Le piste ciclabili

Non amo molto le piste ciclabili. In particolare non amo per nulla quelle fatte col culo, come quella di Viale Tunisia. Penso che le piste ciclabili possano avere senso su alcune strade larghe, se fatte bene, se separate per senso di marcia, se larghe esse stesse, che ci si possa passare in due chiacchierando o tenendosi per mano, e se e solo se si riesce a proteggere un po’ chi va in bici dai tubi di scarico, oltre che dalle auto agli incroci.

Quella che ci hanno promesso per Viale Monza sarà un autentico disastro. Sì, ne hanno fatte al centro della carreggiata anche altrove, ad esempio a Barcellona e a Washington, ma anche i muri, nel 2020, dovrebbero sapere che farle al centro della strada non è una grande idea. Ho percorso queste piste ciclabili a Barcellona, e l’esperienza è stata da dimenticare.

Non amo molto le piste ciclabili

Non amo molto le piste ciclabili perché sono diventate un articolo di fede della sinistra, dei ciclisti, categoria che in città non dovrebbe esistere, e dei costruttori legati alla ‘sinistra’.

Non amo molto le piste ciclabili perché sostengono un’idea insostenibile, e cioè che ci possa essere spazio, in una stessa strada, per tutti, chi va a piedi, in bici, coi mezzi e con le auto.

Non amo molto le piste ciclabili, infine, perché ci vogliono troppo tempo e troppi soldi per farle e farle bene, e mi sembra che non siamo messi tanto bene con nessuna delle due cose.

Risultati

Apprezzai non poco, devo dire, la posizione di Beppe Sala che, mentre parcheggiava l’auto in doppia file durante la campagna elettorale del 2016, ruppe con questo feticcio delle piste ciclabili. Nel 2016, Sala promise non x km di piste ciclabili, come il Comune di Milano purtroppo è invece tornato a fare di recente, bensì di portare la percentuale degli spostamenti in bici dal 6% al 20% in 5 anni. Purtroppo, non ci siamo neanche vicini.

Covid-19

È un mese che, nel mio piccolo, dico che si devono fare non piste bensì strade ciclabili.

Chiudere un certo numero di strade alle auto, tranne a chi ha un parcheggio in quella strada e ci può girare a 20 km/h per immettersi su un’altra strada, e darle alle bici.

Ho assistito invece a The Guardian che il 21 aprile elogia un progetto, Strade Aperte, che allora neppure esisteva: il primo documento con tale nome è comparso sul sito del Comune di Milano il 30 aprile, e il documento in inglese solo due settimane dopo.

A chi si spella le mani dagli applausi per 35 km 23 km di piste ciclabili. A una urbanista di Città del Messico che dice che Milano racconta balle — e ha ragione da vendere.

New York, New York

Ora New York ha deciso di chiudere 100 miglia di strade alle auto e di aprirle ai cittadini.

Chiuderle e aprirle. Perché non si può fare le seconda cosa se non si fa prima la prima.

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