Corporate twittering…

L’azienda x è leader di mercato…
L’azienda x presenta il nuovo modello di SUV
L’azienda x inaugura un concept-store a Roma
Il titolo dell’azienda x sale ancora in borsa

Non so perché, ma mi sembra abbia senso, che le aziende sono abituate a conversare in 140 caratteri quando va bene, e spesso anche molti di meno…

Purtroppo è vero: i blog fanno schifo

Ha un bello scrivere Massimo. Cioè, tante delle cose che dice sono vere. Dire che “i blog” – tutti? – fanno schifo non ha molto senso. E’ vero che è pieno il mondo di gente che non appena sente dire “blog” dice “cheppalle!”. E tanti di questi detrattori della blogosfera passano le giornate dentro la blogosfera a commentare sui blog dicendo che i blog sono uno schifo, invece di fare delle critiche sensate come (a volte) Fabio. E magari, per ironia, dicono pure che i blog sono autoreferenziali. Loro no, immagino.

Purtroppo, però, è ormai abbastanza vero che i blog in Italia fanno schifo. Non schifo come volevano farci credere anni fa molti giornali e molti giornalisti, preoccupati di non essere più i soli galli nel pollaio. Non fanno schifo perchè sono solo dei diari di ragazzini (e che fastidio daranno mai?). O perchè le informazioni che finiscono sui blog non sono “controllate”? Controllate in che senso, poi? E non solo sono un rifugio di frustrati o di persone che non hanno altro da fare. Magari fosse così!

Ieri sera al telefono un amico mi ha detto, dispiaciuto: i siti di “social news” hanno fallito. Come in tutte le cose umane, mi ha detto, le voci dei pochi che hanno qualcosa da dire sono state soffocate dai rompicoglioni e da chi usa questi servizi solo per ego o per favorire i propri interessi economici. E dal conformismo, aggiungerei. E’ un fenomeno che avevo osservato già nel 2000 su Ciao e ancor più su Epinions. Se appena appena provavi a scrivere una recensione un po’ fuori dagli schemi, venivi cassato.

A quei tempi, scoprivo i blog. Il primo, quello sul Cluetrain Manifesto scritto dal solo Doc Searls. Forse non leggo un numero sufficiente di blog italiani per dirlo, ma con poche eccezioni mi pare si possa dire più o meno quanto il mio amico ha detto dei siti di social news: hanno fallito. Hanno fallito perchè dominati da ego, soldi e conformismo. Perchè, purtroppo, più ti adegui all’andazzo, e più il tuo blog può essere uno strumento di carriera. O, peggio ancora, di “inciuci”, tramezzini, strette di mano e promesse.

Hanno fallito perchè le notizie sono “troppo” controllate. Un sacco di blog non hanno altro che notizie. Tutti le stesse notizie. Pochi, invece, hanno uno straccio di opinione. Questi secondi, ovviamente, non vengono inclusi in Google News, mentre i primi sì. E l’illusione che i siti di “social news” potessero essere diversi si è rivelata appunto solo un’illusione. E’ così anche negli Stati Uniti? Non lo so. Si può fare qualcosa per cambiare rotta in Italia? Ne dubito fortemente, vista la brutta piega che hanno preso le cose.

Paradossalmente, penso che gli unici attori che potrebbero cambiare le cose siano le aziende. Se avessero veramente voglia di mettersi in gioco, le aziende potrebbero capire che le “marchette as usual” – come pure la “pubblicità as usual” – tanto vale lasciarle ai loro uffici stampa “offline”, alla pubblicità in tivù, alle dotcom che nel 99% dei casi si sono volute comportare come “delle vere aziende” (agenzia PR, pubblicità, condizionare il “messaggio” etc) e ai nuovi eroi della blogosfera self-markettara. Stay tuned.

Sedici

Ciao Pupone Ciao.

Tu due gol nella partita decisiva non li hai mai fatti e non li farai mai.

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a one trick pony

Questa, come noto, la definizione di Google secondo Ballmer. Non male, anche se il suo predecessore aveva addirittura detto che the Internet is just a fad. Il trick è la pubblicità, sola fonte di entrata di Google. Come se fare una sola cosa, ma molto importante e molto bene, fosse qualcosa di cui vergognarsi. Come se, al contrario, Microsoft facesse invece utili non solo da software pieni di problemi e di cui esistono in giro alternative migliori, gratuite e non.

E poi, i pony al limite sono due. Adwords, che presto fatturerà quanto Windows, e Adsense che presto (o no? L’articolo non lo dice) fatturerà quanto Office. E il software gratuito sta benone, direi, e ha almeno in parte anche trovato un modello di business (i servizi di assistenza e di configurazione). Mentre mi pare più difficile far fuori Google offrendo, che so, un motore di ricerca “più gratuito” per gli utenti, oppure pubblicità gratis per gli inserzionisti ;-)