La pubblicità digitale non esiste. O è pubblicità o non lo è.
E quasi tutta la cosiddetta pubblicità digitale non lo è.
È direct marketing, e di basso livello, come sosteniamo da tempo.
Quell’aggettivo, digitale, non ci dice nulla della pubblicità in sé.
Non è come dire scarpe di cuoio, scarpe casual o scarpe da pallavolo.
Quel digitale non ci parla neppure del modo in cui viene prodotta.
Anche una pubblicità in bianco e nero su un giornale è oggi digitale.
E gli spot non vengono consegnati alle televisioni su dei nastri.
Quel digitale ci parla solo del metodo di somministrazione (delivery).
Ha senso parlare di pubblicità cartacea perché stampata su carta?
Paragonare i cartelloni 6×3 e la pubblicità su The Economist?
La pubblicità patinata su una rivista di moda e il volantinaggio?
Certo, sono tutte azioni fatte su supporto cartaceo. E allora?
Venti anni fa quell’aggettivo, digitale, faceva sorridere.
Venti anni fa nessuno la voleva, la cosiddetta pubblicità digitale.
Oggi è di moda, e le affissioni esterne sono vendute per digitali.
C’è un solo problema: sarà anche digitale, ma non è più pubblicità.
Se un messaggio lo mostro solo a pochi, è direct marketing.
A me mostrano un messaggio e a te ne mostreranno un altro.
Quel modo di delivery è proprio ciò che fa sì che non sia più pubblicità.
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Vedi anche: Cosa vuol dire digitale


