Lo scooter sharing a Milano

Ho una mia teoria sullo scooter sharing a Milano.

Esattamente come il car sharing, è una pubblicità per le automobili. Che infatti a Milano, sotto la “sinistra”, sono tornate ad aumentare per la prima volta da due decenni.

DriveNow, poi, è chiaramente una concessionaria BMW per strada.

Lo scooter sharing

Sta andando bene, lo scooter sharing a Milano?

La mia teoria è la seguente: i responsabili marketing delle case che producono motorini hanno visto che gli stalli delle bici del BikeMi sono diventate uno dei punti di aggregazione dei giovani teen milanesi e sono andati nel panico più totale.

Farebbero qualunque cosa, anche in perdita, pur di non vedere i quindicenni in bici.

Opportunità con Internet of Things

Vi sono un sacco di opportunità per l’Italia con l’arrivo dell’Internet of Things.

Ad esempio, mentre Mozilla implora Amazon, Target, Walmart e Best Buy di smettere di vendere insecure connected devices (come se invece ve ne fossero di connected e secure…), le associazioni di produzione di mobili, letti, oggetti di design etc italiane potrebbero fare una bella campagna mondiale dicendo:

Noi siamo italiani, non ci facciamo i cazzi vostri. Le nostre lampade, i nostri armadi e i nostri letti non sono connessi.

Perché è inutile e anzi dannoso e ridicolo correre dietro a una modernità per la quale non siamo tagliati e che è un’autentica distopia.

Perché inserire strumenti di controllo e sorveglianza in prodotti fatti bene o di lusso è una follia. Come la TV in camera in un agriturismo.

In un agriturismo, nel 2019, devi mettere una cassaforte in cui gli ospiti possano lasciare i telefoni. Se la vogliono aprire, sono 50 Euro.

Perché bisogna avere il coraggio di dire no. Bisogna avere il coraggio di essere diversi. Bisogna avere il coraggio di prendere posizione.

Perché When The World Zigs, Zag.

Le stanno provando tutte

Un figlio di egiziani vince il Festival di Sanremo. Bravo? Lo meritava? Non ne ho idea. Per me togli Gaber, De André e poco altro e butta pure tutto nel cesso. Ma con “Soldi”?

La parte di un commissario di polizia siciliano la fa un romano. . Che, guarda caso (e non da ieri, per carità) è anche il fratello del Presidente della Regione Lazio del PD.

Ovviamente, il Commissario Montalbano è a favore degli immigrati.

Le stanno provando tutte.

La cosa peggiore è stata dare la nazionale a Mancini solo perché era l’unico allenatore che non odiava quello che Mourinho chiamava simpaticamente “un neurone”.

Gli avrebbero voluto dare anche la fascia di capitano. E certo! Un esempio perfetto di serietà, di modestia, di sportività, di vita d’atleta. Tipo Zoff. O Paolo Maldini.

Le stanno provando tutte. Ma non ce la faranno.

Ti ricordi quel famoso 41%? Io ho come idea di sapere chi lo prenderà alle Europee.

Perché, come cantava Jimmy Cliff: The Harder They Come, The Harder They Fall.

Le mezze fighe

Avrei potuto intitolare questo post “Le milanesi imbruttite in palestra”. Oppure: “Storie vere di vita non vissuta milanese”. Invece, ho scelto: Le mezze fighe.

Ho l’ottima abitudine di non ascoltare mai la musica in palestra. Le cazzate che senti se sei un minimo presente valgono da sole il prezzo dell’abbonamento.

Mesi fa sento parlare di una che conosco per nome. Ci salutiamo, ma solo metà delle volte. E’ una bella ragazza del Sud ma ormai pienamente milanesizzata.

Non giriamoci intorno: sono le peggiori. Quasi allo stesso livello di quelle brasiliane che dopo due mesi a Milano hanno la borsetta Louis Vuitton. Meus Deus!

A un certo punto, uno tira fuori il cognome di questa ragazza. Stranamente non ho lasciato il telefono nell’armadietto. Facebook, login, nome + cognome.

Foto interessanti. E’ più gnocca di quello che pensavo o ha un fidanzato-schiavo fotografo? In metà delle foto, però, si auto-tagga #LongLegs. Ossignùr.

Fast-forward a oggi, domenica 10 febbraio. Vedo una che conosco. Ci siamo fatti il filo fin troppo a lungo, ma come tutte le milanesi semi-fighe è fidanzata.

Il concetto di semi-figa è diverso da quello di mezza-figa. Il primo è estetico; il secondo, comportamentale. Behaviourhal, come dite voi del diggital.

Sto correndo sul nastro. Le faccio un cenno di saluto. Risponde con un semi-saluto, con quell’indifferenza studiata che dev’essere l’ultima cosa che ha studiato.

Ma il bello deve ancora venire. Sul nastro di fianco a me sta correndo uno che deve avere l’età di suo papà ma che pare essere un suo fan su Instagram.

“Le ultime foto che hai postato sono proprio fuori norma”, le dice. Io rido. Lei imbarazzata. Lui pensa che non abbia capito. Glielo ripete. Rido di nuovo.

Perché, diciamocelo, viviamo in tempi meravigliosi.

Blue screen

Venti anni fa era di moda vantarsi di aver letto uno dei libri più ideologici di tutti i tempi, The Cluetrain Manifesto. Chris Locke, in particolare, parlava di come una certa avanguardia della Rete non passasse più le serate solo in ricezione, abbagliati dalla luce blu del televisore, bensì in Rete, a parlare gli uni con gli altri, a costruire un nuovo mondo.

Magari vi era anche del vero, solo che poi le cose sono cambiate e in modo molto veloce.

La Rete è diventata di massa, le “conversazioni” sono diventate un becero berciare su Facebook, e ci siamo ritrovati con un presidente ex tronista televisivo.

Stasera ho visto addirittura uno col telefono in mano in sauna, intento a seguire gli importantissimi post dei suoi amici su Facebook. E la luce blu che veniva riflessa sul suo viso mi ha ricordato di quanto eravamo stati ridicolmente ottimisti.

AI is the New New Thing

The computer industry is the only industry that is more fashion-driven than women’s fashion.

— Larry Ellison