Coming soon

Amici, pidioti, sinistri, tecnopaninari, carampane e femmine che vanno alle “girl geek dinner” milanesi, neanche fossero state compagne di tecno-sesso selvaggio e sperimentale con Larry e Sergey a Stanford o al Burning Man, quando in realtà fanno le venditrici di banner…

Ops, forse avrei potuto scriverla meglio, la captatio benevolentiae…

Volevo annunciarvi che scriverò un altro libricino.

(rullo di tamburi)

Più importante, questa volta, delle cazzate che ho scritto finora.

Perché, tutto sommato, non me ne fotte una beata minchia che un’azienda voglia buttare nel cesso milioni da dare “ai ragazzi” (quarantenni) che si occupano “di Internet” o quello che rimane a fine anno del budget alla gnocca di turno (o supposta tale) che si occupa “dei sosciàl”.

E’ molto più grave, invece, quando soccombono alla moda del momento e al giovanilismo imperante i giornalisti o le amministrazioni pubbliche, che siano il Comune di Milano o l’Ajuntament de Barcelona cambia poco.

Non mancherò di rompervi il cazzo (volevo dire, tenervi aggiornati) su come procederà la stesura del lavoro.

Bacio le mani.

Il libro è pronto: L’ideologia di Internet.

In prevendita in inglese: The Internet Ideology.

Getting Better

Meglio scrivo, e meno mi leggete.

Meno mi leggete, e più mi sento libero.

Più mi sento libero, e meglio scrivo.

So che è pieno di blogger che hanno fatto il percorso opposto.

Per vendere le loro audience.

Sono quelli che fanno gli influencer.

Vendono marchette, insomma.

Io mi chiedo, felice: arriveremo, un giorno, a dotcoma zero?

Lo stato della blogosfera italiana

A furia di leggere i miei vecchi post pieni di broken link sono arrivato a una mesta conclusione su lo stato della blogosfera italiana: dei blog che parlavano di web e tecnologia, ne rimangono tre: Mantellini, Diegoli e De Biase, quest’ultimo con una home assurda e molto bella al tempo stesso, e un indice che ricorda quello del Televideo.

Poi ci sono quelli scritti a più mani: èngheig (engage.it), la comunità delle marchette del mondo dell’adv. Esce la velina che dice che la tal azienda fa questa iniziativa, la si pubblica e amen. E’ su WordPress, ma nessun commento, e ovviamente nessun dubbio espresso dalla redazione prima o nessun check dopo su come è andata la campagna.

Infine c’è CheFuturo, che è una bellissima idea di Riccardo Luna che però a mio modesto avviso soffre di alcuni problemi, tipo un alto turnover di chi scrive gli articoli, una certa tendenza tutta italiana di alcuni di costoro a usare lo spazio per farsi delle auto-marchette e, non ultimo, il fatto che di vita e di commenti ve ne siano proprio pochi.

i blog sono (quasi) morti

I blog sono quasi morti. Per la prima volta, mi sembra che abbia senso usare Google Reader, anche se rimane molto più complicato e anche inutilmente più complicato di qualunque altro strumento di comunicazione e sharing che io usi. Prima, mi sembrava di essere assalito dai post; ora, con meno di 20 blog da seguire e con così pochi post in circolazione, mi sembra che mi aiuti a trovare quel poco (di buono) che viene scritto.

I blog sono quasi morti perchè Facebook sta svuotando il web di Google. I blog sono quasi morti, e dove sono finiti tutti quei grafici trionfalistici di Technorati sulle magnifiche sorti e progressive della blogosfera? I blog sono quasi morti, e Technorati fa dietro-front e ora è solo in inglese. Non te ne eri accorto, vero? Appunto. In compenso, ora sono… The largest social media advertising network. Sempre lì finiscono, le rivoluzioni.