Realtà aumentata

La realtà aumentata è un po’ come le nuove versioni di Winzozz negli anni ’90.

Un po’ come quelle servivano a far vendere migliori processori a Intel, così la realtà aumentata serve a giustificare ripetitori sempre più potenti per darci una banda sempre più larga per vedere cazzate sempre più inutili, fino a quando ci friggeremo tutti.

Send More Info

Ai tempi d’oro, nel lontano anno 2000, c’era un’azienda americana che si chiamava SandMoreInfo. Le informazioni che mandavano erano email pubblicitarie, e il principio su cui si basava il tutto era che l’utente guadagnava dei soldini per ogni email ricevuta, o forse per ogni email aperta per le campagne fatte dai markettari un filo meno gonzi.

Mandamene ancora, Sam! Queste comunicazioni, insomma, erano una scocciatura per la quale l’utente andava ricompernsato. Su un simile principio si basava AllAdvantage, o in Italia NetFraternity e Payland: la pubblicità, in questo caso una barra di navigazione con banner extra, è una rottura di cazzo e se vuoi che me la sorbisca, mi devi pagare.

Ovviamente per l’inserzionista la cosa non funzionava: già il formato, il banner, è il peggior formato pubblicitario della storia; se aggiungi a questo un pubblico di ragazzini interessati solo a fare soldi guadagnando navigando, la frittata è fatta.

Brand Love

Quello che non mi spiego è come si sia potuti passare da “la pubblicità è una rottura di cazzo” (e mi devi pagare per sorbirmela), che è la pura e semplice verità, a “la gggente ama il nostro brand” (di cacciaviti) oppure “la gggente vuole avere conversazioni su Facebook” (con lo stagista dell’agenzia PR) con il nostro brand (di yogurt). Misteri della fede.

La prossima stronzata

Già forse tre o quattro anni fa un amico e lettore di questo blog, uno che capisce bene dove tira il vento, mi disse: se vuoi cambiare — cambiare? Marco, tu questo lo chiameresti cambiare? — devi buttarti sulla realtà aumentata.

E io, basito: cioè vuoi dire che sarà la nuova frontiera per i markettari senza cervello?

Oggi ne ho avuto la conferma: è la prossima stronzata.

Su Linked ho appena visto una posizione per Head of Metaverse.

Metaverse/AR/VR. Fatemi scendere, e di corsa, per favore.

E la cosa più strana è che era per un’azienda del settore lusso.

Mentre il metaverse per me è uno dei tanti modi — Netflix, calcio, maria libera — di tenere buoni e rincoglioniti l’ex classe operaia. Altro che paradiso.

Il metaverse è una delle tante distopie che, temo, diventeranno realtà.

Ti lascio con un link: The Metaverse Has Always Been a Dystopian Idea.

La parola del decennio

La parola del decennio 2010-2019 è stata selfie, subito diventata di moda grazie a Renzie e grazie a frotte di giornalisti per i quali era semplice da pronunciare.

Speriamo che la parola degli anni 2020 possa non diventare Covid.

i sovranisti

Per la serie: Parole che non capisco, oggi proviamo a parlare de i sovranisti.

Chi sono? E soprattutto: perché è una cosa terribile essere un sovranista?

Cos’è l’opposto di sovranista? È forse un bene farsi eleggere per poi essere un pupazzo di Washington, Francoforte, Bruxelles, le grandi banche o le grandi multinazionali?

Orban

Uno dei più temibili sovranisti è Orban. Ora, io Orban non so neppure che faccia abbia. Inoltre, al contrario dell’utente Facebook medio, io l’ungherese non lo so leggere.

Quindi di Orban posso solo dire che quasi tutti ne dicono peste e corna.

Dicono, ad esempio, che sia omofobo. Come detto, non ho il piacere di conoscerlo, né leggo i giornali ungheresi. Però ho visto che a Budapest hanno appena organizzato un Gay Pride con 30 mila partecipanti, e che vi hanno partecipato diversi politici europei, e che nessuno ha fatto problemi, pur in tempi di Covid, per farli entrare nel paese.

A volte mi viene il dubbio — anche se so che non dovrei, che la sinistra culturalmente imperante ci chiede di credere, obbedire e combattere, non certo di farci venire dei dubbi — che magari sia odiato per le sue scelte economiche. Scelte magari anche sbagliate nel medio periodo (nel lungo siamo tutti morti, come diceva Keynes) ma legittime.

Altrimenti, tanto vale lasciar decidere sempre Washington, Francoforte e Bruxelles.

Come risponde la sinistra?

Come risponde la sinistra a questo o a qualunque altro dubbio? Col silenzio.

Con chi dice che chi ha votato per Trump aveva delle ragioni — anche se a dirlo fosse Michael Moore, non vogliono neppure parlare; con chi dice che il Regno Unito aveva delle buone ragioni per voler uscire dall’Unione Europea; con chi fosse contrario alle piste ciclabili o a qualunque altra cosa che a sinistra hanno deciso essere cosa buona e giusta.

Un po’ di tempo fa ho letto che uno dei promotori dell’uso della bicicletta a Milano diceva che “con gente che è contraria alle piste ciclabili io neppure vado a parlare”.

E bravo pirla! Con chi vuoi andare a parlarne, con chi è già d’accordo con te?

In Inghilterra

In Inghilterra ormai l’hanno capito. Jonathan Pie, in primis. Qui intervistato dalla CNN.