Pistes octroyées

Leggo questo articolo con intervista all’assessore al traffico di Milano Marco Granelli. Parlando della riapertura del metrò a Milano, dice che la capienza sarà al 30 per cento.

Vuol dire che si passerà da un milione e 400 mila passeggeri al giorno a 400mila. Non possiamo pensare che diventino un milione di auto.

L’analisi mi pare ineccepibile.

È dove si inzia a parlare di soluzioni che mi cadono le braccia. Il bike sharing, perché qualunque cosa con un nome inglese è meglio. E gli scooter elettrici (monopattini: in Italia per scooter si intende motorino!), che a Milano mi pare non si fili nessuno.

E poi, udite udite, ben 35 km di piste per le bici disegnate per terra fra il marciapiede e le auto parcheggiate, dove e se c’è posto. Siamo bravi, eh? Bravi, buoni e di sinistra!

Piste concesse dall’alto per grazia del sovrano. Sovrano di sinistra, ma pur sempre sovrano.
E poi quell’aggettivo, questa mobilità definita, in modo insopportabile, dolce.

Cazzo è, una meringa? Più che dolce, è l’unica possibile. Come andranno in giro quel milione di persone che non potranno prendere la metropolitana? In auto, ovviamente.

Signori, guardate che non state facendo nessuna concessione a nessuno.

Siete, e siamo, purtroppo, nella merda fino al collo, e non è proprio il momento di fare quelli buoni, verdi, di sinistra, smart, dolci, eco-solidali o simili puttanate.

È un problema enorme, e se non vogliamo un milione di auto in più, e neppure 900 mila, l’unica soluzione è di chiudere un certo numero di strade alle auto e lasciarle alle bici.

Serve un network di strade con cui si possano spostare fino a metà dei milanesi, e limitazioni alle auto. Non è una questione di destra o di sinistra, ma di sopravvivenza.

Il secolo dell’automobile

Il secolo dell’automobile è stato il XX Secolo. Per essere più precisi, dal 1° ottobre del 1908, con l’introduzione della Ford Model T, al 29 giugno del 2007, con l’introduzione dell’iPhone.

Ora sono parecchi i cambiamenti che vanno contro l’automobile:

1- negli Stati Uniti si è invertito il trend. La fuga dalle città, iniziata negli anni ’50 per poter vivere in un posto noioso, si è invertita: ora quasi tutti vogliono vivere in città;

2- tutti vogliono tutto subito: gli ordini su Amazon in un’ora e la roba fritta cinese piuttosto che la pizza bella unta portata a casa. Anche per questo motivo, le città scoppiano;

3- con in tasca uno smartphone da 100 Euro posso avere informazioni sui mezzi pubblici, posso comprare biglietti, posso chiamare un taxi e posso vivere senza auto.

Per dirla tutta, con uno smartphone da 100 Euro sono più loro che hanno a disposizione tutte le informazioni su di me che il contrario, ma questo è un altro discorso…

4- le bici sono di moda. Le vedi nelle vetrine dei negozi di vestiti del centro, e sono addirittura finite (alla cazzo) al primo posto del programma elettorale di Sala!

5- Bird ha raccolto investimenti per 623 milioni di dollari; Lime per 765 milioni. Uber ha comprato le bici elettriche di Jump; Lyft offre sia bici, sia monopattini elettrici.

6- buon ultimo, il Covid-19. Che gioia proverai la prossima volta che dovrai prendere il metrò? Quando salirai di nuovo su un taxi? Il car sharing sarà ancora di moda?

La soluzione?

Costruire nuove piste ciclabili, magari fatte col culo come quella di viale Tunisia, non è pratico, visti i limiti di budget e di tempo. Non resta che creare strade ciclabili!

La sceneggiata del Meazza

Perché il Comune di Milano continua a ripetere che si deve “salvare San Siro” e adibirlo ad altre funzioni? Quali altre funzioni? Il balletto? Una chiesa a cielo aperto?

Se si vuole “salvare il Meazza”, bisogna dire no alla costruzione di un nuovo stadio. Se invece viene fatto un nuovo stadio, l’unica cosa sensata da fare è abbattere San Siro.

Visto che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca: secondo me è solo una terribile sceneggiata. Il Comune finirà per dire sì a una enorme speculazione edilizia in zona, ma Sala potrà farsi bello dicendo di aver salvato un pezzo di storia.

Un pezzo di storia di cui poi, ovviamente, la città non saprà cosa diavolo farsene.

Tre milioni di alberi dove?

A Milano vogliono piantare tre milioni di alberi. Di nuovo. E poi: dove?

Al posto delle cento o duecento mila auto parcheggiate illegalmente, sui marciapiedi o fra gli alberi che erano stati piantati in epoche migliori fra i marciapiedi e la strada?

No, gli alberi li piantiamo fuori città, dove non danno fastidio alle auto.

Come le piste ciclabili, che facciamo intorno ai parchi. Prima intorno ai giardini di Porta Venezia, poi intorno al Parco Sempione, ora intorno alla zona di City Life.

Tre milioni di alberi, un’altra operazione cosmetica per non cambiare nulla.