“Telecomandati”

Quante volte i piddini, cioè quelli che hanno votato tutti per la fiducia alla Cancellieri, hanno dato dei “telecomandati” ai parlamentari del M5S?

E quante volte, invece, hanno chiamato “telecomandati” in questi 20 anni i parlamentari del loro ex alleato proprietario di tre televisioni? Mai? Ecco.

“Uno dei nostri”

Una delle cose che più disorientano e fanno arrabbiare la “sinistra” de noantri sono gli attacchi contro Barack Obama. Ma come? E’ uno dei nostri! In primis, io non penso che Obama si senta “uno dei vostri”, anche se avete copiato il nome del suo partito.

Di quale corrente, sarebbe, poi? Un franceschiniano? Un dalemiano? Un renziano? In secondo luogo, Obama avrebbe difficoltà a capire un Paese in cui tutto è politicizzato, al punto in cui “le Lacoste sono di sinistra, e le polo di Ralph Lauren di destra”.

In terzo luogo, era il gennaio 2006 quando ho detto a David Weinberger, Gaspar Torriero presente, che Obama sarebbe diventato Presidente. La sua risposta – dopo un lungo attimo di stordimento in cui deve aver pensato: come cazzo fa questo a conoscere Obama? – è stata: forse potrebbe essere un buon vice di Al Gore. O di Cuperlo, magari.

In che mani siamo

Renzi ha 38 anni e le stesse idee che aveva Berlusconi quando ne aveva 58.

In che mani siamo? Quante volte ha detto che il problema principale dell’Italia è la corruzione? Quante volte se l’è presa coi conflitti di interesse, compresi quelli del suo partito? Quante volte si è lamentato di una stampa e di una televisione non libere, asservite vuoi ai partiti, vuoi agli interessi industriali (o politici, o giudiziari) dei proprietari dei mezzi di comunicazione? Vuole, invece, tagliare “la spesa pubblica”. Quale spesa pubblica? Le scuole o gli F35? I tribunali o le “missioni di pace”? I soldi per la sanità pubblica o i soldi che vengono rubati da chi gestisce la sanità pubblica?

Democrazia rappresentativa

Mi sono fatto la convinzione che la democrazia rappresentativa sia un metodo per metterlo nel culo alla povera gente col suo consenso. Una truffa. Noi votiamo gente che non ci rappresenta affatto, chè una volta messo il deretano sulla cadrega pensa solo al miglior modo per conservarla. Al momento del voto vengono da noi a mendicare il consenso, strisciano come vermi – del resto sono vermi – per pietire una crocetta sul loro nome plebeo, ammiccano come puttane per catturare la nostra attenzione, ma «passata la festa, gabbato lo santo», si dimenticano che sono stati eletti per essere al nostro servizio e anzi, dall’alto dei loro privilegi, ci guardano con arroganza come se invece che popolo fossimo paria, una casta inferiore il cui compito è quello di prosternarsi davanti ai loro augusti piedi. Nella democrazia rappresentativa noi paghiamo della gente perché ci comandi. C’è niente di più masochistico? Oltretutto si tratta di individui di cui in realtà non sappiamo nulla e che, massimamente col sistema maggioritario, scegliamo in base ad autentiche idiozie, come il sorriso, la cravatta, il modo di vestire.

— Massimo Fini