La Russia, Facebook e Trump

Mi fa sempre sorridere, questa storia a tre soggetti: la Russia, Facebook e Trump.

La Russia: e voi se foste stati nei panni di Putin non ci avreste provato?

Facebook: è esattamente così che va usato Facebook. Così è, se vi pare.

Trump: sempre tutta colpa sua, e mai di chi ha scelto Hillary come candidato.

Reportage

Poi arrivano i grandi reportage sul fattaccio, e inizio a ridere per davvero.

Passiamo alle slide:

Hanno comprato “più di 3.500 pubblicità”!

Nell’arco di 2 anni, per dirla tutta.

Più della metà cercavano di seminare zizzania su temi a sfondo razziale!

Eh, fatevi qualche domanda.

Quelle a sfondo razziale hanno generato in totale 25 milioni di impression.

Eh, certo, detto così sembra tanta roba.

Questa pubblicità ha fatto 1,3 milioni di impression.

Ed è costata in totale 1.800 dollari.

A un CPM (costo per mille impression) medio quindi di 1,38 dollari.

Conclusioni

Se le pubblicità a sfondo razziale erano la metà, possiamo stimare che hanno comprato in totale 50 milioni di impression? Se hanno speso lo stesso prezzo per tutte, parliamo di un investimento di ben 69 mila dollari (cioè meno di 100 dollari al giorno, in due anni).

Ora, se è vero che l’intera campagna per la presidenza degli Stati Uniti, primarie incluse, è costata l’oscena cifra di 5 miliardi di dollari, 69 mila dollari vuol dire che questi cattivoni dei russi hanno speso solamente 1 dollaro per ogni 72.463 dollari spesi in totale.

E secondo qualcuno sono stati loro a far vincere Trump.

Altro che Jim Messina: andate a Mosca a farvi fare le campagne di marketing politico! ;-)

io sono un superficiale

Io sono un superficiale. Per me le cose sono molto semplici: se sei Procter & Gamble, meno budget, energie, tempo e pensieri perdi sul web, e meglio è.

Perché? Perché tu sei Procter & Gamble. Tu sei Crest e Tide e Pampers. Tu puoi comprare spazi media in televisione e sui giornali e dove gli altri non possono.

Tu non devi mischiarti coi tanti sconosciuti competitor che si azzuffano per comprare (dubbi) spazi sul web. Tu sei il leader, e devi distinguerti e proteggerti.

Un piccolo può rischiare qualunque cosa. Tu non puoi rischiare di finire su un sito neo-nazi. E, da leader, non devi mai dare l’idea di essere alla pari con gli altri.

Ma gli altri mangeranno ciascuno una piccola fetta del mio mercato! Certamente. Ma nessuno costruirà un grande brand sul web. Finora non è mai successo.

Se vuoi proteggerti dai piccoli, non devi metterti a giocare al loro livello, ma creare dei tuoi piccoli brand. Dentifrici naturali e pannolini per vegani, che ne so.

E per questi nuovi prodotti sì, per questi puoi far giocare i tuoi esperti di web, i tuoi campioni, o sedicenti tali, di programmatic e di social media marketing.

Ma per le tue galline dalle uova d’oro, almeno fino a quando sopravviveranno, sbagli e di grosso se ti sputtani per niente in quell’inutile mare di immondizia che è il web.

Italo Calvino su Instagram

Dopo Lev Tolstoj su Facebook, eccovi Italo Calvino su Instagram:

Basta che cominciate a dire di qualcosa: «Ah che bello, bisognerebbe proprio fotografarlo!» e siete già sul terreno di chi pensa che tutto ciò che non è fotografato è perduto, che è come se non fosse mai esistito, e che quindi per vivere veramente bisogna fotografare quanto più si può, e per fotografare quanto più si può bisogna: o vivere in modo quanto più fotografabile possibile, oppure considerare fotografabile ogni momento della propria vita. La prima via porta alla stupidità, la seconda alla pazzia.

– Italo Calvino, Gli Amori Difficili

The best minds of my generation

Siamo passati da I saw the best minds of my generation destroyed by madness, starving hysterical naked (Ginsberg) a… The best minds of my generation are thinking about how to make people click ads (Hammerbacher).

In un co-working milanese.

In posti carini ma artificiali nel loro voler essere a tutti i costi autentici.

E che potrebbero essere benissimo a Barcelona, Bogotà, Boston o Buenos Aires.