Obama e IAB Forum

Obama: we want change!
IAB Forum: we won’t change ;-)

E’ solo una battuta, ma a volte ho un po’ la sensazione che aspettino con ansia il giorno in cui Colgate, Dixan e Mulino Bianco compreranno banner, banner con mamme neanche 30enni con un bimbo di 10 e una bimba di 8, bellissimi, e un papà manager figaccione e poco più che trentenne che vive in campagna. Ma non c’è nulla di male, e magari quel giorno arriverà, e avranno ragione loro, e la verità è che se pensi davvero di saper fare di meglio, devi farlo, e basta.
Per il resto, oggi non ho seguito nessun intervento – tranne metà di quello di Monty, da cui mi aspettavo di meglio, dopo gli show di SMAU 2006 e IAB 2007 – ma sono rimasto molto ben impressionato dal numero di persone e soprattutto dalla sensazione di solidità di un settore che aveva causato ed era poi stato travolto dalla scorsa bolla e che invece questa volta sembra molto più vero e solido del mattone, o dei mutui, o delle banche, per dire.
Mi sembra un ottimo segnale anche il ritorno in forze di Google a IAB Forum, anche se gli stand più belli secondo me erano quelli di Yahoo! e TSW. Per il resto, ho notato un sacco di concessionarie di pubblicità, cosa che capisco poco, visto che la Grande G è metà del mercato. I piccoli ci saranno anche l’anno prossimo o no? Questo pomeriggio, mi piacerebbe seguire qualche workshop, tipo quello di Mauro Lupi e quello di Miriam Bertoli. Vediamo come va.

Qui dove una volta era tutto erba e campi adesso è pieno di tagcloud

Amo i blog: su un giornale, un titolo così lungo non me lo avrebbero mai lasciato pubblicare.
All’inizio, il blogger era un amateur. Spesso, parlava del proprio lavoro. I suoi contenuti, se li vogliamo chiamare così a tutti i costi, erano “indie”, cose di nicchia che non avrebbero potuto trovare spazio altrove. Più che parlare dall’alto di una reputazione che ancora non aveva e che non si illudeva di avere, i suoi post erano spesso un porsi delle domande, un cercare, con l’aiuto dei suoi lettori e commentatori, di capire cosa stava succedendo nel suo piccolo mondo. Provocando, magari, criticando anche aspramente la realtà o la descrizione che della sua piccola realtà vedeva fatta dagli altri media. Ma era un tentativo di capire, più che una spiegazione di come stanno le cose fatta da parte di chi tutto sa o vuol far sapere di sapere.

Dopo l’ultima Blogfest (alla quale non sono andato, peraltro), si è scatenato il pandemonio. Marco e poi anche Paolo hanno mosso critiche non da poco, per non contare poi l’acidissimo Dr. Pruno. La prima Blogfest, 5 anni fa, fu una scampagnata fra amici, senza sponsor nè veline, ma mi sa che non è la Blogfest in sé, ma l’intera blogosfera che si è fatta normalizzare dal mondo là fuori, quello tradizionale, top-down, dei grandi media e dei grandi investitori pubblicitari. I Macchianera Awards sono i Telegatti dei blog, su questo non c’è dubbio, e al posto della Lucarelli, per quanto blogger e anche simpatica da leggere, io forse avrei messo la Dottoressa Dania, magari senza microfono e a fare la non-presentatrice invece che la presentatrice.

Ma se mi chiedi quando le cose hanno iniziato a cambiare, io ti direi non con la Blogfest ma con i primi convegni, con blogger più o meno famosi invitati a parlare, da dietro una scrivania, di quanto fosse aperto ed egualitaristico il mondo dei blog, in cui chiunque poteva pubblicare. E stare dall’altra parte, fra il pubblico, per ora. Lo step successivo, direi, si ha quando le aziende iniziano a voler parlare “coi blogger”, queste strane persone, il che è un po’ strano, se ci pensi, è come se uno avesse male ai denti ma volesse un appuntamento con un professionista cellularizzato, non con un dentista. Vogliono parlare prima coi blogger (o ai blogger, verrebbe da chiedersi?), e poi, inevitabilmente, con chi sta in alto in classifica (Blogbabel come Auditel?).

Infine, il vaso di Pandora si rompe del tutto: da un lato, arrivano i circuiti di nanopublishing, e attraggono più della loro parte di investimenti pubblicitari perchè sono dei blog, e non dei siti, di auto, o cinema, o altro. Dall’altro, si apre una vera e propria corsa fra blogger che postano tanto, troppo, spesso non fanno quasi altro che ripubblicare le notizie dei grandi media, perchè vogliono scalare le classifiche, proporsi come un esperti di blog, mettersi dall’altra parte delle scrivanie ai convegni, farsi invitare a tutti i costi a qualunque tipo di incontro, scrivere sui giornali – e non con uno stile diverso, da giornale, giustamente, ma con lo stesso stile, purtroppo da giornale, spesso impersonale, freddo, senza opinioni, che utilizzano ormai sui propri blog.

Insomma, l’illusione delle magnifiche sorti e progressive dei blog era davvero solo una illusione?

Gli “UGC” non esistono

Trovami qualcuno che salva i propri bookmark su del.icio.us (o anche le proprie foto su Flickr) con lo scopo principale di aiutare gli altri a orientarsi nel mare magnum di Internet, o, addirittura, di aiutare Yahoo! a fare più pagine viste o a migliorare il proprio motore di ricerca, che sarebbe figo ma non ci arrivano neppure loro, e poi ne riparliamo.

Trovami qualcuno che su YouTube guarda soprattutto video come questo (brillante, per carità!) e non invece trailer di film, gol del campionato o spezzoni tratti dalla tivù, e poi ne riparliamo. Trovami qualcuno che frequenta un forum perchè chi lo gestisce possa fare tante pageview e metterci sopra un sacco di banner, e poi ne riparliamo.

Che solo una mente un po’ perversa, tipo quella che ha dominato il panorama editoriale dello scorso secolo, può pensare da un lato che tutti i contenuti servano solo come esca per la pubblicità, e dall’altro che gli utenti – che giustamente usano questi servizi solo per gli affaracci propri! – si prestino consciamente a questo gioco.

Tranne i blogger. Perchè nel caso, ormai quasi patologico, dei blog e dei blogger c’è ormai un sacco di gente che si è montata la testa e pensa di produrre contenuti, e altri che se li fanno produrre. A basso costo, e anche senza andare in Cina. Ma è una storia lunga, e serve un altro post…

web trepuntozero

Noi, da queste parti, non abbiamo mai avuto dubbi. Era solo questione di tempo, e sarebbe arrivato anche il web3.0, con tanto di relativa conference (web3event.com).

E d’altronde, non ricordo più chi – Larry Ellison di Oracle, forse? – ha detto che l’industria hi-tech è seconda solo alla moda femminile quanto a… mode.

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