Targeting e utenti unici

Un’altra di quelle cose che mi fanno scoppiare la testa sono le classifiche dei siti Internet più visitati. Come sai, gran parte della pubblicità viene comprata col programmatic.

Il programmatic è solo un nuovo modo di comprare la stessa pubblicità, i famosi banner, che non servono a nulla perché nessuno se li fila, e figuriamoci quindi se ci clicca.

Però adesso, grazie alla Gestapo di Mountain View e alla Stasi di Palo Alto, puoi più o meno scientificamente dire che stai andando a colpire certi individui, i consumatori.

Li provi a colpire, loro si scansano. Probabilmente non ottieni nulla, però è il nuovo standard e, come si diceva una volta, nobody ever got fired for choosing IBM.

Quando tracci tutto e sai tutto di tutti o almeno puoi andare in giro a dire di sapere tutto di tutti, puoi far vedere a ciascuno la pubblicità che è giusta per lui in quel momento.

Questa roba non è pubblicità, che è una promessa fatta a un ampio gruppo di persone, bensì direct marketing, ovvero quella roba che apri in piedi di fianco alla pattumiera.

O se hai senso civico di fianco al sacchetto in cui metti la carta da riciclare. Mi assicurano che i banner finiscono nell’umido in automatico, non ti preoccupare.

Ma se fai non pubblicità, cioè una promessa pubblica indirizzata a un (ampio) settore della popolazione, tipo i lettori di un giornale, bensì cerchi di colpire certi individui…

Cosa ti interessa sapere quanti sono coloro che leggono il sito di un giornale o che passano di lì per scelta oppure più o meno per caso? Perché c’è ancora questa gara?

I possibili motivi

1. Perché nessuno pensa a queste cose.

2. Perché se ne sono dimenticati.

3. Perché le classifiche attirano attenzione.

4. Perché non tutti comprano con il programmatic.

5. Perché prima o poi gli editori vorranno rendersi liberi di nuovo.

Il sale della vita

Sì, lo so, sono un fottuto ottimista. Per il punto numero 5, intendo.

Vedi anche il post precedente: Targeting e bacche di Goji.

2 Responses

  1. caio 15 March, 2019 / 19:15

    ieri notte/mattina, proprio un attimo prima di addormentarmi, ho pensato a questo. e a Google, ma non ricordo preciso cosa.

    non sapevo cosa fosse programmatic, ma a me, fai conto, già solo “remarketing” sa di muffa. ti ho riletto due volte, ma io bene bene, poi, la numero cinque non la capisco bene.

    però, pensavo (terra-terra eh): considera il costo, che ne so, se vuoi far pubblicità con Google. ora pensa ad una televendita, una qualsiasi, anche una pentola su QVC, per dire.

    quanto lontano, quanto diversi sono, come modi?

    (e, anche, mi sento stra fortunato a poterti sfrulicare tutti i venerdì…)

    • Massimo 18 March, 2019 / 09:09

      il punto 5. è che ora gli editori si sono messi in pessime mani (in quelle di Big G). Hanno deciso di accettare un sistema basato su spionaggio dei loro lettori e vendita di banner — cioè di un formato presente su tutti i siti, di buon e pessimo livello — al prezzo più basso possibile. Un suicidio perfetto, ma pare che non lo capiscano…

      Quanto alla televendita: diverso rispetto ad Adwords, ma magari entrambi sensati.

      Sono i banner, invece, che a mio avviso non servono assolutamente a nulla.

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