Pubblicità ed effetto placebo

Quando si conducono test per capire se un farmaco ha degli effetti terapeutici oppure no, si dividono i pazienti in due gruppi: a metà viene dato il farmaco, all’altra metà una pillola colorata uguale ma senza principi attivi. È un errore, e non un errore casuale.

Soprattutto per patologie che passano anche da sole, tipo forme lievi di raffreddore, bisognerebbe dividere i pazienti in tre gruppi: a un terzo non si dà nulla, a un terzo il farmaco, a un terzo una pillola colorata uguale ma senza principi attivi.

Ci si “dimentica” del gruppo a cui non dare nulla perché il gruppo a cui viene dato “nulla” elimina parte dei “miracolati” grazie al farmaco. Studi scientifici hanno dimostrato che, per forme lievi di depressione, il 25% delle persone migliorano da sole; il 50% grazie all’effetto placebo e ben il 25% per gli effetti delle porcate chimiche somministrate…

> Si veda: Lost Connections. L’errore, diciamo così, di cui sopra è descritto nel Capitolo 1, ed è solo l’inizio della truffa “scientifica”. Molto interessanti anche i capitoli 2, 3 e 4.

Pubblicità su Internet

Una truffa non tanto diversa succede con la cosiddetta pubblicità su Internet. Le nuove e straordinarie possibilità di targettizzazione fanno sì che… They’re targeting personalised ads at an audience that is already very likely to buy their product.

O, per dirlo con le parole dei giornalisti Jesse Frederik e Maurits Martijn:

Picture this. Luigi’s Pizzeria hires three teenagers to hand out coupons to passersby. After a few weeks of flyering, one of the three turns out to be a marketing genius. Customers keep showing up with coupons distributed by this particular kid. The other two can’t make any sense of it: how does he do it? When they ask him, he explains: “I stand in the waiting area of the pizzeria.”

La scienza è una cosa complicata, e bisognerebbe lasciarla agli scienziati. Non ai markettari che, in media, sono l’anello mancante fra le scimmie e l’Homo Erectus.

E certamente non alle aziende farmaceutiche che non fanno altro che manipolare i test scientifici. E la pubblicità non è scienza in ogni caso, tra l’altro…

La quarta volta

È almeno la quarta volta in vent’anni che il PD e precedenti brand decide che, finita l’esperienza di un governo, è meglio tirare avanti fino a fine legislatura.

Ti diranno che questo atteggiamento è nello spirito della Costituzione. Quella stessa Costituzione, peraltro, che avrebbero voluto stravolgere con la cosiddetta riforma di Renzi.

Però poi bisogna anche guardare ai risultati, e forse farsi qualche domanda.

1998

Cade il primo governo Prodi. Si decide che D’Alema deve diventare il primo ex PCI a fare il Presidente del Consiglio. Risultato: Berlusconi stravince le elezioni politiche del 2001.

2011

Fra cene eleganti e spread, cade l’ultimo governo Berlusconi. Bersani decide di passare la patata bollente a Monti. Risultato: il M5S quasi vince le elezioni politiche del 2013.

2016

Vince il NO al referendum sulla Costituzione. Cade il governo Renzi. Si decide di fare un nuovo governo, con Gentiloni. Risultato: il M5S stravince le elezioni politiche del 2018.

2019

Un mojito di troppo, e cade il governo giallo-verde. Si fa un altrettanto improbabile governo giallo-rosso. Risultato: cade l’Umbria. Vedremo Toscana ed Emilia Romagna.

Fascismi veri e immaginari

Seguo la cosiddetta ‘politica’ dal 1990, quando l’arrivo sulla ribalta dello statista di Cassano Magnago rese i dibattiti politici se non più interessanti, almeno più coloriti.

In questi anni, il PD-e-precedenti-brand ha dato del fascista a chiunque abbia osato mettersi fra loro e il potere. Il che, considerato quanto sono scarsi, non era così difficile.

Prima Bossi, uno che invece di venerare il tricolore come i fascisti, ci si puliva il culo. Poi Berlusconi, uno per il quale lo Stato era solo uno strumento per poter fare soldi. Più di recente, Grillo, un comico. Un comico che era amico di Dario Fo e Sandro Pertini.

Forse ancora più interessante il caso della nuova Lega, dapprima rispettata da Napolitano ai tempi di Maroni e poi ignorata i primi tempi con Salvini. Fino a quando sono cresciuti, al punto di diventare un competitor e di venir chiamati fascisti. Non trovando di meglio da fare, il PD ha addirittura fatto un governo coi fascisti di prima, quelli del comico.

Tutte le stagioni

Gentiloni è l’uomo giusto per tutte le stagioni. Ministro delle Telecomunicazioni, Ministro degli Esteri, possibile candidato sindaco per il Comune di Roma, poi presidente del Consiglio e ora, pare, Garante alla Concorrenza dell’Unione Europea.

I casi sono due e solo due: o è un genio incompreso, il Leonardo da Vinci della politica, oppure è un piacione che non sa un cazzo di niente e che esegue gli ordini giusti.