Accoglierli tutti

Un secolo fa, gli USA avevano circa 100 milioni di abitanti.
Con un territorio grande circa 32 volte quello italiano.

E un’economia in fortissima espansione, e che aveva
un forte bisogno di braccia, più che di teste.

Nel 2000, l’Africa aveva circa 1 miliardo di abitanti.
Nel 2050 saranno 2 miliardi. Nel 2100, 4 miliardi.

Vedi dal minuto 26’20” al minuto 27’40”.

Ma dobbiamo accoglierli tutti perché un secolo fa eravamo
poveri e altrove avevano bisogno di manodopera da sfruttare.

Non fa una piega.

Non possiamo perdere Milano

Mancano nove mesi alle elezioni comunali, e non si sente mezza idea che sia mezza per il futuro di Milano. Le uniche cose che si sentono sono cose tipo: Non possiamo perdere Milano. E’ roba nostra, garantisce “posti”, ci abbiamo messo la nostra bandierina e la difenderemo fino alla fine. Oppure: quel candidato-bandierina, che tanto candidati con uno straccio di idea neanche a parlarne, non riesce ad accalappiare (immagino non dicano così, ma il senso è esattamente quello) un numero sufficiente di voti nel famoso “centro”.

Ovvero, politics as usual e, as usual, nessuna attenzione alle policy, a come fare le cose, ai progetti per la città e per il futuro. E quella bellissima sensazione che sia “normale”, per così dire, e neppure un filo scandaloso, invece, che sia la città a essere al servizio dei politici, delle loro battaglie di potere e aspirazioni personali, e non il contrario.

Città europea

Quando senti dire: “Milano è una città europea”, cosa vuol dire?

a) che ce l’abbiamo in mano noi (noi che facciamo quest’affermazione) di “sinistra”.

b) che gli anni ’80 dei paninari, dei socialisti e della Milano da bere non finiranno mai.

c) che non è una città del Sud. Se lo dice la sinistra, va bene; se lo dice la Lega, no. E Saviano dice l’esatto contrario: dice che Milano è una grande città del Sud. Decidetevi.

d) che è al livello di Sofia, Bucarest e Tirana. Anche se, per dirla proprio tutta, io auto sui marciapiedi a Sofia non ne ho viste.

Internet nel 1932

A radiodifusão há de ser transformada de aparelho de distribução em aparelho de comunicação. A radiodifusão poderia ser o mais fantástico meio de comunicação imaginável na vida pública, um imenso sistema da canalização. Quer diser: isto se não somente fosse capaz de emitir, como também de receber; em outras palavras, se conseguisse que o ouvinte não se limitasse a escutar, mas também falasse, não ficasse isolado, mas relacionado (…) irrealizáveis na presente ordem social, porém realizáveis em outras, essas propostas, que são simplesmente a consequência natural do desenvolvimento técnico, constituem um instrumento para a propagacão e formacão dessa outra ordem social”

– Radiotheorie, Bertolt Brecht, 1932, VIII, p. 129-130, 134

As found in Hermani Dimantas, Marketing Hacker: a Revolução dos Mercados, p. 53.