Ci salverà la Silicon Valley?

Ci salverà la Silicon Valley dal coronavirus? No, non diciamo cazzate.

La Silicon Valley investe un miliardo di dollari in una piattaforma su cui chiunque può scrivere quel cazzo che vuole in 140 caratteri, compresi veline, calciatori e tronisti.

E partecipanti a realitisciò che poi, grazie all’aiuto dei Democrats e del New York Times, si trasformano in presidenti degli Stati Uniti. Perché Internet sta dalla parte della democrazia.

La Silicon Valley investe svariati miliardi di dollari in una app per chiamare i taxi, perché, cribbio!, chiamarli col telefono funzionava bene da decenni e quindi non andava bene.

La Silicon Valley investe svariati miliardi di dollari in app per portarti a casa la pizza perché è egalitaria e vuole che ogni fattorino possa essere imprenditore di sé stesso.

E poi altri miliardi di dollari perché i programmatori impegnati a cambiare il mondo con le brillanti invenzioni di cui sopra possano non dover mai fare la spesa o la lavatrice.

La Silicon Valley è solo una macchina per fare soldi. Basta con L’ideologia di Internet!

Hollywood

Hollywood è un posto migliore e più onesto della Silicon Valley. Migliore perché è pieno di gnocca, invece che di glassholes, crasi di glasses (quelli di Google) e assholes.

Più onesto perché è dura essere più disonesti della Silicon Valley, di gente che ha creato locuzioni verbali come targeted advertising, smart city, social media, sharing economy

A Hollywood dicono quello che dovrebbe dire anche ogni buon pubblicitario: Nobody knows anything. O più probabilmente, visto che sono americani: Nobody knows nothing.

Un film con un piccolo budget e nessuna star diventa un successo strepitoso? Sa il cielo come hanno fatto. Un altro con grande cast e battage pubblicitario non va? Capita.

Nella Silicon Valley, invece, ti riempiono di grafici colorati e ti mettono in testa la malsana idea che i dati sarebbero in grado di parlare da soli. Dati autospieganti, insomma.

Quando sento le più strane teorie sullo sviluppo che avrà il Covid-19, penso la stessa cosa che pensa gente che lavora a Hollywood da decenni: Nobody knows nothing.

Rebel·lia

Una delle cose che a Madrid non hanno capito o forse non vogliono capire è che il movimento indipendentista è un movimento popolare, dal basso, che arriva da molti settori della società civile e del mondo associativo catalano.

Da Madrid amano dire che è un’invenzione “dell’alta borghesia catalana”.

Quella che stava col franchismo, e che ora sta coi post-franchisti.

Più franchisti che post, a giudicare dal secondo funerale di Stato di Franco.

Una delle canzoni simbolo del movimento, Agafant L’Horitzó, che potremmo più o meno tradurre come “Prendersi il futuro”, dice…

Qui sembra rebel·lia, recull la llibertat.

Chi semina ribellione raccoglie libertà.

Parole proprio da alta borghesia.

Forse a Parigi nel 1780.

Antonio Baños dice: Ara els catalans també estem en rebel·lia.

Non una ribellione utopica, con idee perfette e che quindi non verranno mai realizzate in nessun luogo, bensì una ribellione eutopica, il cui obiettivo è conseguire gli strumenti per provare a stare meglio, a costruire una società non perfetta ma migliore, e perfettibile.

Consigliato: La rebel·lió catalana / La rebelión catalana. Buona rebel·lia.

La sceneggiata del Meazza

Perché il Comune di Milano continua a ripetere che si deve “salvare San Siro” e adibirlo ad altre funzioni? Quali altre funzioni? Il balletto? Una chiesa a cielo aperto?

Se si vuole “salvare il Meazza”, bisogna dire no alla costruzione di un nuovo stadio. Se invece viene fatto un nuovo stadio, l’unica cosa sensata da fare è abbattere San Siro.

Visto che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: secondo me è solo una terribile sceneggiata. Il Comune finirà per dire sì a una enorme speculazione edilizia in zona, ma Sala potrà farsi bello dicendo di aver salvato un pezzo di storia.

Un pezzo di storia di cui poi, ovviamente, la città non saprà cosa diavolo farsene.