Conversazioni con i consumatori

Meno di una decina di giorni fa sono passato a Brave, che mi fa vedere ogni volta che lo apro quante pubblicità e tracker blocca. “Pubblicità e tracker” mi sembra mele e pere, ma detto questo…

più di mille al giorno.

Ora, qualcuno pensa davvero che, assaltati da più di mille pubblicità al giorno, i mitici consumatori, questi esseri la cui vita serve solo a consumare l’output delle fabbriche, possano voler conversare di alcunché con alcune di queste pubblicità?

Io capisco raccontarsela, ma francamente tutto dovrebbe avere un limite.

E ti dirò di più

Sai quando i consumatori parlavano delle pubblicità?

Quando erano di meno, su formati migliori e di fatto più interattivi, come la carta, e quando creatività non era una brutta parola, una parola pericolosa e che incuteva timore o una parola senza senso, esattamente come conversazioni.

Quando la pubblicità era arte e non direct marketing fatto da cyborg.

La morte di Grey

Grey, l’agenzia di pubblicità, è stata ammazzata. È stata ammazzata dai propri padroni, un’azienda che una volta produceva carrelli per la spesa e che oggi ciancia di essere una Creative transformation company, whatever the fuck that means.

In mezzo, per uno strano caso del destino, WPP ha comprato un grande numero di agenzie di pubblicità, senza però capire mai molto di pubblicità. Se hai due brand, AKQA e Grey, quanto devi essere scemo per preferire il primo al secondo?

E questa gente poi vuole disegnare strategie di branding per la tua azienda?

1917

Grey fu fondata nel 1917, l’anno della rivoluzione in Russia.

Grey fu la prima fra le cosiddette Seventh Avenue Agencies, in mano a impresari non WASP, in questo caso ebrei che lavoravano per le aziende, spesso di ebrei, che producevano vestiti nel Garment District di New York, a fare il grande salto.

Grey fu dove trovò il primo lavoro importante Bill Bernbach, e dove produsse pubblicità come queste per Orbach’s, un grande negozio di vestiti newyorkese.

Grey fu l’agenzia dove Bernbach divenne inquieto, contrario all’idea della pubblicità scientifica e dove finì per scrivere questa lettera ai suoi capi.

Grey è stata l’agenzia di Procter & Gamble per 6 o forse 7 decenni. E quelli di P&G, loro sì ne capiscono di brand e di riconoscenza e non si sono scordati della cosa.

Grey lavora per un quinto delle Fortune 500, le 500 più grandi aziende al mondo.

Vs.

AKQA is a digital design and communications agency.

Mala tempora.

Ora tocca a GMail

Curioso che Google parli di GMail come di uno strumento per aumentare la produttività.

Produttività?

La produttività di chi o di cosa?, chiedo io.

La produttività dei dati che hanno su di me, sempre di più, in modo da potermi servire banner sempre più targettizzati, come se la cosa cambiasse la logica dello strumento pubblicitario più brutto, povero e inutile di tutti i tempi?

È per quello, immagino, che devo fare 6 click per fare log-out.

Da tre anni. Poi uno si rompe i coglioni, se ne va e sbatte la porta.

Quindi da domani non lo usi più?

Eh, magari. È più complicato. Tutto è possibile, ma ho anche altro da fare.

E ho due progetti di un certo peso, i libri e un altro, che sono su GMail.

Prima della fine del mese staccherò GMail dal telefono. Adesso devo capire quali email spostare sul nuovo indirizzo, e di quali fare un più semplice forward.

Il telefono e Google non devono parlarsi. Terrò un browser solo per GMail sul Mac.

There goes Chrome…

Dopo anni — e anni a pensare che prima o poi sarei passato a Epic o magari a Safari…
Via, si butta via tutto! Ho provato Iridium e poi ho deciso di passare a Brave.

Già che c’ero, ho buttato via Epic, che per troppi anni aveva rappresentato…
il browser con logo brutto come la fame a cui però un giorno prima o poi passerò.

Chi è il prossimo? Il prossimo a finire nell’immondizia, ovviamente, è GMail. Su Chrome sul Mac blindato da anti-tracker e ad-blocker, funziona ormai proprio male.

Non mi mancherà. Ma prima si fanno le cose più difficili. Prima lo si fa saltare sull’iPhone, dove funziona fin troppo bene, ma per i cazzacci di Google, non per me.

Dura mollare Chrome

I bookmark di Firefox fanno pena. Inoltre, sti imbecilli mi hanno appena resettato tutto e rimesso Google come motore di ricerca. Tu ti fidi di una fondazione da due mila dipendenti che continua a perdere quote di mercato e ha stipendi fuori controllo?

Quelli di Cliqz hanno deciso di bruciare in fretta e furia i soldi che rimanevano in banca mentre arrivava il lockdown, salvo poi lasciarci questo patetico messaggio.
E i loro bookmark facevano pena. Come pure su Min, Vivaldi e Waterfox.

Chromium

I bookmark di Epic sono uguali a quelli di Chrome, quindi ottimi. Però poi hanno altre paranoie tutte loro, tipo che non amano DuckDuckGo, o forse non si sono trovati d’accordo sul prezzo, e quindi per il motore di ricerca posso scegliere solo fra…

Come avrai intuito, inizio a temere che la scelta sia fra continuare con Chrome con le mutande di ghisa oppure usare Safari che però trovo tanto bello e razionale sul telefono quanto strano e difficile da usare sul Mac.

Eppur non ci arrendiamo! Ho deciso di fare un tentativo con Brave e con Iridium.

Si occupano loro del tuo brand

Tranquillo, si occupano loro del tuo brand. WPP ha deciso di mandare in pensione Grey, un’agenzia di pubblicità con 103 anni di storia, e da 70 anni l’agenzia di P&G.

Ma tranquillo, avranno sicuramente un hipster venticinquenne che, sotto lo sguardo rincoglionito di un altro cretino del doppio dell’età tipo quello che avrà avuto questa brillante idea, sarà in grado di elaborare strategie digitali innovative per il tuo brand.