Gli “UGC” non esistono

Trovami qualcuno che salva i propri bookmark su del.icio.us (o anche le proprie foto su Flickr) con lo scopo principale di aiutare gli altri a orientarsi nel mare magnum di Internet, o, addirittura, di aiutare Yahoo! a fare più pagine viste o a migliorare il proprio motore di ricerca, che sarebbe figo ma non ci arrivano neppure loro, e poi ne riparliamo.

Trovami qualcuno che su YouTube guarda soprattutto video come questo (brillante, per carità!) e non invece trailer di film, gol del campionato o spezzoni tratti dalla tivù, e poi ne riparliamo. Trovami qualcuno che frequenta un forum perchè chi lo gestisce possa fare tante pageview e metterci sopra un sacco di banner, e poi ne riparliamo.

Che solo una mente un po’ perversa, tipo quella che ha dominato il panorama editoriale dello scorso secolo, può pensare da un lato che tutti i contenuti servano solo come esca per la pubblicità, e dall’altro che gli utenti – che giustamente usano questi servizi solo per gli affaracci propri! – si prestino consciamente a questo gioco.

Tranne i blogger. Perchè nel caso, ormai quasi patologico, dei blog e dei blogger c’è ormai un sacco di gente che si è montata la testa e pensa di produrre contenuti, e altri che se li fanno produrre. A basso costo, e anche senza andare in Cina. Ma è una storia lunga, e serve un altro post…

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Noi, da queste parti, non abbiamo mai avuto dubbi. Era solo questione di tempo, e sarebbe arrivato anche il web3.0, con tanto di relativa conference (web3event.com).

E d’altronde, non ricordo più chi – Larry Ellison di Oracle, forse? – ha detto che l’industria hi-tech è seconda solo alla moda femminile quanto a… mode.

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Adesso ne ho le prove

Come sai, è da un bel po’ che penso che il “web2.0” – in particolare per gli amanti delle buzzword e per il circo della pubblicità su Internet – sia la nuova “new economy” (cioè, tutto e niente). Ora ne ho le prove. Uno degli sponsor di uno dei prossimi eventi2.0 è… Broadvision (remember?). Sì, sì, proprio quella Broadvision.