La verità

Un Paese rimasto congelato si è svegliato, e ha deciso, dopo 20 anni in cui ci si era schierati metà da una parte e metà dall’altra, di riprendere la lotta contro il sistema partitocratico che soffoca il Paese. E’ solo un piccolo passo, ma è nella direzione giusta.

#salvaiciclisti, il Gay Pride delle bici

Ho avuto una specie di epifania: sta a vedere che siamo alle solite, alla sinistra tafazzi che preferisce contarsi e dirsi quanto sono bravi e buoni e alternativi e à la page che provare a vincere e cambiare le città e la società; all’avanguardia del proletariato a cui non interessa nulla del proletariato, del peloton, del gruppo, attardato, più indietro, e di cui fanno parte non solo i cosiddetti ciclisti, come se avere una bici con lo scatto fisso fosse sufficiente ad appartenere a questo gruppo, ma anche chi la bici la prende ogni tanto, chi semplicemente non vuole più auto sui marciapiedi, gli anziani che ormai non escono di casa perchè agli incroci non si vede nulla, con auto parcheggiate ovunque, i bambini che rischiano la vita, o ogni tanto ce la lasciano, come il povero Giacomo in via Solari – e le mamme!

Questa rivoluzione la faranno le mamme, o non si farà. E dobbiamo chiederci: vogliamo “salvare i ciclisti”, e magari metterli in tanti bei recinti chiamati “piste ciclabili”, o vogliamo cambiare le nostre città? Capisco bene che #salva-ambiente non interessi a nessuno, purtroppo, ma #salva-portafoglio? Se la benzina costa il doppio di 10 anni fa e le auto sono diventate più grandi, per deduzione dico che il cervello è diventato più piccolo. Vogliamo far notare questa assurdità a tutti, anche a chi non frega nulla delle bici e dell’ambiente e di cosa fanno ad Amsterdam, che tanto, se mette il naso fuori dai patrii confini, va quasi di sicuro in un “ressort all-inklùsiv con cucina italiana”? Vogliamo che il fatto che uno è gay oppure no sia importante come il fatto che abbia i capelli lisci o ricci, o preferiamo continuare con i carnevali? Non ho nulla contro i carnevali.

Ma cambiano il mondo?

Una task force per le start-up

Ecco cosa mancava in Italia: una serie di riunioni inutili e congressi inutili e parole al vento con la pretesa di costruire in modo top-down un ecosistema per le start-up. Io mi chiedo: il distretto industriale, che so, del tessile a Biella, o a Prato, o a Carpi, è nato così? Dubito.

Traffic

When engineers and city planners look at traffic, they often regard it as a river, a fixed quantity which comes rushing by, do what you may. It’s a problem of hydraulics: you can dam it or divert it, but you can’t stop it. But traffic is not a river. It is nothing but a lot of individuals who have decided to go somewhere with their chosen means of transport. If roads are too narrow, if parking is too scarce, if traffic moves too slowly, or if the road is closed altogether – well, they will reconsider their decision to go somewhere or use an alternative means of transport. And the rushing river suddenly becomes a trickle.

– pg. 156, Zuckermann, End of the Road