AD 2000: DoubleClick. AD 2010: DoubleClick by Google. Duepuntozero, insomma. Da che si capisce che anche le nuove dotcom – ah, no, non si chiamano più dotcom, le dotcom erano quelle dell’altra stagione, quella che adesso pudicamente chiamano web1.0 – dipendono dalla pubblicità. Quindi, dov’è tutta sta novità di questo web2.0? A parte gli angoli smussati, le tagcloud e i nomi ancora più stronzi di quelli dello scorso giro…
Niu economi
Ciao Fabio
Pare sia vero, purtroppo. Nel mio piccolo, devo essere stato uno dei pochi a non averci quasi mai litigato, anche perchè ultimamente condividevo la maggior parte di quello che diceva. L’ho conosciuto circa 5 anni fa, per una intervista non banale su dating e social network. Ricordo che fu uno dei non molti a ringraziarmi per un piccolissimo omaggio natalizio fatto a tutti i giornalisti con cui avevo avuto a che fare. Ricordo il suo interesse per il mio libricino sulle dotcom andate a gambe all’aria. Ricordo che è stato forse il primo ad attaccare “il web2.0”. Ricordo il suo stile, spesso fin troppo polemico e che ha fatto sì che i suoi lettori ed estimatori fossero meno di quanti meritava – o di quanti meritavano di leggerlo. Pur molto triste per la sua scomparsa, sono felice che sia almeno riuscito a portare a termine il suo ultimo libro, Il Grande Inganno del web2.0. Ciao, Fabio.
Un mega di dati
Quanto costa un mega di dati? Via SMS, almeno mille dollari (considera che un sms con scritto: “ok” non sono certo 160 caratteri e lo paghi come gli altri). Molto peggio della voce, insomma. D’altronde, non è più un mistero che gli SMS sono il principale centro di profitto delle telco. Quello che di cui non mi capacito è la mancanza di startup SoIP (SMS over IP).
Che dici, facciamo un business plan e chiediamo a Telecom di finanziarci? ;-)
miti duepuntozero
I miei miti2.0 preferiti…
– il web è inerentemente buono, è il progresso, è libero. E le aziende del web, pure. Anche Cisco, Microsoft, Yahoo! e Google che aiutano il regime comunista in Cina.
– i blogger sono i nuovi giornalisti, e inerentemente più liberi e con meno condizionamenti. Tranne quelli che derivano dalla necessità di autopromuoversi.
– la blogosfera è dotata di una propria intelligenza, ed è addirittura in grado di far emergere quasi magicamente i contenuti e le idee migliori in modo libero.
– le folksonomy vanno bene – anzi, meglio – per qualunque cosa, anche per mettere in ordine nei cassetti i calzini e le mutande (o le posate di casa Weinberger).
– i blog, i wiki, i contenuti degli utenti, la collaborazione dal basso sono sempre e comunque meglio di qualunque altra cosa, per qualunque tipo di progetto.
– far scrivere i blogger che credono in modo fideistico alle panzane di cui sopra sui giornali rappresenta un chiaro passo in avanti, anzi è citizen journalism…
