Il fallimento dello “sharing”

Il fallimento dello “sharing”, come si dice a Milano, è ormai sotto gli occhi di tutti, o almeno sotto gli occhi di chi vuole vedere. Quand’è l’ultima volta che hai non dico usato, ma visto una delle auto del car sharing a Milano? Tre anni fa Parigi ha detto basta ai monopattini in sharing. Due anni fa è stata la volta di Madrid, nel 2025 di Firenze e adesso Barcellona ha detto basta anche alle bici senza stalli fissi.

Io mi sposto regolarmente con le bici elettriche di BikeMi, ma non vedo praticamente nessuno che usa le auto o i motorini in sharing, molto poco i monopattini, e delle altre bici, direi solo Lime. La verità è che abbiamo solo aggiunto occupazione di suolo pubblico in sharing alla occupazione di suolo pubblico dei veicoli privati, ma continuiamo a far finta che vada tutto bene solo perché lo sharing è di sinistra.

(E quindi Sala più verde e di sinistra di Anne Hidalgo. Certo, senza nessun dubbio.)

I bike sharing ufficiali

In assenza di numeri sui servizi free-floating (che in italiano si traduce con: sempre in mezzo ai piedi), i numeri dei servizi di bike sharing ufficiali sembrano parlare chiaro: non basta mettere in strada un sacco di bici per cambiare una città come per magia. Delle 10 città europee con i servizi più grandi di bike sharing ufficiali, solo Parigi è sicuramente in doppia cifra per la percentuale di spostamenti in bici.

E, viceversa, le città dove la bicicletta regna, cioè le città olandesi o Copenhagen, o anche la stessa Parigi, sono tutti posti dove sono state portate avanti vere politiche pubbliche con interventi pubblici sostenuti con soldi pubblici a favore della mobilità sensata, non spot elettorali portati avanti attraverso le dubbie attività commerciali di mirabolanti società della Silicon Valley o dei loro stupidi cloni cinesi o europei.

La nostra mission…

Nella palestra da coatti che frequento, oltre a musica di discutibile qualità, sparano ogni mezz’ora sta cazzata che…

La nostra mission è il tuo benessere.

Ora, tralasciando, anche se non è facile, l’uso o misuso della parola inglese mission, tralasciando quanto è orrendamente aziendalista, berlusconiano e anni ’80 etc… non si rende conto nessuno che è tutto al contrario?

La nostra mission? A me non frega un cazzo della vostra mission.

Esattamente come nella maggior parte della pubblicità, ci si focalizza sull’azienda, su chi pensano di essere (degli illuminati che…), su come vorrebbero essere visti, mentre bisognerebbe dire al consumatore cosa può aspettarsi di buono per sé.

Il tuo benessere è la nostra mission.

Ma niente, i copywriter non servono a nulla e tanto presto farà tutto l’Ei-Ai

Usalo, pirla!

Usalo, pirla! è il primo meme del 2024.