Rebel·lia

Una delle cose che a Madrid non hanno capito o forse non vogliono capire è che il movimento indipendentista è un movimento popolare, dal basso, che arriva da molti settori della società civile e del mondo associativo catalano.

Da Madrid amano dire che è un’invenzione “dell’alta borghesia catalana”.

Quella che stava col franchismo, e che ora sta coi post-franchisti.

Più franchisti che post, a giudicare dal secondo funerale di Stato di Franco.

Una delle canzoni simbolo del movimento, Agafant L’Horitzó, che potremmo più o meno tradurre come “Prendersi il futuro”, dice…

Qui sembra rebel·lia, recull la llibertat.

Chi semina ribellione raccoglie libertà.

Parole proprio da alta borghesia.

Forse a Parigi nel 1780.

Antonio Baños dice: Ara els catalans també estem en rebel·lia.

Non una ribellione utopica, con idee perfette e che quindi non verranno mai realizzate in nessun luogo, bensì una ribellione eutopica, il cui obiettivo è conseguire gli strumenti per provare a stare meglio, a costruire una società non perfetta ma migliore, e perfettibile.

Consigliato: La rebel·lió catalana / La rebelión catalana. Buona rebel·lia.

La sceneggiata del Meazza

Perché il Comune di Milano continua a ripetere che si deve “salvare San Siro” e adibirlo ad altre funzioni? Quali altre funzioni? Il balletto? Una chiesa a cielo aperto?

Se si vuole “salvare il Meazza”, bisogna dire no alla costruzione di un nuovo stadio. Se invece viene fatto un nuovo stadio, l’unica cosa sensata da fare è abbattere San Siro.

Visto che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: secondo me è solo una terribile sceneggiata. Il Comune finirà per dire sì a una enorme speculazione edilizia in zona, ma Sala potrà farsi bello dicendo di aver salvato un pezzo di storia.

Un pezzo di storia di cui poi, ovviamente, la città non saprà cosa diavolo farsene.

Pubblicità ed effetto placebo

Quando si conducono test per capire se un farmaco ha degli effetti terapeutici oppure no, si dividono i pazienti in due gruppi: a metà viene dato il farmaco, all’altra metà una pillola colorata uguale ma senza principi attivi. È un errore, e non un errore casuale.

Soprattutto per patologie che passano anche da sole, tipo forme lievi di raffreddore, bisognerebbe dividere i pazienti in tre gruppi: a un terzo non si dà nulla, a un terzo il farmaco, a un terzo una pillola colorata uguale ma senza principi attivi.

Ci si “dimentica” del gruppo a cui non dare nulla perché il gruppo a cui viene dato “nulla” elimina parte dei “miracolati” grazie al farmaco. Studi scientifici hanno dimostrato che, per forme lievi di depressione, il 25% delle persone migliorano da sole; il 50% grazie all’effetto placebo e ben il 25% per gli effetti delle porcate chimiche somministrate…

> Si veda: Lost Connections. L’errore, diciamo così, di cui sopra è descritto nel Capitolo 1, ed è solo l’inizio della truffa “scientifica”. Molto interessanti anche i capitoli 2, 3 e 4.

Pubblicità su Internet

Una truffa non tanto diversa succede con la cosiddetta pubblicità su Internet. Le nuove e straordinarie possibilità di targettizzazione fanno sì che… They’re targeting personalised ads at an audience that is already very likely to buy their product.

O, per dirlo con le parole dei giornalisti Jesse Frederik e Maurits Martijn:

Picture this. Luigi’s Pizzeria hires three teenagers to hand out coupons to passersby. After a few weeks of flyering, one of the three turns out to be a marketing genius. Customers keep showing up with coupons distributed by this particular kid. The other two can’t make any sense of it: how does he do it? When they ask him, he explains: “I stand in the waiting area of the pizzeria.”

La scienza è una cosa complicata, e bisognerebbe lasciarla agli scienziati. Non ai markettari che, in media, sono l’anello mancante fra le scimmie e l’Homo Erectus.

E certamente non alle aziende farmaceutiche che non fanno altro che manipolare i test scientifici. E la pubblicità non è scienza in ogni caso, tra l’altro…

La quarta volta

È almeno la quarta volta in vent’anni che il PD e precedenti brand decide che, finita l’esperienza di un governo, è meglio tirare avanti fino a fine legislatura.

Ti diranno che questo atteggiamento è nello spirito della Costituzione. Quella stessa Costituzione, peraltro, che avrebbero voluto stravolgere con la cosiddetta riforma di Renzi.

Però poi bisogna anche guardare ai risultati, e forse farsi qualche domanda.

1998

Cade il primo governo Prodi. Si decide che D’Alema deve diventare il primo ex PCI a fare il Presidente del Consiglio. Risultato: Berlusconi stravince le elezioni politiche del 2001.

2011

Fra cene eleganti e spread, cade l’ultimo governo Berlusconi. Bersani decide di passare la patata bollente a Monti. Risultato: il M5S quasi vince le elezioni politiche del 2013.

2016

Vince il NO al referendum sulla Costituzione. Cade il governo Renzi. Si decide di fare un nuovo governo, con Gentiloni. Risultato: il M5S stravince le elezioni politiche del 2018.

2019

Un mojito di troppo, e cade il governo giallo-verde. Si fa un altrettanto improbabile governo giallo-rosso. Risultato: cade l’Umbria. Vedremo Toscana ed Emilia Romagna.