Ancora su Lyft e Uber

Pare che Google, insomma, Alphabet — ma Larry e Sergey erano dei fan di Prince? I’m going down to Alphabet Street / I’m going to crown the first girl that I meet

No, dicevo: pare che Google stia cercando investitori esterni per Waymo. Ovvero: un’azienda che incassa 100 miliardi di dollari all’anno e fa profitti come se piovesse non è contenta di spendere 1 miliardo all’anno per le macchinine che si guidano da sole.

Mentre Lyft e Uber, che perdono soldi ormai da un decennio, continuano.

Vuoi vedere che questa storia delle auto che si guidano da sole è una puttanata o un sogno a occhi aperti, come le famose auto all’idrogeno di cui parlava il Celeste nel 2005?

E quando arriveranno…

E quando arriveranno, se mai arriveranno, chi ha detto che la cosa sarebbe positiva per Lyft e Uber? Certo, non dovrebbero più pagare gli autisti. In compenso, dovrebbero comprarsi le auto e fare la manutenzione delle auto.

Lyft e Uber sarebbero delle startup tecnologiche? Sì, come Hertz.

O come BMW e Mercedes (Your Now). Con la differenza che questi ultimi le auto le costruiscono e le possono mettere in strada a prezzo di costo.

Capito perché vogliono andare in borsa? Perché sono dei morti che camminano.

20 miliardi di stronzate

Lyft sta per andare in borsa, con una valutazione di 20-25 miliardi di dollari.

Poco dopo sarà il turno di Uber, che viene valutata fino a 120 miliardi di dollari.

C’è un solo piccolo problema: queste aziende perdono soldi e non faranno mai utili.

I nuovi taxi

I taxi, negli Stati Uniti, tendono a essere guidati dagli americani più poveri.

Non voglio dire che i tassisti stanno in piedi solo con le mance, ma poco ci manca.

Lyft e Uber sono, fondamentalmente, taxi più belli a prezzi più bassi.

Aggiungi centinaia di milioni di dollari di pubblicità e migliaia di dipendenti pagati stipendi di San Francisco, ed è ovvio che stiamo parlando di un eccellente business, vero?

E quindi?

E quindi finalmente chi ha investito miliardi di dollari in queste aziende si è reso conto di aver fatto una cazzata, e adesso cercano di rifilarle a te, al famoso parco buoi.

Ma come fanno a calcolare il valore di aziende che perdono (e perderanno) soldi?

Io arrivo a pensare che il prezzo che queste aziende dovrebbero aver in borsa al momento della quotazione sia il prezzo al quale gli investitori possano non perdere nulla.

In Lyft sono stati investiti, per così dire, 4,9 miliardi di dollari. Se gli investitori hanno in mano un quarto della società, a 20 miliardi di dollari ne escono senza un graffio.

In Uber hanno investito 24 miliardi di dollari. A 100 miliardi di dollari lasciano il cerino in mano al parco buoi. A 120 fanno pure degli utili. Buona fortuna a tutti gli incauti.

Open di Mentana

Qualcuno di voi ha capito che novità sarebbe Open, il giornale di Mentana?

Leggo che sarebbe un giornale online, fruibile prevalentemente da mobile. Guardate che non è necessario fare un sito web brutto perché questo sia fruibile su mobile!

Leggo anche che Open rappresenterebbe un nuovo modello di giornalismo, con le ultime notizie e le immagini aggiornate in tempo reale, 24 ore su 24. Sticazzi.

Secondo me un nuovo modello sarebbe tutto il contrario, tipo un giornale che non segue l’ultimo avvenimento o l’ultimo gossip o cosa è trending in ogni secondo su Twitter.

Ma forse sono io che non capisco. Un po’ come non capisco perché debba essere uno di sessant’anni a mettere in piedi un giornale sul quale possano scrivere i gggiovani.

Targeting e bacche di Goji

Il targeting è cambiato, mi incalza. Tu non capisci.

Oggi puoi targettizzare chi ama lo yogurt con le bacche di Goji.

No, guarda, io capisco. Non sono d’accordo. È diverso.

Facciamo finta che:

1. Il targeting funzioni alla perfezione;

2. Il costo a contatto abbia senso;

3. Il delivery funzioni alla perfezione.

Non è così

Sappiamo benissimo che non è così.

1. Anche se hanno montato il più grande sistema di spionaggio della storia, roba che Gestapo e Stasi neppure si sognavano, tutti abbiamo visto retargeting che durano troppo a lungo e pubblicità che non c’entrano nulla con noi. Avere dei dubbi, quindi, è lecito.

2. Il costo a contatto spesso sale più il target è ristretto. E potrebbe non valerne la pena, specie per prodotti di massa. In ogni caso, il costo totale non è solo il costo dello spazio media. C’è un costo per la creatività. C’è un costo per le persone che seguono queste campagne. E c’è, soprattutto, un costo di attenzione, che riguarda il perdere tempo prezioso e focus per cose piccole, per quell’80% di cose che portano solo il 20% dei risultati.

3. Google stessa ci dice che il 56% dei banner non sono neppure visibili. Ma il dramma vero è quando sono visibili e magari escono su siti o video di pedofili, jihadisti etc.

La premessa è falsa

Questa mega infrastruttura di targeting e delivering è tutto tranne che perfetta.

Ma anche se fosse perfetta, avrebbe senso:

4. Usare un formato pubblicitario invasivo e che la gente odia?
Conosci qualcuno che ti ha mai parlato di quel banner stupendo che ha visto ieri?

5. Mettere la tua pubblicità in un posto dove compra pubblicità chiunque?
Il meglio del meglio: poker, scommesse, creme sciogli-pancia etc.

6. Usare un formato che non ha impatto? Raccontami, già che ci siamo, come fai un banner per far capire che lo yogurt con le bacche di Goji è buono o fa bene.

È un complotto!

Io sono un complottista. Trovo che, in molti casi, sia da stupidi non esserlo.

Il complotto che dovrebbe essere evidente a tutti è quello della civiltà americana e della loro ossessione per come fare le cose (How-to) e solo per quello.

Lo diceva già Bradbury in Fahrenheit 451

La ragazzina? Era una bomba a orologeria. La famiglia costruiva sul suo subconscio, ne sono certo. Non voleva sapere, per esempio, come una cosa fosse fatta, ma perché la si facesse.

Nessuno si chiede se ha senso fare pubblicità su Internet, ma solo come.

È una cosa nuova, c’è lavoro, e quindi non ci si fanno domande.
Dalla Silicon Valley ci spiegano come farlo e noi si segue il copione.

Le stesse Università si comportano così, come se fossero delle scuole professionali.

Il complotto meno dimostrabile

La pubblicità online continua a crescere. Il giorno in cui dovesse rappresentare, che so, i tre quarti del totale, potranno dire che praticamente chiunque avrà ‘visto’ un certo banner. Beh, visto magari no, considerato da un lato che più della metà non sono visibili e dall’altro che anche quando sono visibili, la banner blindness fa il resto.

Ma sarà rimasta, spieghiamolo così, una traccia del fatto che una persona dovrebbe essere stata esposta a un certo messaggio. Incrociando questo e altri dati, potranno dire che c’è una correlazione fra quell’evento e un successivo acquisto. Solo una correlazione.

Per la pubblicità vera, quella offline o sul punto vendita, gli eventi o le PR non ci sarà neppure quella correlazione. Il che non vuol dire nulla, beninteso. Ma visto come va la ‘scienza’, avranno ‘dimostrato’ che è la pubblicità online quella che ‘funziona’.