Biciclettiamo Milano

Ieri sera a Palazzo Reale. Riassunto: qui

Le note positive: che questo evento ci sia stato; la grande partecipazione di pubblico; il fatto che vi sia un piano del Comune; l’assessore Maran, sereno e determinato, che mi ha fatto un’ottima impressione anche dal vivo; il Console dei Paesi Bassi, intervenuto, che va in ufficio in bici – noi, ti ricordo, abbiamo un Presidente della Provincia che ha fatto sapere a tutti che lui “vuole l’Audi”.

Le note negative: la burocrazia, i tempi, i finanziamenti che bisogna raccattare un pezzo alla volta da Roma (“ah, se dipendiamo da Roma siamo messi bene”, sentito in sala); la mancanza, secondo me, di un piano strategico (quando fare cosa) e di marketing per vendere l’idea alla città; infine, qualche dubbio sul fatto che ce la si possa fare con un approccio così gentile, anche se questo della gentilezza è un po’ un marchio di fabbrica di Pisapia e dei suoi.

Niente bici sui marciapiedi?

Io sono sempre stato contrario a questa idea, ma ha cambiato idea anche Pisapia? Vedo che nel nuovo Piano Quinquennale si parla di 100 km di piste ciclabili per un costo totale di 30 milioni di Euro, il che vuol dire 300.000 Euro al km, che è la forchetta più bassa del costo, se l’articolo è corretto, delle piste ciclabili in sede dedicata. Niente biciclette sui marciapiedi, quindi? Io non ci ho mai creduto, ma loro hanno cambiato idea? Si sono resi conto che sui marciapiedi ci sono le auto parcheggiate dei milanesi, e guai a chi le tocca?

Meglio ancora, quanto costerebbe chiudere del tutto un pezzo di città al traffico delle auto e dedicarla solo alle bici per prova, senza cambiare neppure la sede stradale, per sei mesi o un anno? Si potrebbe iniziare dalla Cerchia dei Bastioni, dove passano (passavano?) i tram 29 e 30, e poi aggiungere da 5 a 10 piste o strade solo per le bici a raggiera dalle periferie verso la nuova Cerchia dei Bastioni al 100% solo bici, sfruttando anche pezzi di piste ciclabili e/o parchi già esistenti. Troppo facile?

Piazza Leonardo Da Vinci

Sarei curioso di andare a Bucarest, o a Sofia, o a Tirana. Perchè sono convinto che nessun Paese in Europa, o forse al mondo, tiene la piazza antistante l’Università più prestigiosa del Paese nelle condizioni vergognose in cui versa Piazza Leonardo Da Vinci a Milano, di fronte al Politecnico: con l’erba tutta gialla, che nessuno annaffia nulla; con la strada piena di buche; con 3 o 4 tipi diversi di dissuasori contro i parcheggi, di ferro, di cemento, di fogge diverse, molti rotti e lasciati lì lo stesso, quando dovrebbe essere chiaro che di auto in transito o parcheggiate davanti all’Università non dovrebbero essercene del tutto; con un autentico accampamento diurno e notturno (ci sono materassi arrotolati e appesi agli alberi) di extra-comunitari. Che schifo. Che vergogna, Milano.

Abolire le province

Anche tralasciando il fatto che io abolirei piuttosto le regioni, non si può. E non perchè non si possano riallocare i compiti delle province o delle regioni, ma perchè i “posti di lavoro” inutili, negli enti locali, nella burocrazia, o i notai tutti, o i commercialisti di cui abbiamo il record pro-capite al mondo perchè fare le dichiarazioni delle tasse è inutilmente troppo complicato, o gli avvocati perchè non ci si può mai difendere da soli (sul diritto del lavoro in Francia sì, per dire) non sono stati creati per caso. Sono stati scientemente creati da un lato come “via italiana al welfare state”, per così dire, e dall’altro, ovviamente, per crearsi serbatoi di voti clientelari e yes-men nella pubblica amministrazione. In Italia le cose che vanno male vanno male per scelta ancora più che per semplice incuria o inerzia. Ed è dura se non impossibile cambiare le cose, perchè questi, ovviamente, adesso hanno “diritto” al “posto di lavoro” anche se non fanno un cazzo o se fanno solo danni, e poi un mutuo da pagare, le rate del SUV e le vacanze dei figli. E vorrai mica far crollare l’economia, vero?