Lavoro in pubblicità

“Lavoro in pubblicità”, dicono fieri.

Poi in 9 su 10 vendono spazi pubblicitari.

Un po’ come una milanese di adozione che incontrai anni fa che mi disse “lavoro nella moda”, e poi si scoprì che faceva le buste-paga. Per Prada, però.

Io sono 15 anni che dico che la ‘pubblicità’ online è un lavoro da ragiunatt.

George el dis che l’è un laurà de trumbé.

Sadly, advertising today is run by…

“communications plumbers working on improving the efficiency of popular annoyance rather than leveraging creativity to sell things.”

La morte di Grey

Grey, l’agenzia di pubblicità, è stata ammazzata. È stata ammazzata dai propri padroni, un’azienda che una volta produceva carrelli per la spesa e che oggi ciancia di essere una Creative transformation company, whatever the fuck that means.

In mezzo, per uno strano caso del destino, WPP ha comprato un grande numero di agenzie di pubblicità, senza però capire mai molto di pubblicità. Se hai due brand, AKQA e Grey, quanto devi essere scemo per preferire il primo al secondo?

E questa gente poi vuole disegnare strategie di branding per la tua azienda?

1917

Grey fu fondata nel 1917, l’anno della rivoluzione in Russia.

Grey fu la prima fra le cosiddette Seventh Avenue Agencies, in mano a impresari non WASP, in questo caso ebrei che lavoravano per le aziende, spesso di ebrei, che producevano vestiti nel Garment District di New York, a fare il grande salto.

Grey fu dove trovò il primo lavoro importante Bill Bernbach, e dove produsse pubblicità come queste per Orbach’s, un grande negozio di vestiti newyorkese.

Grey fu l’agenzia dove Bernbach divenne inquieto, contrario all’idea della pubblicità scientifica e dove finì per scrivere questa lettera ai suoi capi.

Grey è stata l’agenzia di Procter & Gamble per 6 o forse 7 decenni. E quelli di P&G, loro sì ne capiscono di brand e di riconoscenza e non si sono scordati della cosa.

Grey lavora per un quinto delle Fortune 500, le 500 più grandi aziende al mondo.

Vs.

AKQA is a digital design and communications agency.

Mala tempora.

Tenerti loggato a tradimento

È questa, mi sa, la strategia dei siti per l’era post cookie di parti terze.

Google ormai mi obbliga a fare 6 click per fare log-out da Gmail da web.

Facebook mi ha già fatto diverse volte lo scherzo di farmi credere di aver fatto log-out con un solo click, ma se poi clicco sul loro logo, vedo che sono ancora loggato. Bastardi.

E poi c’è Gmail sul telefono. Android lasciamo stare, che è un filo diretto con la Stasi.

Ma anche su iPhone, e anche se non installi l’app do Gmail ma provi a usare un client esterno tipo Mail di Apple oppure Unibox, sei sempre loggato in Google.

C’è poco da fare: i loro interessi e i miei confliggono. Bisogna separarsi e alla svelta.

60 milioni di voti

Il giorno in cui la sinistra capirà che se uno prende 60 milioni di voti — o anche solo 10 milioni come Salvini — non è un coglione totale, ha toccato problemi veri e nervi scoperti e che ci sono persone che davvero la pensano in modo diverso e in modo del tutto legittimo…

Quel giorno magari la sinistra stravincerà. Quindi stai pur tranquillo: non succederà mai.