Non lascio. L’hashtag è io sono sereno, anzi zen.
– Enrico Letta
La riforma costituzionale più urgente di tutte è vietare
l’uso di Twitter ai bimbiminkia che si fingono statisti.
Non lascio. L’hashtag è io sono sereno, anzi zen.
– Enrico Letta
La riforma costituzionale più urgente di tutte è vietare
l’uso di Twitter ai bimbiminkia che si fingono statisti.
Dopo aver chiesto la stessa cosa a Monti, dopo aver fatto altrettanto lui stesso, dopo averlo chiesto a Letta, ora Napolitano chiede un “sacrificio” anche a Renzi? Non so tu, ma io inizio ad avere nostalgia di quelli che stavano al governo per farsi i cazzi propri.
Parliamoci chiaro: il Porcellum era una legge elettorale geniale.
Abusiva, certo, in quanto votata solo dalla maggioranza, pochi mesi prima delle elezioni e con il solo scopo di non far vincere Prodi nel 2006 – roba che neanche in Burundi.
Anti-costituzionale, come ci ha detto la Consulta con “soli” 8 anni di ritardo, perché con le liste bloccate (come il Renzuschellum) e con un grande premio di maggioranza (idem).
Però aveva un senso, quasi una sua eleganza. Con premio di maggioranza (esagerato) alla Camera (nazionale) e tanti premi di maggioranza in ogni regione al Senato (delle regioni).
Se consideri che fu scritta da un federalista, ci si può vedere un disegno dietro. Era un piccolo capolavoro. E poi serviva allo scopo del padrone per il quale l’ha scritta.
Il Renzuschellum è una schifezza anticostituzionale simile, con delle liste bloccate e un enorme premio di maggioranza. L’unica vera differenza è che, mentre il Porcellum voleva, nel 2006, la parità fra i due schieramenti ma almeno rispettava e anzi per certi versi esaltava e portava a compimento il bicameralismo (e nel 2008 un vincitore c’è stato), il Renzuschellum vuole a tutti i costi un vincitore anche se gli schieramenti sono ormai tre, il che è una forzatura potenzialmente pericolosa, e riduce la contesa a una specie di voto per il “sindaco d’Italia” in cui basta però il 35% dei voti per vincere, trasformando l’Italia di fatto in una repubblica delle banane presidenziale e monocamerale.
Incredibile: ancora a parlare di “governabilità” e di “bipolarismo”. Ma gli schieramenti sono tre – a meno che l’incontro di ieri fra Renzi e Berlusconi non significhi che finalmente verranno allo scoperto e presenteranno liste comuni. Ma non penso.
E in un Paese diviso in tre, non c’è legge elettorale che tenga: il Paese non sarà governabile, a meno di fare una legge come quella cilena con cui era stato eletto Allende nel 1970 (e con cui aveva perso per pochissimo nel 1958): chi arriva primo governa.
Però la Consulta probabilmente non sarebbe tanto a favore di una legge elettorale del genere. E anche allora in Cile non andò benissimo, con fasce della società cilena (e gli Stati Uniti, ovviamente) che non accettarono il responso delle urne…
Invece di continuare con questa solfa della “governabilità”, non sarebbe il caso di fare cambiamenti di altro genere, tipo imporre un numero massimo di mandati; imporre la non eleggibilità dei condannati; e soprattutto fare in modo che i cittadini sappiano sempre chi è la persona che stanno votando, prima di votare, e chi è la persona che hanno eletto nel loro collegio (e cosa fa o non fa e cosa vota) dopo le elezioni? Io sarei per collegi uninominali e sistema all’inglese, winner past the post. Altrimenti, collegi comunque molto piccoli, e premi di maggioranza il più piccoli possibili, per evitare che un “nome” importante possa aiutare a portare in Parlamento dei nominati a ruota. E nessuna “alleanza” fra i partiti. Tanto, ripeto, le alleanze le dovranno fare dopo le elezioni comunque! Vedrai: avremo l’esatto contrario. D’altronde, in Italia la “politica” è solo potere e soldi, e sono anni che non si parla di altro se non di formule magiche favorevoli agli uni o agli altri, e quindi all’apparato di potere e clientele della destra o a quello della “sinistra”. Ma tranquilli, che adesso ci pensa Matteo. E Silvio.