La scuola italiana può essere spiegata così: invece di insegnarti le 4 figure retoriche più importanti e come le si usano, te ne danno una lista di 30, buone parte delle quali hai difficoltà anche solo a pronunciare. Anni dopo, ti ricordi vagamente che le figure retoriche erano una lunga lista di nomi strani, la sineddoche, quelle robe lì.
Perché lo scopo della scuola italiana, esattamente come lo scopo del giornalismo in Italia, e della società tutta in Italia, non è di insegnare e aiutare a capire il mondo ma, al contrario, di farti pensare che imparare non abbia senso e sia una perdita di tempo, o di farti sentire inadeguato. E che ci pensino gli altri, alle cose importanti.
Così, non è per nulla casuale che lo stesso sistema di potere apostrofi di provincialismo i dialetti oppure chi, come francesi o spagnoli, tende a tradurre tutto nella propria lingua in modo che i propri cittadini possano capire le cose. Cosa ne può sapere mia nonna o tuo zio di cosa dovrebbe fare esattamente il Ministro del Welfare?
Meglio, se non lo capiscono. Che ci pensiamo noi. Noi che abbiamo la conoscenza. Il potere, più che altro. Che se il più grande economista arrivato al governo negli ultimi decenni era uno che ha detto che “Con l’Euro guadagneremo come se lavorassimo un giorno in più, ma lavorando un giorno in meno”, di conoscenza ce ne deve essere poca.
