O blogger italico!

La tua grande opportunità è finalmente arrivata: comprati BlogBabel su eBay, e potrai finalmente taroccare l’infausto algoritmo come vuoi tu e salire in classifica fin dove, pur bravo e bello come nessun altro mai, mai riuscisti ad arrivare! Fallo, e inizieranno ad arrivare copiosi i gadget delle aziende, che su eBay prontamente rivenderai. E poi gli inviti, le conferenze, i tramezzini, l’onore e il sentirsi finalmente qualcuno, le presentazioni, le web pr, i libri, le collaborazioni coi tanti disprezzati – quando ci scriveva qualcun altro – giornali di carta etc. E pensa se, viceversa, questo potente strumento dovesse finire nella mani di un qualche tuo avversario, diciamo pure nemico. Sarà allora lui o lei a scalare le classifiche, e a mangiar tramezzini a sbafo alla facciazza tua. Ascoltami: metti ordunque mano al portafoglio, o blogger italico, prima che lo faccia qualcun altro!

Ciao Fabio

Pare sia vero, purtroppo. Nel mio piccolo, devo essere stato uno dei pochi a non averci quasi mai litigato, anche perchè ultimamente condividevo la maggior parte di quello che diceva. L’ho conosciuto circa 5 anni fa, per una intervista non banale su dating e social network. Ricordo che fu uno dei non molti a ringraziarmi per un piccolissimo omaggio natalizio fatto a tutti i giornalisti con cui avevo avuto a che fare. Ricordo il suo interesse per il mio libricino sulle dotcom andate a gambe all’aria. Ricordo che è stato forse il primo ad attaccare “il web2.0”. Ricordo il suo stile, spesso fin troppo polemico e che ha fatto sì che i suoi lettori ed estimatori fossero meno di quanti meritava – o di quanti meritavano di leggerlo. Pur molto triste per la sua scomparsa, sono felice che sia almeno riuscito a portare a termine il suo ultimo libro, Il Grande Inganno del web2.0. Ciao, Fabio.

L’isola dei blogger famosi

Non hai per caso anche tu la sensazione che la grande marcia verso friendfeed sia almeno in parte un fenomeno di chiusura a riccio della blogosfera vip? Alziamo un po’ l’asticella, che ormai qui sui nostri blog entrano cani e porci, e si permettono addirittura di commentare e a volte di prenderci in giro. Andiamo di là, inter nos, in un ambiente più protetto…

Qui dove una volta era tutto erba e campi adesso è pieno di tagcloud

Amo i blog: su un giornale, un titolo così lungo non me lo avrebbero mai lasciato pubblicare. All’inizio, il blogger era un amateur. Spesso, parlava del proprio lavoro. I suoi contenuti, se li vogliamo chiamare così a tutti i costi, erano “indie”, cose di nicchia che non avrebbero potuto trovare spazio altrove. Più che parlare dall’alto di una reputazione che ancora non aveva e che non si illudeva di avere, i suoi post erano spesso un porsi delle domande, un cercare, con l’aiuto dei suoi lettori e commentatori, di capire cosa stava succedendo nel suo piccolo mondo. Provocando, magari, criticando anche aspramente la realtà o la descrizione che della sua piccola realtà vedeva fatta dagli altri media. Ma era un tentativo di capire, più che una spiegazione di come stanno le cose fatta da parte di chi tutto sa o vuol far sapere di sapere.

Dopo l’ultima Blogfest (alla quale non sono andato, peraltro), si è scatenato il pandemonio. Marco e poi anche Paolo hanno mosso critiche non da poco, per non contare poi l’acidissimo Dr. Pruno. La prima Blogfest, 5 anni fa, fu una scampagnata fra amici, senza sponsor nè veline, ma mi sa che non è la Blogfest in sé, ma l’intera blogosfera che si è fatta normalizzare dal mondo là fuori, quello tradizionale, top-down, dei grandi media e dei grandi investitori pubblicitari. I Macchianera Awards sono i Telegatti dei blog, su questo non c’è dubbio, e al posto della Lucarelli, per quanto blogger e anche simpatica da leggere, io forse avrei messo la Dottoressa Dania, magari senza microfono e a fare la non-presentatrice invece che la presentatrice.

Ma se mi chiedi quando le cose hanno iniziato a cambiare, io ti direi non con la Blogfest ma con i primi convegni, con blogger più o meno famosi invitati a parlare, da dietro una scrivania, di quanto fosse aperto ed egualitaristico il mondo dei blog, in cui chiunque poteva pubblicare. E stare dall’altra parte, fra il pubblico, per ora. Lo step successivo, direi, si ha quando le aziende iniziano a voler parlare “coi blogger”, queste strane persone, il che è un po’ strano, se ci pensi, è come se uno avesse male ai denti ma volesse un appuntamento con un professionista cellularizzato, non con un dentista. Vogliono parlare prima coi blogger (o ai blogger, verrebbe da chiedersi?), e poi, inevitabilmente, con chi sta in alto in classifica (Blogbabel come Auditel?).

Infine, il vaso di Pandora si rompe del tutto: da un lato, arrivano i circuiti di nanopublishing, e attraggono più della loro parte di investimenti pubblicitari perchè sono dei blog, e non dei siti, di auto, o cinema, o altro. Dall’altro, si apre una vera e propria corsa fra blogger che postano tanto, troppo, spesso non fanno quasi altro che ripubblicare le notizie dei grandi media, perchè vogliono scalare le classifiche, proporsi come un esperti di blog, mettersi dall’altra parte delle scrivanie ai convegni, farsi invitare a tutti i costi a qualunque tipo di incontro, scrivere sui giornali – e non con uno stile diverso, da giornale, giustamente, ma con lo stesso stile, purtroppo da giornale, spesso impersonale, freddo, senza opinioni, che utilizzano ormai sui propri blog.

L’illusione delle magnifiche sorti e progressive dei blog era solo un’illusione?