La capitale dello sharing

Milano, già città europea (e perché? Catania no? E Tirana?) nonché capitale dei paninari (negli stessi anni, guarda caso) è oggi la capitale dello sharing. Come dire: tutto torna.

Come faccio notare in The Internet Ideology, la autoproclamatasi capitale dello sharing ha ben 16 servizi di sharing: 7 servizi di car sharing (car2go, Drive Now, E-vai, Enjoy, ReFeel, Share’ngo e Ubeeqo), 5 servizi di moto sharing (Cityscoot, eCooltra, Govolt, Mimoto e Zigzag) e 4 servizi di bike sharing (BikeMi, Bitride, Mobike e Ofo).

E fra 100 mila e 200 mila auto posteggiate sui marciapiedi. Ma va tutto bene.

L’unica cosa a cui pensare sono le Olimpiadi fra Cortina e Milano. Taaaaac!

Paninari postumi

Non è solo quel bollito di Renzi a essere un paninaro postumo.

È proprio la cultura di tutti i figli del PSI, cioè Forza Italia e PD. Quelli della Milano città Europea. E Catania no? E Tirana? Quelli del Moncler come se fossimo nel 1986.

Un amico mi ha girato la newsletter del PD di Milano. Con bene in evidenza lo scailàin di Gae Aulenti e dintorni. Perché poche cose parlano della sinistra di oggi come i grattacieli, le grandi corporation e i boschi verticali dove le spese condominiali per un appartamento costano, al metro quadro, più di quello che si spende per l’affitto nel 95% della città.

Poi si chiedono come mai prendono voti solo in Zona 1. Forse per lo stesso motivo per il quale le boutique di via Montenapoleone sono frequentate da persone benestanti.

Milano e le automobili

Milano e le automobili hanno un rapporto difficile. Le seconde stuprano la prima, che neppure si lamenta. E’ una gang bang continua che lascia la città triste e sfigurata.

A Milano ci sono troppe automobili. In città, 700 mila per 1,35 milioni di milanesi. Un’auto a persona, tolti under-18, anziani, poveri e qualche hippie che gira in bicicletta.

Cinque volte (Table 3) le auto pro-capite di Singapore, o una volta e mezza Barcellona.
(A Barcellona hanno contato la città metropolitana. In città sono 30 ogni 100 abitanti)

Anche lasciando perdere i non indifferenti problemi di inquinamento, salute, morti e feriti, code, tempo perso o stress, il problema più grande di tutti è il problema dello spazio.

Milano non è più una città. E’ un parcheggio a cielo aperto di automobili.

Due soluzioni

Ci sono due soluzioni. E solo due.

O si aumenta lo spazio per le auto, direi sotto terra, perché trovo ripugnante l’idea di distruggere abitazioni per far posto a garage, o si diminuisce il numero di auto.

Tutto il resto, le auto elettriche o magari anche volanti che un giorno arriveranno, i miglioramenti dei mezzi pubblici e delle metropolitane che convinceranno le persone a vendere l’auto (secondo Sala), il car sharing e il bike sharing, sono tutte balle.

Tutti gli studi scientifici hanno dimostrato che puoi aver i mezzi pubblici migliori del mondo e anche renderli gratuiti (si veda il caso di Tallinn, analizzato e smontato dal Politecnico di Stoccolma) ma assieme alla carota serve anche il bastone.

Vi sono solo due modi di far diminuire il possesso di automobili private e il loro abuso: tassarle (in Danimarca la tassa di immatricolazione è del 105% del valore dell’auto sui primi 10 mila Euro e del 180% sul resto) e rendere scomodo e costoso il loro uso in città.

A Milano facciamo esattamente l’opposto. Consentiamo ai sudditi di parcheggiare l’auto sui marciapiedi, sotto casa, e di lasciarle impunemente in doppia fila. Visto che queste sono le regole, e visto che così fan (quasi) tutti, sarebbe da folli non fare lo stesso.

Costruire parcheggi

La soluzione più facile, quella che capiscono tutti tanto è banale e quindi probabilmente sbagliata, è di costruire parcheggi. Sono trent’anni che lo dicono e che provano a farlo. Non ne hanno ultimati molti e non so neppure se hanno venduto tutti i posti disponibili.

E’ sbagliato perché “chi semina parcheggi raccoglie traffico”. E’ ridicolo nascondere sotto terra a caro prezzo le auto per poi tirarle fuori e stare in coda in città. E, in ogni caso, anche di fianco a parcheggi nuovi è sempre pieno di auto parcheggiate ovunque.

Bisogna farne di più? E con che soldi? Quanti? 100 mila posti? A 20 mila Euro il posto, fanno 2 miliardi di Euro, che è la metà del budget annuale di tutta la città. Quanto tempo (ancora) ci vuole? E chi li compra, quando lasciarla sul marciapiede sotto casa è gratis?

Soprattutto: non ha senso, considerato che le auto presto saranno, più che elettriche (come ama dire chi non vuole cambiare nulla) o a guida automatica (chi ha letto troppi libri di fantascienza), condivise. Non serviranno tante auto come oggi, né tutti quei garage.

O dimezzare il numero di auto

Quindi, l’unica soluzione sensata è diminuire il numero di auto. Ma non sperare che succeda senza fare nulla. O grazie al car sharing. O, più che altro, al Tristo Mietitore. Né accontentarsi di 5 mila unità in meno. No: bisogna dimezzare il numero di auto.

Quelle dei milanesi: si decide di assegnare solo 350 mila permessi di parcheggio, e li si mettono all’asta, con prezzo di partenza 50 Euro al mese. Chi non se lo può permettere, potrà risparmiare altri soldi sul non possesso dell’auto e vivere in una città decente.

Chi, pare 800 mila auto al giorno, viene da fuori città, magari nel verde, e scarica esternalità (una roba da comunisti) su chi invece vive in città, paga un ticket di ingresso, calibrato e ricalibrato di continuo allo scopo di dimezzare il numero di ingressi in città.

Entrambe le tasse (sì, sono a favore delle tasse!) possono essere aumentate a seconda del tipo di veicolo, di quanti cavalli o cilindrata, di quanto inquina etc. La seconda tassa deve ovviamente anche aumentare nei periodi in cui l’inquinamento è peggiore.

I proventi di queste tasse, che potrebbero essere un sacco di soldi — probabilmente fino a un miliardo di Euro all’anno in totale — vengono impiegati tutti e in modo trasparente non per organizzare un altro circo a Rho Fiera, bensì per mettere a posto la città.

Milano città:

350 mila posteggi * 75 Euro/mese di media * 12 mesi = 315 milioni di Euro

Ticket da fuori:

400 mila auto che entrano * 300 giorni * 5 Euro = 600 milioni di Euro

Il vero scopo delle metropolitane

Qual è il vero scopo delle metropolitane? Gli scopi veri, non quelli dichiarati.

Le metropolitane servono innanzitutto per dare commesse ai costruttori.
Se i lavori sono in ritardo per problemi finanziari di Comune o Regione,
tanto meglio: il costruttore incassa delle penali senza fare nulla.

Anche quando non servono, le metropolitane servono per “creare lavoro”.
Se i lavori sono in ritardo, tanto meglio. Abbiamo “creato lavoro”
più a lungo, e quindi avremo più persone che ci saranno riconoscenti.

Le metropolitane servono per questioni di prestigio, per far vedere che si
è una grande città e che si è in gamba e si gestisce qualcosa di complicato.
In verità, è noto che chi è in gamba preferisce le cose semplici.

Jaime Lerner, brillante architetto e urbanista brasiliano che è stato per
tre volte sindaco di Curitiba, ama dire che un problema è interessante e la
soluzione sarà buona quando lo devi risolvere togliendo uno zero al budget.

Le metropolitane servono a liberare le strade dagli autobus, che a loro
volte nel dopoguerra eliminarono i tram per lo stesso motivo, ovvero per
far sì che le automobili potessero (e che oggi possano) scorrere meglio.

Una delle poche cose positive delle metropolitane è che i lavori bloccano
a lungo il traffico delle automobili. Il dramma, e la triste riprova di tutto
quello che ho scritto sopra, è cosa succede una volta terminati i lavori.

Quando c’è una nuova e fiammante metropolitana, e già che la gente si è
abituata a non passare più di lì in auto, cosa fanno? Parchi, giardini,
altalene, giochi delle bocce, panchine e le strade solo per le biciclette?

No, riaprono la strada al traffico.