV

Apple lancerà un servizio tipo Apple Music, ma per le notizie.

Se in Music tengono il 30% dei ricavi, con le notizie chiedono il 50%.

Alla televisione americana HBO chiedono il 15%.

E c’è ancora chi ciancia della morte prossima ventura della televisione.

Il caso Icardi

Qui siamo interisti dentro, lo sai.

E io non prenderei mai, ma proprio mai, nessuno che arriva dai carcerati.

Icardi è sopra le righe, dicono. La Wanda ancora di più.

Sarà anche vero, ma lui il suo lo fa. Lei, non mi interessa.

E poi, sono passati i tempi in cui i calciatori sembravano operai mancati.

Ora sembrano tronisti di successo e star del Grande Fratello.

E non iniziamo neppure a parlare delle WAGS.

Icardi e la Wanda — ormai è milanese — sono sopra le righe, dicevamo.

E li vogliamo mandare via.

Ma pensa che grande idea togliergli la fascia da capitano, tirare su un polverone mai visto e dire a tutti i possibili acquirenti che stanno mettendosi in casa una bomba a orologeria.

Qual è l’obiettivo? Incassare la metà di quello che si potrebbe incassare?

E poi, una volta incassati questi 100 o magari solo 50 milioni, che si fa?

Compriamo Jovic? Serbo, 21 anni, capocannoniere in Germania.

Mai visto giocare, ma so che lo vuole il Barça. E forse il Real Madrid.

Uno così, tu pensi che abbia voglia di venire a Milano?

A giocare con Gagliardini invece che con Messi?

Icardi sono 4 o 5 anni che fa 20 o 25 gol all’anno in una squadra di scarsi.

Siamo sicuri di riuscire a trovare qualcuno di meglio?

Siamo sicuri che sia lui il problema e non quel pacco che è arrivato da Torino?

Trash In Trash Out

Sono più di quattro anni che non guardo la televisione.

Ero dal medico. Sa, faccio fatica ad addormentarmi.

Ha provato con la tivù?

No, secondo me è colpa della tivù!

E allora smetta.

Detto e fatto.

Avevo già fatto un anno senza tv prima, ma stavolta è per sempre.

Non mi manca per nulla.

Cosa, poi?

I tiggì? La giornaliste sessantenni al botox? Le tribune politiche, autentica gara di cravatte e patetico Grande Fratello della politica? Le trasmissioni a Tele Lombardia e simili in cui vanno avanti fino a notte fonda dopo le partite a insultarsi e a urlare?

I giornali

In 6 mesi, sarò stato dieci volte sulla homepage di Corriere, Repubblica e La Stampa.

Fake news? Fake news e news di regime. Perché perdere tempo con chi pensa che i 30 mila Euro buttati via dalla Raggi per un brutto albero di Natale sono una cosa gravissima, e si dimentica dei 700 milioni (non mila) di Euro spesi da Veltroni per le “Vele” di Calatrava, mai completate e che giacciono in totale abbandono nella periferia di Roma?

Ho ridotto, per dirla tutta, anche la frequentazione de Il Fatto Quotidiano.

Le notizie le leggo in inglese, in catalano, in castigliano, fin in portoghese.

E meno di prima, in ogni caso.

Facebook

Prima ho eliminato la app dal telefono.

Poi ho smesso di litigare con i seguaci del PCUS.

Poi ho deciso di fare unfollow a tutti.

Tranne il gruppo Mi sún minga un barlafús e parli amó el milanés, si intende.

Ogni tanto qualcuno mi pinga, ogni tanto vado a cercare io qualcuno.

Odio il push, di ogni tipo.

E i pusher.

Peggio ancora when push comes to shove, come si dice.

I guru de noantri

Ho smesso, ovviamente, anche di ascoltare i guru de noantri.

Quelli del webdue, dei sosciàl, della industry quattropuntozero.

È proprio vero, sai:

Trash In, Trash Out.

E anche:

When it is dark enough, you can see the stars. (Ralph Waldo Emerson)