Ma quale “relazione” ???

Leggo, fra altre amenità, che sarebbe…

…tempo di superare la fase dell’uso tattico dei social media, smettere di accumulare fan e follower senza costruire relazioni.

Ma che “relazioni” dovrebbero costruire? Le stesse che vengono “gestite” dai cosiddetti CRM? Alzi la mano chi vuole una “relazione” con il Burro Prealpi. O con Audi. O British Airways. O Samsung.

Diamoci una svegliata: i “consumatori” non vogliono nessuna “relazione” – e nessuna “conversazione” – con il 99 per cento delle aziende, e tanto meno coi “community manager in outsourcing” delle agenzie pr/comunicazione a cui queste aziende si affidano. La sola “relazione” che vuole il cliente finale è: mi fai un ottimo prodotto a un buon prezzo, magari mi fai uno sconto, e se ho un problema me lo aggiusti e siamo d’accordo che ho sempre ragione io. O sono io che sono poco “romantico”?

Fuga da Facebook TL;DR

“Fuga da Facebook” di Marco Camisani Calzolari é un libricino agevole, di sole 100 pagine. Per coloro che non hanno voglia di leggerlo, ecco la versione TL;DR (too long; didn’t read).

Capitolo 1: aziende care, non lasciatevi fregare dagli incantatori di serpenti del cosiddetto ‘Social Media Marketing’ e simili, e tenetevi stretti il vostro sito, sul vostro dominio. Banale, se vuoi, ma è una cosa da dire. Cosa succederebbe se Facebook sparisse domani? O se cambiasse le regole, come già ha fatto? Lo sai che in media solo il 17% dei fan della tua pagina Facebook vedono i tuoi importantissimi post aziendali? (se vuoi farli comparire nel feed degli altri 83%, devi pagare).

Capitolo 2: nessuno è interessato a diventare ‘amico’ del suo burro. Ben pochi sono interessati alle ‘conversazioni’ con i brand, ‘conversazioni’ che sono fatte di solito da stagisti che le Web PR Agency pagano una miseria e rivendono a peso d’oro alle aziende; il Social Commerce è una panzana; stai attento a chi si siempie la bocca di ROI senza sapere di cosa diavolo sta parlando; é un mondo brutto e strano là fuori, pieno di bot e di fake, e inoltre di ‘metriche’ autoreferenziali o false.

Capitolo 3: la Back Home Strategy, é una strategia che si basa sul creare comunità proprietarie possibilmente integrate con Facebook ma non dipendenti da Facebook, e su app per gli smartphone. Che sono cose in cui Marco crede e che vende alle aziende. Il che é perfettamente lecito, intendiamoci, anche se io invece di sviluppare app per ogni tipo di dispositivo mobile mi concentrerei piuttosto sul fare dei siti mobile-ready, per testare prima le acque e vedere cosa succede.

Pubblicità per i tuoi contenuti

Anni fa ti hanno raccontato che i blog, questo regno, ai tempi, del pensiero libero sul web erano la nuova frontiera. Così, hai voluto scopiazzarli e fare quello cool, e hai lanciato un blog aziendale. Anzi, corporeit, che fa più figo. In media, è stato un fallimento: era noioso, super controllato, scritto in modo top-down e coi toni di un comunicato stampa. Stranamente, non se lo è filato nessuno.

Poi è arrivato Facebook, e ovviamente hai deciso che la colpa non era di quello che scrivevi, ma dello strumento. Su Facebook la ggente, annoiata, fa “like” di qui e di là nei confronti di vari brand. Fa nulla che si stia parlando di Apple o di Adidas; tu sei convinto che anche i tuoi cacciaviti o i tuoi vini di bassa qualità spopoleranno. Forza, si dia il via alla “produzione di contenuti” su Facebook.

Multi-lingua e in outsourcing, in modo da evitare il rischio che vi possa essere anche solo una parvenza di cuore, di spirito, di vero orgoglio aziendale. Di qualcosa di interessante, insomma. Come te scrivono, o, molto peggio, fanno scrivere, simili insulsi contenuti centinaia di altre aziende. Stranamente, la ggente preferisce le cazzate che scrivono gli amici e le foto dei loro figli.

Però qualcosa bisogna fare, e così si dà il via all’acquisto di “like” falsi su Facebook e di falsi follower su Twitter. Fino a quando queste due aziende si rendono conto che si sono spaccate la testa in quattro per nulla per cercare un modello di business: alle aziende del web e dei socialcosi non frega nulla. Tutto quello che vogliono fare è ripetere il loro jingle, come se fossero in tivù.

tl;dr

Per riassumere: ti dicono che devi “produrre contenuti” perché ti aiuteranno a vendere i tuoi prodotti. Lo fai, ma sei noioso come la morte e non riesci a distinguerti dagli altri, altrettanto noiosi. Così, prima compri falsi like e falsi follower, e poi inizi semplicemente a pagare perché la gente legga contenuti che quella grande ricerca di mercato che è il web ti ha detto essere poco interessanti.

Spendi soldi, insomma, perché la gente si sorbisca contenuti che già sai non interessano a nessuno, non funzionano e non fanno vendere nulla. Però ti ritieni uno ganzo, perchè sei diggital, mica come quelli che spendono soldi per far spot in tivù che romperanno anche i coglioni, ma fanno vendere prodotti. No, tu fai diggital, branding, sentiment, duepuntozero. Roba inutile, insomma.

SMM Social Media Mindlessness

They say that the second M actually stands for “Marketing”. But I don’t get it. What is Social Media Marketing? Buying banner ads on Facebook? Taking part in the dumbest race ever to see who has the most followers? Does it work? Really? Apple has 7 million “likes”. Sounds like a lot? It’s less than 1% of the smartest coolest most connected people in the world on Facebook – not of the Joe Six-packs at Walmart. On the other hand, how many million iPods, iPads and iPhones have they sold? No wonder they’re not panicking. The BBC World News has only 2 million “likes”. That’s 0.2% of the users on Facebook. Do you think they’re worried? Fiat has 300,000 “likes” in Italy. Ten years ago, they used to sell over 1,000 units of the Fiat Punto model a day in Italy alone. Isn’t this more proof, if needed, that people first buy a product and THEN perhaps “like” it on Facebook, and not the other way around, which is what Social Media Marketing types will try to bullshit you into believing?