From Search to Social

In 2012, Eric Schmidt was embedded in Barack Obama’s re-election campaign.

In 2016, Facebook investor Peter Thiel backed Donald Trump’s campaign.

What’s next?

Are we going to have an Airbnb President or a Uber President in 2020? :-/

SalviniBlocker

I giornali di sinistra/mainstream non fanno altro che parlare di Salvini? Per quelli di sinistra/mainstream (perdonami, ma che PD e Leu siano sinistra lo fai credere a qualcun altro) che non lo vogliono più vedere c’è il SalviniBlocker. Per quelli che non andavano a votare, c’è la sensazione che Salvini stia smuovendo un po’ le acque.

Trump, con i suoi tweet rilanciati da New York Times, Los Angeles Times e Washington Post, fino a che riuscivano ad arrivare in Ohio, Pennsylvania e Michigan, dove Twitter non lo usa quasi nessuno, evidentemente non ha insegnato nulla.

Ma questa, d’altronde, è la parte più intelligente del Paese. Si vede.

The best minds of my generation

I’ve seen the best minds of my generation
destroyed by startups, gluttonous mercenary bridled

entombing themselves in the cubicle halls
in an instant, hawking for a liquidity event.

Amy Hoy

Oh, and isn’t it time to ditch Twitter and join Mastodon?

Chi è il più cialtrone del reame?

Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più cialtrone del reame?

Vediamo… puoi scegliere fra:

– Chris Anderson

– Elon Musk

– Mark Zuckerberg

Ma prima apriamo una simpatica parentesi: El Diario ci fa notare che più diventano ricchi, e più sembrano giovani. Musk ha ritrovato i capelli, come Antonio Conte; Bezos 20 anni fa sembrava un elfo e oggi sembra Putin che scuoia una tigre siberiana a mani nude…

Chiusa parentesi.

Il più intellettualmente disonesto secondo me è Chris Anderson, il sostenitore della “coda lunga”, che alla prova dei fatti è risultata essere una balla, della “rivoluzione del gratis”, che non ha dato grandi risultati, e addirittura della fine del metodo scientifico (!).

Zuck? Eh, no: bisogna avere un intelletto per essere intellettualmente disonesti, e quindi Zuckerberg, che per me è una specie di Renzi in ciabatte, è fuori concorso.

Zuck è, invece, il più pericoloso: è uno che studiava a Harvard in mezzo a migliaia di ventenni, e la sua grande idea è stata di creare un sito per… dare i voti alle compagne di corso. E’ uno che entrava nelle email altrui. E’ uno con profondità intellettuale uguale a zero e che ha la responsabilità dei dati di vita, morte e miracoli di 2 miliardi persone.

Peggio di tutto, Zuck, con quella sua strana ossessione per “connettere” il mondo — e poi? Che succede se quella “connessione” serve a incitare la pulizia etnica in Myanmar? — a me ricorda un po’ Alden Pyle, il giovane neolaureato di The Quiet American:

I never knew a man who had better motives for all the trouble he caused.

E Musk? Preferisco Taco Carlier, il fondatore delle bici VanMoof. Musk è il tecnopaninaro per eccellenza. Leggi cosa pensa di Musk e della Silicon Valley Zeynep Tufekci.

Duracell

Siamo nel 2018 e i telecomandi delle televisioni funzionano ancora con le spirali di ferro e le pile usa e getta con cui trenta anni fa facevamo andare il Walkman.

E voi mi volete far credere che fra 2 anni avremo un’auto elettrica “che si guida da sola”? E che addirittura risolveranno i problemi delle città – anzi, delle smart city?

Avete visto troppa televisione. E siete dei tecno-paninari senza speranza.

The Real Zuckerberg

The striking thing about the real Zuckerberg, in video and in print, is the relative banality of his ideas concerning the “Why” of Facebook. He uses the word “connect” as believers use the word “Jesus,” as if it were sacred in and of itself: “So the idea is really that, um, the site helps everyone connect with people and share information with the people they want to stay connected with….” Connection is the goal. The quality of that connection, the quality of the information that passes through it, the quality of the relationship that connection permits—none of this is important. That a lot of social networking software explicitly encourages people to make weak, superficial connections with each other (as Malcolm Gladwell has recently argued), and that this might not be an entirely positive thing, seem to never have occurred to him.

Zadie Smith (2010)