Mancano nove mesi alle elezioni comunali, e non si sente mezza idea che sia mezza per il futuro di Milano. Le uniche cose che si sentono sono cose tipo: Non possiamo perdere Milano. E’ roba nostra, garantisce “posti”, ci abbiamo messo la nostra bandierina e la difenderemo fino alla fine. Oppure: quel candidato-bandierina, che tanto candidati con uno straccio di idea neanche a parlarne, non riesce ad accalappiare (immagino non dicano così, ma il senso è esattamente quello) un numero sufficiente di voti nel famoso “centro”.
Ovvero, politics as usual e, as usual, nessuna attenzione alle policy, a come fare le cose, ai progetti per la città e per il futuro. E quella bellissima sensazione che sia “normale”, per così dire, e neppure un filo scandaloso, invece, che sia la città a essere al servizio dei politici, delle loro battaglie di potere e aspirazioni personali, e non il contrario.
