200k Downloads

My ebooks have surpassed the 200,000 downloads mark.

English rules, but it’s India in the lead, with almost 5x the downloads of the US. Meanwhile, 2024 looks like Indonesia’s year, with more downloads in Indonesian than in English !

Google Books is smashing it, especially in India and in Indonesia. The US is in the lead only on Amazon, closely followed by Brazil. Italy is in the lead on both Kobo and Apple Books.

The Internet Ideology, a huge hit in India in 2020, is by far my most downloaded ebook, with over 100,000 downloads if we count the versions in languages other than English.

Ciao RageBoy

Apprendo dal blog di Doc Searls che ci ha lasciati Chris Locke.

RageBoy era il più strano, il più viscerale e il più originale dei quattro.

John, senza dubbio.

Il mio idolo, dei quattro, e l’ispirazione per le prime newsletter dot-coma. Quello che ho continuato a leggere ben dopo che ho capito che The Cluetrain Manifesto era solo un sogno dal quale ci siamo svegliati in un incubo di invasione della privacy e mega-monopoli.

Che la terra ti sia lieve.

Il fallimento dei blog

No, non intendo il fallimento della cosiddetta blogosfera, fra ridicole classifiche, sedicenti blogstar, gente che scriveva per essere indicizzata e gente che si vendeva per due lire o un tramezzino, come diceva il buon Metitieri. Quello lo davo per scontato.

Né il sorpasso da parte dei social media, l’orribile sito blu in particolare, con il passaggio da un mondo in cui scrivono pochissimi, i giornalisti, a un mondo in cui scrivono i pochi che vogliono mettere su un blog a un mondo in cui scrivono tutti, purtroppo.

Intendo proprio il fallimento a livello di software, con WordPress che è diventato troppo complicato e nessuno che prova a prendere il posto di WordPress perché non ne vale la pena: i blog non sono più iperindicizzati come prima, e i feed RSS non se li incula nessuno.

Oggi un blog non ha più senso, stretto a morte fra cinguettii, cagate di chiunque sia annoiato in ufficio sull’orribile sito blu e le newsletter — che quelle sì, se scritte bene e con passione quelle possono arrivare dove conta, altro che gli RSS nel tuo feed reader…

Oggi un “blog” è poco più che un archivio personale sul web delle tue newsletter.

Ti ricordi i blog?

No, intendo dire: Ti ricordi i blog prima che diventassero meri ripetitori della visione del mondo che ci veniva prima suggerita e poi sempre più imposta dalla Silicon Valley?

Poi uno dei primi blogger si mise addirittura a seguire un sacco conferenze in giro per il mondo, per raccontarci in diretta cosa dovevamo pensare riguardo al futuro.

Ti ricordi i blog prima che diventassero dei meri siti verticali (vortals, LOL) powered by WordPress da riempire con “contenuti” per poi metterci sopra dei banner?

Ti ricordi i blog prima che diventassero l’ennesima gara italiana a chi ce l’aveva più lungo, a chi aveva più visitatori, più share, neanche fossimo stati in televisione?

Ti ricordi i blog quando ancora ci si chiamava per il nome del blog eppure nessuno di noi pensava di star facendo un esercizio di personal branding? Bei tempi.

Jorge

George gioca a baseball nella squadra della sua high school a New York. Mentre i suoi amici pensano a dove andare a studiare al college, George ha altri piani.

Finita la scuola, e contro il parere dei suoi genitori, decide che bisogna vivere un po’ e che vuole realizzare il suo sogno di guadagnarsi la vita giocando a baseball.

George sa di potercela fare, se si accontenta. Mette insieme un borsone e salta su un autobus. Ben 45 ore, direzione Messico, dove verrà subito ribattezzato Jorge.

George è oggi un pubblicitario di sessanta e qualche anno, che se la deve vedere ogni giorno coi gggiovani che sanno tutto perché hanno tanti follower su Instagram.

Il suo blog, fatto di post sulla pubblicità, su New York, sulla vita, su quella stagione in Messico e sulle notti insonni passate a Saltillo è il più bel blog che io abbia mai trovato.