A cosa serve Facebook

Ti sei mai chiesto a cosa serve Facebook? E a cosa serve Facebook alle aziende?

Ho appena dato un’occhiata a oltre 2700 post di questo blog per assegnarli a una categoria e fare un po’ di ordine. Ne ho buttati via oltre il 10%. Ecco a cosa serve — a cosa sarebbe servito — Facebook. Per le cazzate: per i post scritti al volo mentre guardi Ballarò o i Mondiali di calcio. Per roba troppo personale. Per gli sfoghi. Per cose estemporanee.

E Twitter? Beh, è ovvio: Twitter per le cazzate di max 140 caratteri. Nel mio caso: Facebook per cazzate più lunghette ma non troppo e in italiano, e Twitter per cazzate più brevi e in inglese. Qualunque cosa per la quale fosse valsa la pena di buttare via almeno 5 minuti per scriverla in modo decente avrei dovuto scriverla sul blog, e non su Facebook.

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Austerità e Berlinguer

Austerità significa rigore, efficienza, serietà, e significa giustizia; cioè il contrario di tutto ciò che abbiamo conosciuto e pagato finora, e che ci ha portato alla crisi gravissima i cui guasti si accumulano da anni e che oggi si manifesta in Italia in tutta la sua drammatica portata.

– Enrico Berlinguer al Teatro Eliseo di Roma, 15 gennaio 1977

Con i temi de La Questione Morale, le ultime cose di sinistra dette in Italia.

Seguici su Facebook

No, non dotcoma. Ogni volta che vedo un link da un sito aziendale alla pagina Facebook della stessa azienda, di solito con tanto di scritta “Seguici su Facebook”, io penso:

Seguici su Facebook. Siamo dei pirla.

E’ farina del loro sacco o è il brillante lavoro di un qualche genio di un consulente? Avete speso dei soldi per un sito aziendale, lo fate giustamente conoscere al mondo da ogni vostra pubblicità e adesso cosa fate? Mandate via chi viene sul vostro sito per mandarli su Facebook? Ma siete impazziti? Lo stesso discorso vale, ovviamente, anche per Twitter.

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Un portale in Borsa

Incredibile: vogliono quotare un portale in Borsa. Ma che un portale: due. Virgilio e Libero. Una strana storia d’amore, quella del pescatore che cambia sesso e diventa Alice; poi cambia idea, se lo fa riattaccare e torna Virgilio. A quel punto, incontra Arianna, l’ex motore di ricerca di Libero, e convolano a strane nozze in ItaliaOnline.

Eppure, che dire? Non avranno gli angoli smussati, un logo bicolore fighetto o le tagcloud, né seguono la moda più recente, il design flèt, come si dice con bella espressione pugliese. Ma fra i due hanno quasi sicuramente il più grande numero di email registrate — usate, è un’altra cosa — del Paese, e un sacco di pagine inutili su cui mettere banner.

Ah, sì. Ed è l’unico portale che è al 100% italiano, dice l’egiziano. Ah, beh. Allora…