Creare posti di lavoro

Creare posti di lavoro è il mantra dell’Italia. A volte dicono addirittura “creare occupazione”, che è noto che se uno non è occupato, poi gli possono venire strani grilli — parola scelta non a caso — per la testa, tipo che non ha bisogno di tutte le cose che ha e per le quali scambia il tempo che gli rimane da vivere su questo pianeta.

Tutto in Italia deve “creare occupazione” o, meglio ancora, mancanza della stessa, stress per la sua mancanza, e ovviamente una lotta impari con chi non ha nulla e che è disposto a qualsiasi cosa. Tutto, anche ciò che chiaramente dovrebbe distruggere occupazione o, come preferisco dire io, far risparmiare ore-uomo di lavoro alla società.

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Lo stato della blogosfera italiana

A furia di leggere i miei vecchi post pieni di broken link sono arrivato a una mesta conclusione su lo stato della blogosfera italiana: dei blog che parlavano di web e tecnologia, ne rimangono tre: Mantellini, Diegoli e De Biase, quest’ultimo con una home assurda e molto bella al tempo stesso, e un indice che ricorda quello del Televideo.

Poi ci sono quelli scritti a più mani: èngheig (engage.it), la comunità delle marchette del mondo dell’adv. Esce la velina che dice che la tal azienda fa questa iniziativa, la si pubblica e amen. E’ su WordPress, ma nessun commento, e ovviamente nessun dubbio espresso dalla redazione prima o nessun check dopo su come è andata la campagna.

Infine c’è CheFuturo, che è una bellissima idea di Riccardo Luna che però a mio modesto avviso soffre di alcuni problemi, tipo un alto turnover di chi scrive gli articoli, una certa tendenza tutta italiana di alcuni di costoro a usare lo spazio per farsi delle auto-marchette e, non ultimo, il fatto che di vita e di commenti ve ne siano proprio pochi.

Creare una Pagina Facebook

Creare una Pagina Facebook per portare traffico al tuo sito, aziendale o non, è utile più o meno quanto lo è soffiare nelle vele per far andare più forte la tua barca a vela.

Costruire la scrittura

Se c’è una cosa che ricordo con orrore del liceo scientifico è la prof di italiano che voleva a tutti i costi cambiare come scrivevamo. Ci impose un libro, Costruire la scrittura, che con grande gioia non vedo più in catalogo da nessuna parte. Quel libro di merda mi ha rotto il cazzo per due anni con “la frase topica” e simili minchiate.

Fast-forward di un quarto di secolo, e ti rendi conto che scrivere per il web — no, diciamo pure: scrivere per Google — è quasi la stessa cosa. A voler fare le cose come SEO comanda, ti toccherebbe partire dalla focus keyword, cioè da quello che pensi che qualcun altro potrebbe star cercando. Inutile che ti dica che non mi piace per nulla.

Già detto scritto e riscritto più volte, penso. Ma stiamo costruendo un mondo orribile in cui scriviamo quello che pensiamo che altri vogliano leggere, e poi tanto i motori di ricerca quanto i cosiddetti social network ci fanno vedere quello che pensano che ci piaccia, ci confermi nelle nostre idee e non urti i nostri sentimenti.

Oggi il mio plugin mi dice che ho scritto troppe poche parole, che mancano delle immagini — va bene una foto delle puppe di Pamela Anderson, o “sono cambiate le còse” (cit.) da quei tempi là?; e addirittura che devo aggiungere “keyword variations” e includere una “call-to-action”. Diventiamo tutti scrittori di porcate di direct marketing.