Il fallimento “dello sharing”

Il fallimento “dello sharing”, come si dice a Milano, è ormai sotto gli occhi di tutti, o almeno sotto gli occhi di chi vuole vedere. Quand’è l’ultima volta che hai non dico usato, ma visto una delle auto del car sharing a Milano? Tre anni fa Parigi ha detto basta ai monopattini in sharing. Due anni fa è stata la volta di Madrid, nel 2025 di Firenze e adesso Barcellona ha detto basta anche alle bici senza stalli fissi.

Io mi sposto regolarmente con le bici elettriche di BikeMi, ma non vedo praticamente nessuno che usa le auto o i motorini in sharing, molto poco i monopattini, e delle altre bici, solo un po’ Lime. La verità è che abbiamo solo aggiunto occupazione di suolo pubblico in sharing alla occupazione di suolo pubblico dei veicoli privati, ma continuiamo a far finta che vada tutto bene solo perché lo sharing è di sinistra.

 

I numeri parlano chiaro: non basta mettere in strada un sacco di bici o di monopattini per cambiare una città, come hanno provato a fare Pisapia e Sala, che promise di arrivare al 20% di spostamenti in bicicletta durante il primo mandato, non sapendo, evidentemente, nulla del tema. Delle 10 città europee con i servizi più grandi di bike sharing, solo Parigi è sicuramente in doppia cifra per gli spostamenti totali in bici.

E, viceversa, le città dove la bicicletta regna, cioè le città olandesi o Copenhagen, o anche la stessa Parigi, sono tutti posti dove sono state portate avanti vere politiche pubbliche con interventi pubblici sostenuti con soldi pubblici a favore della mobilità sensata, non spot elettorali portati avanti attraverso le dubbie attività commerciali di mirabolanti società della Silicon Valley o dei loro stupidi cloni cinesi o europei.

AI or BS ?

No fewer than 9 AI startups (of some kind) looking for investors on one of the more credible crowdfunding websites. (How much) do those two magic letters help?

Asocial Media

What we spent the better part of two decades calling social media have turned asocial.

In 2023, the time spent viewing friends’ content was 22% on Facebook and 11% on Instagram. In 2025, that timeshare has dropped to 17% and 7%, respectively [link]. The rest is chosen for us by an algorithm, like it was on TikTok from the start, and based on what we are more likely to watch rather than on what our friends like or comment on.

An increasing percentage of this content is AI-generated, and the platforms seem uninterested if it’s UGB — user-generated bullshit, or AI-generated bullshit. Nobody at Facebook, Instagram, X or YouTube really cares. The only two metrics that matter are time utterly wasted on these platforms and revenue generated per dumbfuck user.

Platforms that were once presented as many-to-many, participative and even revolutionary are now clearly few-to-many and based not on our social networks, but merely on recommendation systems that privilege passive metrics such as watch time and completion rate. Users are bored, alienated, captive and often underprivileged spectators.

What is even worse, this new form of mindless and wasteful broadcasting is personalised, meaning that there is no common ground, no possibility to talk about or critique what is being peddled to us because each of us watches his or her private, personalised channel. We have very little idea of what other people are watching in their own little worlds.

Il nuovo volto nuovo

La (disperata) ricerca di un leader a sinistra è qualcosa che ha più a che fare con la psicopatologia che con la scienza politica, ma vediamo cosa riesco a fare.

In primis, perché fanno casting peggio di Berlusconi ai tempi d’oro? Perché hanno sempre bisogno di “un volto nuovo” o di qualcuno “fuori dai partiti” ?

In questo decennio, il leader deve essere donna, un po’ come lo scorso decennio doveva essere movimentista, e quindi vinse quello di Rignano-on-the-Arno.

Il renzismo era un movimento, da contrapporre all’altro movimento (5*). Ora si sono convinti che gli italiani vogliano essere guidati da una donna.

Guai ammettere che Meloni abbia qualche qualità, tipo che è una pratica, diretta o razionale. No, ha vinto solo perché oggi sono di moda le donne.

Il nuovo volto nuovo deve unire il Partito, la più alta forma di democrazia e di civiltà nell’Unione Sovietica, anche se il PD è pieno di cattolici e baciapile.

Unire il Partito, magari anche vincere ma soprattutto lasciar fare quelli che ne capiscono davvero, ma che per qualche strano motivo non vincono mai.

Molto più facile con i loro elettori, degli agnellini che non aspettano altro se non che venga proclamato il nuovo pastore da seguire, il nuovo papa.

Il nuovo papa è sempre buono, bravo e giusto, e porterà il Partito alla ineluttabile vittoria che però per qualche strana ragione manca da sempre.

Pur non avendo mai vinto, i capoccia del Partito pensano di poter proiettare l’ineluttabilità della prossima vittoria sulla società italiana tutta.

Ma la società italiana è molto diversa dai loro elettori, e nel Partito non sanno di essere dei Re Mida al contrario. Tutto quello che toccano diventa merda.

Non appena viene presentato il nuovo papa, gli italiani decidono che piuttosto voteranno per chiunque altro, uno in canottiera, un puttaniere, un comico.

Da parte sua, il nuovo leader deve avere ben chiaro il suo ruolo e che a decidere tutto saranno i capoccia di cui sopra, i Franceschini e compagnia.

Se non vince non è grave, ma se volesse dettare una linea politica, alla prima grande sconfitta elettorale chi comanda davvero lo farà fuori.

Crisi, litigi e poi presentazione di un nuovo leader che questo sì che è quello giusto e lui o lei sì che ha poteri magici e ci porterà all’agognata vittoria.

Sembrano l’Inter prima di Ibrahimović, campioni d’Italia ad agosto e con grandi speranze europee, almeno fino a quando le trasferte sono a Lugano.

Ovviamente i loro elettori illuminati mangiatori di panini con le salamelle fritte accoglieranno il nuovo leader come il nuovo papa, e il ciclo continua…