Il buono sconto per le bici

Andiamo diretti al punto: Il buono sconto per le bici non dovrebbe esistere.

Meglio ancora: Il buono sconto per le bici non dovrebbe essere necessario.

Se lo Stato e gli enti locali facessero il loro dovere, nessuno dovrebbe essere incentivato a comprare una bicicletta. Sì, magari potrebbe aver senso lo stesso per il 10% dei più poveri. Aiuto! Stavo per scrivere meno abbienti, ma detesto il politicamente corretto.

Invece, le nostre città sono state svendute, anzi regalate, a Fiat e compari da cinquant’anni; il settore pubblico non fa il proprio dovere e non consente a chi vuole di spostarsi in città nel modo più veloce e sensato e senza inquinare di poterlo fare in sicurezza.

E quindi?

E quindi, è un classico: il settore pubblico che lavora male si appella al mercato.

A soluzioni tecnologiche — auto a idrogeno, car sharing, auto elettriche e magari anche auto volanti — che dovrebbero risolvere tutti i problemi per magia, in un futuro non meglio specificato, un po’ come il ritorno di Gesù sulla Terra o l’arrivo del comunismo.

E ai buoni sconto. Per fortuna sta la crisi e FICA FCA è ormai un’azienda olandese, e quindi invece del mitico (!) ecobonus (sic) di Prodi per comprare un’auto nuova adesso ci danno qualche centinaio di Euro per comprare una mountain bike da usare al lago…

Numeri e car sharing

Milano ha 1,4 milioni di abitanti e 700 mila auto. Ogni giorno feriale entrano in città altre 800 mila auto. Da anni sentiamo dire che la soluzione è il car sharing. Ma come può essere, santo cielo? Quante auto di car sharing ci saranno mai a Milano? Mille e cinquecento?

3 mila? Una ogni 500 auto private che sono a Milano, in circolazione o parcheggiate (sui marciapiedi) durante la giornata. Come potranno mai risolvere il problema?

Ma non è questo, lo scopo. Il problema è molto complicato, e la risposta, invece, molto semplice e troppo comodo. Lo sharing. Basta, lo dici e non ci devi pensare più.

Auto sui marciapiedi

Le auto parcheggiate sui marciapiedi a Milano sono, pare, 100 mila. Qualcuno dice che sono addirittura il doppio, ma diamo per buono, per così dire, che siano ‘solo’ 100 mila.

Robin Chase, fondatrice di Zipcar, il primo car sharing dei tempi moderni, lanciato nel 2001 a Boston, ha detto per anni che ogni auto del car sharing ne elimina 10.

Proviamo a dare questo numero per buono. Per eliminare 100 mila auto bisogna che ci siano (almeno) 10 mila auto del car sharing disponibili. Quante ne mancano?

Auto pro capite

Milano ha il doppio di auto pro-capite di un sacco di città europee, Barcelona, Londra, Parigi etc. Se dovessimo eliminare 350 mila auto, servirebbero 35 mila auto in sharing.

Ti sembrano numeri tanto astrusi o complicati? Te lo chiedo perché sono 6 anni e mezzo che abbiamo il car sharing e mi pare che nessuno abbia provato a farsi domande…

Dire car sharing fa figo, è inglese, è di moda e risolve per miracolo ogni problema.

Le piste ciclabili

Non amo molto le piste ciclabili. In particolare non amo per nulla quelle fatte col culo, come quella di Viale Tunisia. Penso che le piste ciclabili possano avere senso su alcune strade larghe, se fatte bene, se separate per senso di marcia, se larghe esse stesse, che ci si possa passare in due chiacchierando o tenendosi per mano, e se e solo se si riesce a proteggere un po’ chi va in bici dai tubi di scarico, oltre che dalle auto agli incroci.

Quella che ci hanno promesso per Viale Monza sarà un autentico disastro. Sì, ne hanno fatte al centro della carreggiata anche altrove, ad esempio a Barcellona e a Washington, ma anche i muri, nel 2020, dovrebbero sapere che farle al centro della strada non è una grande idea. Ho percorso queste piste ciclabili a Barcellona, e l’esperienza è stata da dimenticare.

Non amo molto le piste ciclabili

Non amo molto le piste ciclabili perché sono diventate un articolo di fede della sinistra, dei ciclisti, categoria che in città non dovrebbe esistere, e dei costruttori legati alla ‘sinistra’.

Non amo molto le piste ciclabili perché sostengono un’idea insostenibile, e cioè che ci possa essere spazio, in una stessa strada, per tutti, chi va a piedi, in bici, coi mezzi e con le auto.

Non amo molto le piste ciclabili, infine, perché ci vogliono troppo tempo e troppi soldi per farle e farle bene, e mi sembra che non siamo messi tanto bene con nessuna delle due cose.

Risultati

Apprezzai non poco, devo dire, la posizione di Beppe Sala che, mentre parcheggiava l’auto in doppia file durante la campagna elettorale del 2016, ruppe con questo feticcio delle piste ciclabili. Nel 2016, Sala promise non x km di piste ciclabili, come il Comune di Milano purtroppo è invece tornato a fare di recente, bensì di portare la percentuale degli spostamenti in bici dal 6% al 20% in 5 anni. Purtroppo, non ci siamo neanche vicini.

Covid-19

È un mese che, nel mio piccolo, dico che si devono fare non piste bensì strade ciclabili.

Chiudere un certo numero di strade alle auto, tranne a chi ha un parcheggio in quella strada e ci può girare a 20 km/h per immettersi su un’altra strada, e darle alle bici.

Ho assistito invece a The Guardian che il 21 aprile elogia un progetto, Strade Aperte, che allora neppure esisteva: il primo documento con tale nome è comparso sul sito del Comune di Milano il 30 aprile, e il documento in inglese solo due settimane dopo.

A chi si spella le mani dagli applausi per 35 km 23 km di piste ciclabili. A una urbanista di Città del Messico che dice che Milano racconta balle — e ha ragione da vendere.

Non esistono i ciclisti

Non esistono i ciclisti. Soprattutto: non devono esistere, in città.

I ciclisti sono quelli che fanno la Milano-Sanremo.

O, al limite, quelli che fanno le colline in Brianza la domenica mattina.

In città abbiamo Chiara e Mario. Tua figlia che va, o dovrebbe andare, da sola in bici alle scuole medie e il tuo vicino di casa che va in bici in fabbrica. O in un loft a fare il designer. O in stazione per poi prendere il passante ferroviario per andare in ufficio fuori città.

Giovani e pensionati, ricchi e poveri, manager e insegnanti, di destra e di sinistra.

Lo so, è difficile da credere, in un Paese dove anche le polo sono di destra o di sinistra.

La bicicletta è come l’aspirapolvere

È uno strumento. È utile, per certi tipi di lavori. Non è utile se devi lavare i vetri.

No, non tutti potranno andare in giro in bici o fino al lavoro in bici.

E tanto meno dovranno sentirsi dire che lo devono fare.

Ma chi lo vuole fare, deve poterlo fare in sicurezza, e senza respirare gli scarichi delle auto.

Chi va in bici non è migliore o non deve credersi migliore di chi si sposta in altri modi.

Ma non deve mai essere considerato meno importante solo perchè gira per la città con una bici da 100 Euro invece che con un’auto da 100 mila Euro.

E oggi, dopo 9 anni di governi di sinistra o supposta tale, purtroppo è ancora così.

La bicicletta è una possibile soluzione

No, non l’unica e non per tutti e non in tutti i casi e non per tutti i lavori.

Ma deve essere un’opzione che Chiara e Mario devono poter scegliere.

Nessuno sta chiedendo favori. E nessuno sta chiedendo concessioni.

Milano non funziona, e da ben prima del coronavirus. Da almeno mezzo secolo.

È ridicolo spostare mille o duemila kg di ferraglia per muovere una persona.

Inquinando, occupando e devastando la spazio pubblico e consumando risorse finite che sono in mano a Paesi che, Norvegia a parte, non ci amano molto.

La bicicletta è una possibile parte di soluzione di una serie di problemi per nulla banali.

Prima smettiamo di definirci ciclisti, e prima possiamo iniziare a risolverli.