Pubblicità digitale

La pubblicità digitale non esiste. O è pubblicità o non lo è.

E quasi tutta la cosiddetta pubblicità digitale non lo è.

È direct marketing, e di basso livello, come sosteniamo da tempo.

Quell’aggettivo, digitale, non ci dice nulla della pubblicità in sé.

Non è come dire scarpe di cuoio, scarpe casual o scarpe da pallavolo.

Quel digitale non ci parla neppure del modo in cui viene prodotta.

Anche una pubblicità in bianco e nero su un giornale è oggi digitale.

E gli spot non vengono consegnati alle televisioni su dei nastri.

Quel digitale ci parla solo del metodo di somministrazione (delivery).

Ha senso parlare di pubblicità cartacea perché stampata su carta?

Paragonare i cartelloni 6×3 e la pubblicità su The Economist?

La pubblicità patinata su una rivista di moda e il volantinaggio?

Certo, sono tutte azioni fatte su supporto cartaceo. E allora?

Venti anni fa quell’aggettivo, digitale, faceva sorridere.

Venti anni fa nessuno la voleva, la cosiddetta pubblicità digitale.

Oggi è di moda, e le affissioni esterne sono vendute per digitali.

C’è un solo problema: sarà anche digitale, ma non è più pubblicità.

Se un messaggio lo mostro solo a pochi, è direct marketing.

A me mostrano un messaggio e a te ne mostreranno un altro.

Quel modo di delivery è proprio ciò che fa sì che non sia più pubblicità.

Vedi anche: Cosa vuol dire digitale

Freedom

Ogni volta che penso alla parola freedom — per non dire nulla del fatto che quel fenomeno di Veltroni abbia voluto ribattezzare il partito di Primo Greganti Partito Democratico — penso alla libertà di sterminare un intero popolo; a tre secoli di schiavitù; allo sfruttamento sistematico dei poveri; alla distruzione dell’ambiente; alla trasformazione di un intero Paese in un enorme centro commerciale. E, buon ultimo, al fatto che nessun Paese al mondo abbia un numero neppure paragonabile di persone senza freedom, in carcere.

Quasi l’1% della popolazione. Ben più che in Cina, Iran o Arabia Saudita.

Penso sempre a George Carlin. Oggi mi viene in aiuto Naked Capitalism.

AR is the new QR

Per dirla in modo semplice: il marketing è una malattia mentale.

Tipo quelli che credono agli angeli, o cose simili.

I markettari di oggi credono che ci interessi il loro beato brand.

Invece, del loro beato brand non ce ne fotte una beata minchia.

Scarica la nostra app, poi inquadra il nostro logo e… Miracolo!

Entri in una nuova dimensione, con la realtà aumentata dei biscotti.

Ma ci sono anche foto di donnine nude? No, solo il lievito madre.

Questi rincoglioniti non si rendono conto che The Internet is for porn?

E che è solo a loro che interessa la realtà aumentata dei biscotti.

Targeting e utenti unici

Un’altra di quelle cose che mi fanno scoppiare la testa sono le classifiche dei siti Internet più visitati. Come sai, gran parte della pubblicità viene comprata col programmatic.

Il programmatic è solo un nuovo modo di comprare la stessa pubblicità, i famosi banner, che non servono a nulla perché nessuno se li fila, e figuriamoci quindi se ci clicca.

Però adesso, grazie alla Gestapo di Mountain View e alla Stasi di Palo Alto, puoi più o meno scientificamente dire che stai andando a colpire certi individui, i consumatori.

Li provi a colpire, loro si scansano. Probabilmente non ottieni nulla, però è il nuovo standard e, come si diceva una volta, nobody ever got fired for choosing IBM.

Quando tracci tutto e sai tutto di tutti o almeno puoi andare in giro a dire di sapere tutto di tutti, puoi far vedere a ciascuno la pubblicità che è giusta per lui in quel momento.

Questa roba non è pubblicità, che è una promessa fatta a un ampio gruppo di persone, bensì direct marketing, ovvero quella roba che apri in piedi di fianco alla pattumiera.

O se hai senso civico di fianco al sacchetto in cui metti la carta da riciclare. Mi assicurano che i banner finiscono nell’umido in automatico, non ti preoccupare.

Ma se fai non pubblicità, cioè una promessa pubblica indirizzata a un (ampio) settore della popolazione, tipo i lettori di un giornale, bensì cerchi di colpire certi individui…

Cosa ti interessa sapere quanti sono coloro che leggono il sito di un giornale o che passano di lì per scelta oppure più o meno per caso? Perché c’è ancora questa gara?

I possibili motivi

1. Perché nessuno pensa a queste cose.

2. Perché se ne sono dimenticati.

3. Perché le classifiche attirano attenzione.

4. Perché non tutti comprano con il programmatic.

5. Perché prima o poi gli editori vorranno rendersi liberi di nuovo.

Il sale della vita

Sì, lo so, sono un fottuto ottimista. Per il punto numero 5, intendo.

Vedi anche il post precedente: Targeting e bacche di Goji.