A mediocridade laboriosa, os vendedores de complexidade, os acumuladores de dados desnecessários e as pesquisas infindáveis e não conclusivas ganham cada vez mais espaço. Mas, às vezes, apenas um gesto criativo é uma acupuntura tão poderosa que faz avançar.
Packaging FAIL
Se devi appiccicare un adesivo con scritto “Nuovo look, stesso contenuto!” alla nuova confezione del tuo prodotto, forse avresti fatto meglio a non cambiare confezione…

Pagine Gialle e Pagine Bianche
Che rivoluzione, Internet! Il più importante sito al mondo sono le più grandi pagine gialle della storia (Google). Il secondo più importante, le più grandi pagine bianche (Facebook). Potere ai consumatori! Entrambi hanno molte più informazioni sui propri utenti e iscritti di quanti il KGB abbia mai potuto anche solo sperare di poter avere sui propri sudditi.
Gli unici altri due siti degni di nota sono un sito pieno di video messi online in modo illegale (YouTube) e una enciclopedia raffazzonata e scopiazzata a più mani (Wikipedia). Ah, e poi c’è il “web2.0”, qualunque cosa sia, e le tagcloud, che ormai sono presenti anche sui siti delle Poste e delle FS. Non c’è che dire, è proprio una grande rivoluzione…
La Twitter Revolution che non fu
A un anno dai moti di piazza di Tehran, finalmente Foreign Policy ha il coraggio di dirlo: la Twitter Revolution iraniana fu un falso storico.
But it is time to get Twitter’s role in the events in Iran right. Simply put: There was no Twitter Revolution inside Iran. As Mehdi Yahyanejad, the manager of “Balatarin,” one of the Internet’s most popular Farsi-language websites, told the Washington Post last June, Twitter’s impact inside Iran is nil. “Here [in the United States], there is lots of buzz,” he said. “But once you look, you see most of it are Americans tweeting among themselves.”
E’ nuova, questa cosa delle cosiddette avanguardie in campo tecnologico che parlano addosso solo fra di loro, vero? Una balla, un colossale abbaglio di quelli che si prendono volentieri, quando si vuole vedere il futuro a ogni costo.
Western journalists who couldn’t reach — or didn’t bother reaching? — people on the ground in Iran simply scrolled through the English-language tweets posted with tag #iranelection. Through it all, no one seemed to wonder why people trying to coordinate protests in Iran would be writing in any language other than Farsi.
