Ora è ufficiale, to google è un verbo – lo dice anche il Merriam-Webster.
Il futuro della pubblicità online
Google sta testando il cost-per-action. La differenza rispetto ai classici circuiti di affiliazione è, ci scommetto quello che vuoi, che Google non scaricherà le inefficienze del sistema – la pubblicità funziona quello che funziona, insomma – sugli affiliati, costretti a capire quali pubblicità funzionano bene e quali invece no, oppure a rassegnarsi a dare visibilità gratis a degli advertiser che tanto li pagano solo a risultato. Innanzitutto, come già oggi con Google con AdWords e con AdSense a pay-per-click, e tanto più quindi in un futuro a pay-per-action, se vuoi lavorare a risultato, ti puoi scordare qualunque elemento grafico. Vuoi i risultati, no? E allora smetti di scroccare la visibilità.
Piazza Tienanmen
Ieri, diciassette anni fa, Piazza Tienammen. I rossi del mio Liceo – quelli delle manifestazioni ogni sabato in autunno e primavera purchè non piovesse – non mossero un dito. Mica era il Cile di Pinochet, non scherziamo. Era la Cina del compagno Mao, e poi era giugno, ormai era ora di pensare alle vacanze (e poi agli esami a settembre…).
Oggi su Google, risultati censurati…
Google Cina
Cosa dire di Google Cina? Io penso quasi che sia stato più un errore di business che di etica. Ti rovini la reputazione in tutto il mondo per provare a entrare in un mercato difficile dove Baidu è fortissimo, oltre che pieno di soldi. Intendiamoci, se si entra in Cina oggi, meglio farlo come hanno fatto loro, dicendo chiaramente che si sta giocando secondo certe regole e non fornire certi servizi come Blogger e GMail, prima che qualche cinese pensi che il web sia il Bengodi della libertà e si fotta con le sue mani. Ma forse sarebbe stato meglio non accettare le regole cinesi del tutto. Per biechi motivi di business, non per motivi di etica. A livello di etica, c’è anche del vero nella posizione ufficiale di Google quando dicono che un servizio limitato è meglio di nessun servizio. Soprattutto se non riescono o non vogliono limitarlo – vedi sotto. Solo che nessuno ti crederà mai, e intanto ti rovini la reputazione. Una delle cose che a me davano più fastidio era di non poter andare su Google.cn. Ho pensato: cosa fate, censurate anche me? Poi ho scoperto che lo puoi fare, basta scegliere il cinese come lingua predefinita sul tuo browser. E direi che chi l’ha fatto non ha trovato, per ora, un web così censurato come forse uno avrebbe potuto credere…
Bell’articolo sul Financial Times ma… la censura anche su Google Images è davvero triste.
