Generazione Jovanotti

In Italia siamo pieni di politici della Generazione Jovanotti.

Quelli che…

Ciao mamma guarda come mi diverto!

Gente smarrita…

Oppure troppo in posa.

Il problema è che in Italia la politica non è servizio, ma un’occasione di farsi vedere.

Altrove è diverso

Il primo ministro olandese Mark Rutte può anche stare antipatico.

Però continua a insegnare qualche ora alla settimana in una scuola pubblica.

E ci tiene a scriverlo sul curriculum.

(e probabilmente ci va in treno e/o in bici)

Oppure prendi il primo ministro irlandese, Leo Varadkar.

Ha scelto di tornare a fare il medico part-time durante l’emergenza Covid-19.

120 milioni di bonus per le bici

A volte mi chiedo: i giornalisti in Italia proprio non ce la fanno?
Perché nessuno non prova mai a ragionare con la propria testa?

Ho fatto due passi prima del caffè. 120 milioni di bonus per le bici.

Per prima cosa: FCA ha chiesto un aiuto di ben 6,3 miliardi Euro.
Sì, teoricamente un prestito, agevolato e probabilmente eterno.

Ma lasciamo perdere i produttori di stufe su quattro ruote.
Non amo il buono sconto per le bici. Ma non per motivi ideologici.

Roma

Raggi dice che con 3,8 milioni di Euro si possono fare 150 km di nuove corsie ciclabili.

Io ho i miei dubbi. Ma se costa davvero così poco, perché non l’avete fatto prima?

E soprattutto: se è vero che costano così poco, siamo sicuri che quei 120 milioni di bonus non sarebbe meglio spenderli per fare 4.736 km di corsie ciclabili?

Facite Ammuina

La verità è che le cose sono ben più complesse. E a nessuno interessa risolvere nulla.

Tutti chilli che stanno a prora vann’a poppa e chilli che stann’a poppa vann’a prora.

Un po’ di piste ciclabili, dei soldi perché si comprino le bici da usare al mare, e la parola sharing da tirare fuori, alla cazzo, quando qualcuno volesse saperne di più…

Il buono sconto per le bici

Andiamo diretti al punto: Il buono sconto per le bici non dovrebbe esistere.

Meglio ancora: Il buono sconto per le bici non dovrebbe essere necessario.

Se lo Stato e gli enti locali facessero il loro dovere, nessuno dovrebbe essere incentivato a comprare una bicicletta. Sì, magari potrebbe aver senso lo stesso per il 10% dei più poveri. Aiuto! Stavo per scrivere meno abbienti, ma detesto il politicamente corretto.

Invece, le nostre città sono state svendute, anzi regalate, a Fiat e compari da cinquant’anni; il settore pubblico non fa il proprio dovere e non consente a chi vuole di spostarsi in città nel modo più veloce e sensato e senza inquinare di poterlo fare in sicurezza.

E quindi?

E quindi, è un classico: il settore pubblico che lavora male si appella al mercato.

A soluzioni tecnologiche — auto a idrogeno, car sharing, auto elettriche e magari anche auto volanti — che dovrebbero risolvere tutti i problemi per magia, in un futuro non meglio specificato, un po’ come il ritorno di Gesù sulla Terra o l’arrivo del comunismo.

E ai buoni sconto. Per fortuna sta la crisi e FICA FCA è ormai un’azienda olandese, e quindi invece del mitico (!) ecobonus (sic) di Prodi per comprare un’auto nuova adesso ci danno qualche centinaio di Euro per comprare una mountain bike da usare al lago…

Facebook e la libertà

Leggo, incredulo, un articolo di Mattia Feltri dal titolo Facebook e la libertà. Il problema non è Facebook, ma un’Europa che ha rinunciato a provare a creare qualcosa di meglio.

E gli stessi giornali e giornalisti che usano Facebook per promuovere quanto scrivono.

In Spagna i giornali hanno deciso che non volevano che Google News usasse i loro articoli (dio santo, stavo per scrivere: contenuti!) e news.google.es non esiste più.

Non ho mai capito l’avversione nei confronti di Google News e l’amore per Facebook. Secondo me per i giornali il primo è un alleato e il secondo è il nemico.

Forse i giornali amano Facebook perché lì riescono ad avere un grado di interazione che sulle loro pagine non hanno, ma è un errore madornale e forse sarebbe ora di fare la guerra a Facebook, piuttosto che a Google News. Ma chi li convince a smetterla e a esigere, tutti, che nessun articolo pubblicato sui loro siti possa essere postato su Facebook?

Numeri e piste ciclabili

Milano ha 1,4 milioni di abitanti e 700 mila auto. Ogni giorno feriale entrano in città altre 800 mila auto. Il metrò trasporta 1,4 milioni di passeggeri al giorno.

Col distanziamento, ne muoverà solo 400 mila.

Di quel milione che non si sa come si muoveranno, non mi sembra un azzardo dire che 200 mila si muovono sull’asse Sesto-Duomo. In Comune pensano davvero che basti tracciare una pista ciclabile col pennello larga un metro di fianco ai tubi di scappamento e ai clacson per risolvere il problema? Se è davvero così semplice, perché non l’hanno fatto prima?

Intanto…

Intanto, mentre Milano pennella 1 km alla settimana di piste ciclabili, 22 km in 5 mesi, da fine aprile alla fine dell’estate, Londra e Parigi chiudono intere strade e pezzi di città alle automobili e New York ha deciso di chiudere 100 miglia, cioè 160 km, di strade alle auto…

Magari hanno fatto i conti e hanno capito che 22 km di piste ciclabili non servono a nulla.

Le cose facili mai!

Che so, chiamare Anghela e dirle: Guten Tag, sono Giuseppi!

Voi la fate open source, vero? E decentralizzata, vero?

Ecco, la vogliamo usare anche noi, e invece di fare i diggital cièmpions o lo Stato biscazziere che investe in startup che poi si compreranno gli ammerreggani, chiediamo a tutti i programmatori italiani di buona volontà di darci un’occhiata e magari darvi una mano.

No, le cose facili mai!

Troppo difficile, fare le cose facili. Meglio farsi fare una app da un’azienda di gaming con l’aiuto (aiuto!) di un ospedale privato e un’azienda di marketting…