Là dove c’erano i portali

Là dove c’erano i portali oggi sono tutti Social Network.

Ti ricordi gli anni ruggenti della Niu Economi? Ognuno doveva avere un “portale”. Mica solo le telco. Anche la fabbrichetta di mobili o complementi da giardino di Vercurago con Minoprio o simile ridente paesello della Brianza o del Varesotto doveva avere un “portale”.

E poi i “portali” dei Comuni, dell’Amministrazione Pubblica etc. Si sono salvati forse solo i giornali. O qualcuno parlava pure di “portale del Corriere della Sera”?

Oggi là dove c’erano i portali ci sono i Social Network. Mi hanno appena segnalato “Il Social Network dei lavoretti” (Tabbid dot com). Una volta avrebbero detto “il portale”.

Ma la fuffa a livello di siti inutili e complicatissimi con contenuti che nessuno avrebbe mai letto che venivano venduti alle aziende è molto simile al livello di simil-pubblicità “sosciàl” inutile e da bimbominkia che non vende, che non ha reach e che non fa brand che viene venduta alle aziende oggi. Hanno solo cambiato il nome alla Niu Economi.

Sinistra Italiana

Sinistra Italiana: un nuovo partito di sinistra “che può puntare al 15%”. Fra coloro che vestono le Clark e i pantaloni di velluto anche al mese di luglio.

Poi quando fallirà o farà l’ennesima alleanza elettorale col PD, qualcuno dirà che lui l’aveva detto, che era chiaro che “non era vera sinistra”. Perché la vera sinistra è sempre altrove, meglio se in un Paese di cui sappiamo poco, oppure un’altra.

Una volta era il comunismo in cui sarebbero scorsi latte e miele per strada a essere rimandato per sempre, come il cristiano “regno dei giusti” che hanno preso a modello. Oggi è addirittura il “partito della sinistra” che è difficile da raggiungere.

Un fallimento totale

Oggi si chiude Expo. Ripeti con me: E’ stato un fallimento totale.

Prima domanda: sai qualcosa di più su come viene prodotto il cibo che mangi, tanto il cibo prodotto qui quanto quello importato da lontano? Su concimi, diserbanti o anti-parassitari chimici? Sugli OGM? Sulle condizioni di lavoro di chi lo produce, sui rischi per la salute di chi lavora in agricoltura, su quanto vengono pagate queste persone, sulla deforestazione…

No. Neppure io.

Seconda domanda: sai qualcosa di più su come vivono le persone che vivono della terra con un dollaro al giorno, di come lavorano la terra, di piccole cose che si potrebbero fare per dar loro un grande aiuto? O su come, al contrario, le multinazionali, sponsor di Expo oppure no, non facciano che cercare di rubare terre a questi poveri Cristi?

No. Neppure io.

Quindi Expo è stato un fallimento totale.

(Tranne che per Coca Cola, Farinetti e McDonald’s)

Ma come? Hanno venduto 20 milioni di biglietti. Venduto, innanzitutto, è una parola grossa. In secondo luogo, la grandissima maggior parte – parliamo dell’80-90% – dei biglietti per questo evento “internazionale” sono stati dati o comprati in Italia. In terzo luogo, ci avevano giurato e stragiurato che sarebbero andati in pari, e invece…

Mentre ci sono eventi più interessanti che magari fanno solo 200 mila visitatori ma che probabilmente fanno utili. A dicembre, per dire, torna L’Artigiano in Fiera.

Ma dici davvero?

Sì, dico davvero. Le uniche cose positive di Expo 2015 sono secondo me il logo, indubbiamente bello, e l’ottimo lavoro di ATM e Trenord che hanno assicurato i collegamenti alle mandrie di aventi biglietti gratuiti o fortemente scontati per l’inutile pagliacciata. Leggi anche cosa ne pensano Gianni Barbacetto e Marco Maroni.

AdTech Is In Denial

AdTech is in denial. It’s shocking. Things are much worse than I imagined.

For example, Grant Le Riche, Managing Director for Canada for TubeMogul, says there’s too much fuss about ad-blocking: Ad Blocking Hype is Overblown. To keep things short, ad-blocking grew “only” 41% globally last year, but there’s no reason to worry because ad impressions available from *their* platform in Canada grew 275%.

Is he serious? If his company is doing fine, that’s good for them. But what does that have to do with the state of online advertising? And even if ad impressions had grown 275% globally, which is very unlikely, there would still be a huge problem: more impressions cannot make up for a smaller reach, especially if it’s the younger, more educated, more informed, heavy user crowd that is rushing to install ad-blockers.

Which, of course, is exactly what is happening.

But it gets worse: he apparently doesn’t understand that if the problem was caused by tracking and targeting, more tracking and more targeting is unlikely to be the solution:

Finally, as the quantity and quality of data used for audience targeting improves ad relevance and drives increased engagement, ad blockers’ popularity and prevalence should stabilize.

But, trust us, we would not stand by if it were a real problem. Right!