Esperimento olandese

Aiutato dal brutto novembre milanese, sto cercando di condurre un esperimento olandese.

Tutti i giorni, faccio almeno 1 km in bici, e poi ritorno a casa.

Pioggia, vento, freddo, non importa.

In media, ne faccio molti di più (sono già a più di 90 km per il mese).

Ma 1 km più ritorno lo voglio fare anche se diluviasse per 24 ore di fila.

Perché sono sicuro che hanno meno il raffreddore in Olanda che a Milano.

E che esporsi agli elementi, anche a Milano, faccia molto più bene che male.

Pubblicità ed effetto placebo

Quando si conducono test per capire se un farmaco ha degli effetti terapeutici oppure no, si dividono i pazienti in due gruppi: a metà viene dato il farmaco, all’altra metà una pillola colorata uguale ma senza principi attivi. È un errore, e non un errore casuale.

Soprattutto per patologie che passano anche da sole, tipo forme lievi di raffreddore, bisognerebbe dividere i pazienti in tre gruppi: a un terzo non si dà nulla, a un terzo il farmaco, a un terzo una pillola colorata uguale ma senza principi attivi.

Ci si “dimentica” del gruppo a cui non dare nulla perché il gruppo a cui viene dato “nulla” elimina parte dei “miracolati” grazie al farmaco. Studi scientifici hanno dimostrato che, per forme lievi di depressione, il 25% delle persone migliorano da sole; il 50% grazie all’effetto placebo e ben il 25% per gli effetti delle porcate chimiche somministrate…

> Si veda: Lost Connections. L’errore, diciamo così, di cui sopra è descritto nel Capitolo 1, ed è solo l’inizio della truffa “scientifica”. Molto interessanti anche i capitoli 2, 3 e 4.

Pubblicità su Internet

Una truffa non tanto diversa succede con la cosiddetta pubblicità su Internet. Le nuove e straordinarie possibilità di targettizzazione fanno sì che… They’re targeting personalised ads at an audience that is already very likely to buy their product.

O, per dirlo con le parole dei giornalisti Jesse Frederik e Maurits Martijn:

Picture this. Luigi’s Pizzeria hires three teenagers to hand out coupons to passersby. After a few weeks of flyering, one of the three turns out to be a marketing genius. Customers keep showing up with coupons distributed by this particular kid. The other two can’t make any sense of it: how does he do it? When they ask him, he explains: “I stand in the waiting area of the pizzeria.”

La scienza è una cosa complicata, e bisognerebbe lasciarla agli scienziati. Non ai markettari che, in media, sono l’anello mancante fra le scimmie e l’Homo Erectus.

E certamente non alle aziende farmaceutiche che non fanno altro che manipolare i test scientifici. E la pubblicità non è scienza in ogni caso, tra l’altro…

Il grande errore della Spagna

Il grande errore della Spagna è stato non sedersi al tavolo quando ancora avrebbero potuto concedere poco e cavarsela. O ingannare gli avversari, molti dei quali non aspettavano altro che farsi fottere. O anche fare un referendum vero e vincerlo.

Il secondo e forse fatale grande errore della Spagna è stato voler far fuori, per via di una magistratura che è tutto tranne che indipendente, i leader indipendentisti, molti dei quali sono in effetti meno indipendentisti di quello che sembra.

2012

Nel 2012 capitai per caso a Barcellona il giorno precedente la prima grande manifestazione apertamente indipendentista. Diverse persone mi dissero: noi vogliamo votare e vogliamo l’indipendenza, ma i nostri politici non vogliono oppure hanno paura.

Dopo aver fiutato l’aria che tirava nel 2012, molti di quei politici, a partire da Artur Mas, fecero finta di convertirsi in indipendentisti. A Madrid confusero l’effetto per la causa. Si convinsero che il movimento indipendentista lo avessero creato i politici.

Oggi

Oggi ben nove di quei politici sono rinchiusi in prigione, condannati a pene assurde e vergognose che neanche Erdogan in persona avrebbe comminato, e diversi altri se ne sono andati in esilio all’estero, in Paesi normali: Belgio, Scozia e Svizzera.

Oggi non c’è più nessuno con cui parlare, nessuno con cui trafficare sottobanco e nessuno da ingannare. Oggi è una lotta fra il popolo catalano che vuole liberarsi da un giogo che dura da tre secoli e il potere di sempre che non vuole mollare la colonia.

Con i politici di primo piano in carcere o in esilio perché secondo la Spagna hanno osato troppo, e largamente screditati presso gli indipendentisti perché accusati di aver fatto troppo poco, chi sta orchestrando le tante proteste e manifestazioni?

Tsunami

Chi c’è dietro i cosiddetti CDR, i Comitès de Defensa de la República? Chi c’è dietro Pícnic x República? Chi c’è dietro Tsunami Democràtic? Non è chiaro. Probabilmente non lo sanno in molti, e chi lo sa di sicuro non lo racconterà all’Inquisizione spagnola.

È la società civile catalana che ha deciso di prendere in mano le redini del processo. Ce la faranno? Non ce la faranno? Per farcela, devono rendere la situazione intollerabile per la Spagna, per l’Unione Europea, per gli Stati Uniti o per i mercati finanziari.

Hanno in mano il loro futuro. E hanno un alleato straordinario: il Paese colonizzante che non ne vuole sapere nulla, non vuole informarsi, non vuole discutere di nulla. Come disse già Cánovas del Castillo nel 1896: Cuba nunca será independiente.

Basta vincere a Praga

Basta vincere a Praga, contro la squadra più forte del girone. Il Barcelona quest’anno fa cagare, c’è solo Messi. Col Barça a San Siro si può vincere anche 4-0. Coraggio!

io sono un populista

Leggo, velocemente, questo articolo: Wall Street non sta cagando soldi ai Dems per le elezioni al Senato perché sono molto preoccupati che possa vincere la nomination Elizabeth Warren, e non faccio che convincermi di una cosa: io sono un populista.

E quale sarebbe l’opposto di populista?

Stare con Serra, l’amichetto di Renzi?

Stare quieti e non dare noia a Wall Street, come Obama?

Lo ripeto: io sono un populista.

E non solo un populista, ma anche un populista convinto, anzi convintissimo, di come si debba vietare la pubblicità politica. E non solo vietare la pubblicità politica su Twitter e sul sito blu del cretino con le ciabatte, ma proprio vietare la pubblicità politica ovunque.

Tre domande sulla Catalogna

Quando sento persone contrarie all’indipendenza della Catalogna, vorrei chiedere loro:

1. Non vi pare normale che ogni comunità che parla una lingua abbia diritto ad avere un proprio Paese, in modo che, ad esempio, non succedano cose come questa, vergognosa, di ieri? A proposito: complimenti invece all’Extremadura Unión Deportiva, che ha dichiarato pubblicamente che sono totalmente contrari alle discriminazioni linguistiche.

2. Lo sapete che vi sono una decina di milioni di persone che parlano o almeno capiscono catalano in Europa, e che la Wikipedia in catalano è più grande di quella in svedese, cioè di un Paese ricco, colto, indipendente etc? Ovviamente, è anche più grande di Wikipedia in greco, ungherese, ceco, norvegese, serbo, croato, bulgaro e molte altre lingue europee.

3. Quando si sarebbe esaurita la finestra di opportunità per farsi avanti e dire al mondo che si vuole avere un proprio Paese? Perché vi suona normale che vi siano Paesi in cui si parla italiano e francese, senza contare in questi due Paesi la lingua è stata imposta con la violenza, e strano invece che un altro Paese non voglia rinunciare alla propria lingua?