Beppe Sala 2016 vs. 2020

Ecco Beppe Sala nel 2016…

Ed ecco Beppe Sala nel 2020…

Per chi mi dirà che è colpa del Covid-19: Sì, sei un fanboy. E no, non è vero.

C’è chi crede in una città a misura d’uomo, e di donna, e soprattutto a misura dei bambini, e ha preso la palla al balzo per cambiare in meglio la città che amministra, tipi i sindaci di Parigi, Bogotà o Berlino; e chi invece crede nelle automobili e che deciso di dare 9.600 Euro a chi si compra un’auto elettrica e 4.000 Euro a chi si compra un’auto a benzina.

Piste ciclabili non ideologiche

Quali sarebbero delle piste ciclabili non ideologiche, per dirla con De Corato?

Beh, sarebbe ammettere che non c’è spazio per tutti.

Sarebbe fare una scelta netta.

Sarebbe smettere di promettere e iniziare a fare.

Di corsa, anche, che non c’è più tempo.

E non 22 km di piste pericolose col pennello e fatte in 4 o 5 mesi.

(a Bogotà avevano 100 km già pronti a marzo!)

Sarebbe avere un’idea di città diversa, e più umana.

Sarebbe non dare un contentino di sinistra, ma avere un piano per tutti i milanesi.

Quando invece prometti 4.000 Euro a chi compra un’auto nuova a benzina, il minimo che si possa dire del tuo (scadente) piano di piste ciclabili è che sia una scelta ideologica.

Ti ricordi lo sharing ?

No, dico, ti ricordi lo sharing ?

Quanto ci hanno fracassato i cabbasisi nell’ultimo decennio con lo sharing?

La moglie del più grande petroliere del Paese con il bike sharing.

Il sindaco comunista, che l’Italia è uno strano Paese, con il car sharing.

E ora il sindaco paninaro con il trabiccolo sharing.

Sì, insomma, i monopatini elettrici che arrivano dalla Californi-a e che sono di moda.

E, soprattutto gli ultimi due, con quella truffa chiamata sharing economy.

I numeri dello sharing

I numeri dello sharing, come ho già fatto notare, non giustificano l’entusiasmo.

3 mila auto? 8 mila biciclette? Ora magari 4 mila trabiccoli?

15 mila di questi bagagli, in una città con 700 mila auto private e 800 mila auto che arrivano in città da fuori ogni giorno feriale sono una goccia nel mare — già, l’1%.

Ma lo sharing non è una politica; è, piuttosto, una religione.

È, ancor più, un modo di confondere le acque, far vedere che si è alla moda e dare l’impressione di impegnarsi per risolvere un problema che non si vuole affrontare per davvero, quello delle auto, dello spazio pubblico occupato e dell’inquinamento.

Questi tre problemi sono problemi pubblici. Non può essere il mercato a risolverli.

Dallo sharing alle auto elettriche

E poi arriva Sala, e tira fuori la nuova tecnosoluzione dal cappello.

Tecnosoluzione: un miracolo o supposto tale prodotto dal mercato e/o dalla tecnologia che può risolvere un problema eminentemente politico in modo semplice e senza dover scontentare nessuno.

Formigoni cianciava di auto a idrogeno già nell’ormai lontano 2002.

Pisapia, come detto, aveva capito che il futuro era il car sharing.

Sala, che è uno più pratico, ha capito che distribuire soldi ai milanesi perché si comprino auto elettriche è il modo di pagarsi la rielezione con soldi pubblici.

Auto elettriche — e anche non elettriche — private pagate con soldi pubblici.

E ora chi lo racconta a quei polli di The Guardian che si sono fatti fregare?

Soldi pubblici per auto private

Il Comune di Milano come il governo Prodi e peggio del governo Prodi.

Giuseppe Sala, sindaco di una città che ha il più alto numero di auto pro-capite d’Europa, 100 o forse 200 mila auto parcheggiate sui marciapiedi come in nessuna città del mondo, che ha costruito solo 1 nuova scuola negli ultimi 40 anni, e immagino nessuna nuova biblioteca o nessuna piscina pubblica negli ultimi 40 anni, ha deciso che è giusto spendere fino a 9.600 Euro di soldi pubblici per aiutare i milanesi a comprarsi l’auto nuova.

Elettrica, certo.

Ma anche 6.000 Euro per una ibrida diesel o 4.000 per una normale auto a benzina.

E sempre da parcheggiare sui marciapiedi, dove il suo predecessore Pisapia ha creato nuovi parcheggi e appositi scivoli perché le auto potessero salirvi meglio.