Ciao Fabio

Pare sia vero, purtroppo. Nel mio piccolo, devo essere stato uno dei pochi a non averci quasi mai litigato, anche perchè ultimamente condividevo la maggior parte di quello che diceva. L’ho conosciuto circa 5 anni fa, per una intervista non banale su dating e social network. Ricordo che fu uno dei non molti a ringraziarmi per un piccolissimo omaggio natalizio fatto a tutti i giornalisti con cui avevo avuto a che fare. Ricordo il suo interesse per il mio libricino sulle dotcom andate a gambe all’aria. Ricordo che è stato forse il primo ad attaccare “il web2.0”. Ricordo il suo stile, spesso fin troppo polemico e che ha fatto sì che i suoi lettori ed estimatori fossero meno di quanti meritava – o di quanti meritavano di leggerlo. Pur molto triste per la sua scomparsa, sono felice che sia almeno riuscito a portare a termine il suo ultimo libro, Il Grande Inganno del web2.0. Ciao, Fabio.

Un mega di dati

Quanto costa un mega di dati? Via SMS, almeno mille dollari (considera che un sms con scritto: “ok” non sono certo 160 caratteri e lo paghi come gli altri). Molto peggio della voce, insomma. D’altronde, non è più un mistero che gli SMS sono il principale centro di profitto delle telco. Quello che di cui non mi capacito è la mancanza di startup SoIP (SMS over IP).

Che dici, facciamo un business plan e chiediamo a Telecom di finanziarci? ;-)

miti duepuntozero

I miei miti2.0 preferiti…

– il web è inerentemente buono, è il progresso, è libero. E le aziende del web, pure. Anche Cisco, Microsoft, Yahoo! e Google che aiutano il regime comunista in Cina.

– i blogger sono i nuovi giornalisti, e inerentemente più liberi e con meno condizionamenti. Tranne quelli che derivano dalla necessità di autopromuoversi.

– la blogosfera è dotata di una propria intelligenza, ed è addirittura in grado di far emergere quasi magicamente i contenuti e le idee migliori in modo libero.

– le folksonomy vanno bene – anzi, meglio – per qualunque cosa, anche per mettere in ordine nei cassetti i calzini e le mutande (o le posate di casa Weinberger).

– i blog, i wiki, i contenuti degli utenti, la collaborazione dal basso sono sempre e comunque meglio di qualunque altra cosa, per qualunque tipo di progetto.

– far scrivere i blogger che credono in modo fideistico alle panzane di cui sopra sui giornali rappresenta un chiaro passo in avanti, anzi è citizen journalism

Gli “UGC” non esistono

Trovami qualcuno che salva i propri bookmark su del.icio.us (o anche le proprie foto su Flickr) con lo scopo principale di aiutare gli altri a orientarsi nel mare magnum di Internet, o, addirittura, di aiutare Yahoo! a fare più pagine viste o a migliorare il proprio motore di ricerca, che sarebbe figo ma non ci arrivano neppure loro, e poi ne riparliamo.

Trovami qualcuno che su YouTube guarda soprattutto video come questo (brillante, per carità!) e non invece trailer di film, gol del campionato o spezzoni tratti dalla tivù, e poi ne riparliamo. Trovami qualcuno che frequenta un forum perchè chi lo gestisce possa fare tante pageview e metterci sopra un sacco di banner, e poi ne riparliamo.

Che solo una mente un po’ perversa, tipo quella che ha dominato il panorama editoriale dello scorso secolo, può pensare da un lato che tutti i contenuti servano solo come esca per la pubblicità, e dall’altro che gli utenti – che giustamente usano questi servizi solo per gli affaracci propri! – si prestino consciamente a questo gioco.

Tranne i blogger. Perchè nel caso, ormai quasi patologico, dei blog e dei blogger c’è ormai un sacco di gente che si è montata la testa e pensa di produrre contenuti, e altri che se li fanno produrre. A basso costo, e anche senza andare in Cina. Ma è una storia lunga, e serve un altro post…