Il vero scopo delle metropolitane

Qual è il vero scopo delle metropolitane? Gli scopi veri, non quelli dichiarati.

Le metropolitane servono innanzitutto per dare commesse ai costruttori.
Se i lavori sono in ritardo per problemi finanziari di Comune o Regione,
tanto meglio: il costruttore incassa delle penali senza fare nulla.

Anche quando non servono, le metropolitane servono per “creare lavoro”.
Se i lavori sono in ritardo, tanto meglio. Abbiamo “creato lavoro”
più a lungo, e quindi avremo più persone che ci saranno riconoscenti.

Le metropolitane servono per questioni di prestigio, per far vedere che si
è una grande città e che si è in gamba e si gestisce qualcosa di complicato.
In verità, è noto che chi è in gamba preferisce le cose semplici.

Jaime Lerner, brillante architetto e urbanista brasiliano che è stato per
tre volte sindaco di Curitiba, ama dire che un problema è interessante e la
soluzione sarà buona quando lo devi risolvere togliendo uno zero al budget.

Le metropolitane servono a liberare le strade dagli autobus, che a loro
volte nel dopoguerra eliminarono i tram per lo stesso motivo, ovvero per
far sì che le automobili potessero (e che oggi possano) scorrere meglio.

Una delle poche cose positive delle metropolitane è che i lavori bloccano
a lungo il traffico delle automobili. Il dramma, e la triste riprova di tutto
quello che ho scritto sopra, è cosa succede una volta terminati i lavori.

Quando c’è una nuova e fiammante metropolitana, e già che la gente si è
abituata a non passare più di lì in auto, cosa fanno? Parchi, giardini,
altalene, giochi delle bocce, panchine e le strade solo per le biciclette?

No, riaprono la strada al traffico.

Fertility Day

Non c’è nulla di male a essere etero. Non c’è nulla di male a essere sposati. Né a essere sposati in chiesa, se credenti. Non c’è nulla di male a fare figli da giovani. Non c’è nulla di male a non aver bisogno di procedimenti quali la fecondazione assistita. Non c’è nulla di male a non usare anticoncezionali e ad accettare con gioia tutti i figli che il buon Dio o chi per lui ti manda sulla Terra, se te lo puoi permettere. Non c’è nulla di male ad avere un buon lavoro o a potersi permettere di lavorare di meno o di pagarsi una tata. Non c’è nulla di male ad avere genitori in salute, vicini e felici di darti una mano coi figli.

Però quando in un Paese sono quasi solo le persone che rientrano nelle categorie di cui sopra a poter — o a potersi permettere di — avere figli, una campagna come quella del Fertility Day del Ministro Lorenzin è sia autocelebrativa, sia una presa per il culo.

Per non parlare, poi, del ridicolo abuso dell’inglese da parte di chi non lo sa.

Self-targeting Audiences

If your click-rate is one in a thousand, and often only a fraction of that — my click rate with Linkedin Ads, for example, is currently 2 in 14,000 — you can fool yourself as much as you want, but the truth is that you didn’t convince a few people to click because you found “the right target”. It’s always great to feel that you’re smart and in control.

But you’re not.

Those who click are a very small percentage of the population who belong to the group you are targeting — and who click relatively a lot compared to the rest of the population: 8% of Internet Users Account for 85% of all Clicks. According to this study, it’s even worse:

Ninety-nine percent of Web users do not click on ads on a monthly basis. Of the 1% that do, most only click once a month. Less than two tenths of one percent click more often.

These people tend to be from lower income households, less educated than the average user, more likely to live outside of the major metro regions and “the same people that tend to open direct mail and love to talk to telemarketers”. In other words, they click not because they are the right target, but because they are clickers. Or bored. Or both.

You got a few clicks from clickers who happen to be part of your target group, not from people in your target group who happen to be interested in your product or service.

And if it happened on mobile, it was not because “your message resonates more on mobile”, or some bullshit to that effect, but because of someone’s fat fingers.

So please stop saying that you are “engaging your customers” or shit like that.

il traffico

Un paio di settimane fa, il Sindaco di Milano ha messo questo post su Facebook.

E’ seguita, ovviamente, una coltissima ed entusiasmante discussione su chi, fra quelli “di sinistra” e quelli “di destra”, avesse o non avesse il senso dell’umorismo.

Questo post ha raccolto 14 mila “like” e 1500 share. Roba da matti.

D’altronde, viviamo in un Paese nel quale l’unico che ha portato dei contenuti al dibattito politico è un comico, mentre gli altri fanno a gara a fare battute da terza media.

Il traffico. Sembra quella barzelletta da villaggio vacanze che girava a fine anni ’80 sui “problemi gravissimi della Sicilia”. Prima parlavano del “traffico”. Poi della “siccità”…

Esattamente come in quel caso, c’è qualcosa che nessuno vuole tirar fuori. Il traffico lo puoi anche migliorare (risolvere no: se pensi di sì, dimmi dove hanno risolto il problema).

Il problema non è “il traffico”. Il problema è se vogliamo vivere in città il cui scopo è di far passare quante più auto da una parte all’altra, o in città in cui valga la pena vivere.

Prendiamo la Giunta Pisapia: hanno ripulito il controviale centrale di viale Abruzzi da centinaia e centinaia di auto parcheggiate e creato una corsia riservata per la 92.

Ottimo lavoro, il filobus va più veloce. Poi avranno invitato i cittadini a disfarsi delle auto, vero? No. Hanno disegnato parcheggi sui marciapiedi in tutte le vie intorno.

Chi me lo spiega: Perché Less is more vale solo quando lo dice Stìv Giòbs?

Il vero problema di Milano non è il traffico. Il vero problema di questa città è che non è più una città bensì un parcheggio. Da diversi decenni, certo non solo per colpa di Pisapia.

Il vero problema di Milano è che nessuno ha il coraggio di spiegare ai cittadini che non c’è semplicemente spazio per tutte le automobili dei milanesi, e che qualcosa va fatto.

E la soluzione non è “più parcheggi”, di destra, alla Albertini (che li avrebbe voluti anche al posto della Darsena) o di sinistra. Quanti ne sono stati completati? E vengono usati?

A Milano non si parla dei veri problemi e si parla troppo di soluzioni che non lo sono.

Non penso sia un caso.