Pubblicità digitale

La pubblicità digitale non esiste. O è pubblicità o non lo è.

E quasi tutta la cosiddetta pubblicità digitale non lo è.

È direct marketing, e di basso livello, come sosteniamo da tempo.

Quell’aggettivo, digitale, non ci dice nulla della pubblicità in sé.

Non è come dire scarpe di cuoio, scarpe casual o scarpe da pallavolo.

Quel digitale non ci parla neppure del modo in cui viene prodotta.

Anche una pubblicità in bianco e nero su un giornale è oggi digitale.

E gli spot non vengono consegnati alle televisioni su dei nastri.

Quel digitale ci parla solo del metodo di somministrazione (delivery).

Ha senso parlare di pubblicità cartacea perché stampata su carta?

Paragonare i cartelloni 6×3 e la pubblicità su The Economist?

La pubblicità patinata su una rivista di moda e il volantinaggio?

Certo, sono tutte azioni fatte su supporto cartaceo. E allora?

Venti anni fa quell’aggettivo, digitale, faceva sorridere.

Venti anni fa nessuno la voleva, la cosiddetta pubblicità digitale.

Oggi è di moda, e le affissioni esterne sono vendute per digitali.

C’è un solo problema: sarà anche digitale, ma non è più pubblicità.

Se un messaggio lo mostro solo a pochi, è direct marketing.

A me mostrano un messaggio e a te ne mostreranno un altro.

Quel modo di delivery è proprio ciò che fa sì che non sia più pubblicità.

Vedi anche: Cosa vuol dire digitale

2 Responses

  1. Massimo 21 April, 2019 / 09:11

    Mi è arrivato un commento interessante di Andrea su Facebook, dove poi la discussione è andata in vacca, a parlare di “politica”, come al solito.

    > Non sono però d’accordo sul fatto che potendo modulare i messaggi si tratti di direct marketing e non di advertising. La possibilità di inviare un messaggio a specifici gruppi di utenti non per forza suppone l’obiettivo di indurre il destinatario del messaggio a compiere un’azione, obiettivo che invece tipicamente si ha nel direct marketing (tipo richiedere informazioni, abbonarsi a qualcosa, comprare un bene etc.)

    E poi ancora, qualche commento dopo, dopo qualche altra sparata “politica”…

    > se togli i banner del retargeting, dove vedi la merda che stavi guardando su Amazon, tutte le altre forme non sono così personalizzate ma riguardano sempre gruppi di persone.

    Iniziamo dal secondo punto: “gruppi” di persone (come li chiama Facebook, dico io), ma gruppi che non si conoscono fra di loro, che non sanno nulla l’uno dell’altro, che non si sa quanto sono grandi (10 persone? 20 mila? mezzo milione?) e che non si sa neppure se esistono: potrebbero fin essere “gruppi di uno”. E se vedo una pubblicità e non ho modo di sapere se qualcun altro vede la stessa promessa pubblica che vedo io, non è più una promessa pubblica, quindi non è più pubblicità. Magari è solo un tentativo di fregarmi. Di fregarmi perché io faccia un’azione, oppure anche solo di fregarmi raccontando una cosa a me e una a un altro. La pubblicità, al limite, è un tentativo di fregare un gruppo di persone, non piccolo, che sanno che (parecchi) altri hanno visto la stessa promessa. Se in effetti li freghi, poi ne paghi le conseguenze. In questo caso, nessuno sa nulla di cosa hanno mostrato a me, a te e agli eventuali altri. Il messaggio arriva, funziona oppure no, ma in ogni caso non ci sono le prove di nulla. Neppure di quanto è stato speso e da chi, e se seguendo le leggi o fregandosene bellamente, come ci racconta Carole nel caso del Brexit.

    Quindi, e arriviamo al punto 1, è direct marketing e non pubblicità indipendentemente dal tipo di messaggio, legato a un’azione immediata oppure no, che viene presentato.

    E’ direct marketing perché non è una promessa pubblica.

    E se non stai facendo una promessa pubblica e non stai spendendo parecchi soldi per farlo — che la TV in prime time o una sponsorizzazione costano soldi veri, mentre chiunque può comprare quattro banner in modalità self-service spendendo due lire da casa, se il target è minuscolo — se provi a usare quel tipo di comunicazione per “creare brand”, con il tipo di spazio pubblicitario più “cheap” (in tutti i sensi) della storia, vuol dire che non hai capito nulla.

    Può aver senso usare quel tipo di spazio e medium solo per fare direct marketing.

    Cioè vendere, un prodotto o un’idea. In un modo e in un medium dove è semplice ingannare
    (ed è semplice essere presi per persone che ingannano, anche se non lo fossimo).

    La cosa a cui più assomiglia la “pubblicità su Internet” è lo spam.

    Via email o cartaceo, quella roba che magari inizia con… “Gentile Signora Massimo” (sic) e che apriamo, quando cartacea, davanti al cestino dove raccogliamo la carta da riciclare.

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