Mattarellum

Siamo talmente un Paese di pirla e di clown che anche sulla Legge Elettorale, come su mille altre cose, l’unica posizione seria, onesta intellettualmente e razionale è quella dell’ex comico: c’è già una legge con cui abbiamo già votato, che nessuno ha mai chiamato “porcata”, contro cui nessuno ha fatto ricorso a nessun tribunale.

Bastano pochi giorni e possiamo tornare a quella. E poi andiamo a votare. Subito.

Poi la si potrà migliorare. Ad esempio, invece di 75% uninominale e 25% proporzionale, si potrebbero tenere tutti i collegi uninominali e solo un quinto dei posti col proporzionale, e solo per garantire le minoranze che abbiano ottenuto un minimo di voti, e non i trombati famosi dei grandi partiti (e diminuire quindi del 20% il numero dei parlamentari).

Infine, bisognerebbe vietare tutti quei giochetti tanto amati dai partiti italiani, tipo di potersi candidare in più di una circoscrizione elettorale, e vietare che ci si possa candidare in una circoscrizione elettorale in cui non si è residenti (i famigerati “collegi sicuri”).

Democrazia rappresentativa

Mi sono fatto la convinzione che la democrazia rappresentativa sia un metodo per metterlo nel culo alla povera gente col suo consenso. Una truffa. Noi votiamo gente che non ci rappresenta affatto, chè una volta messo il deretano sulla cadrega pensa solo al miglior modo per conservarla. Al momento del voto vengono da noi a mendicare il consenso, strisciano come vermi – del resto sono vermi – per pietire una crocetta sul loro nome plebeo, ammiccano come puttane per catturare la nostra attenzione, ma «passata la festa, gabbato lo santo», si dimenticano che sono stati eletti per essere al nostro servizio e anzi, dall’alto dei loro privilegi, ci guardano con arroganza come se invece che popolo fossimo paria, una casta inferiore il cui compito è quello di prosternarsi davanti ai loro augusti piedi. Nella democrazia rappresentativa noi paghiamo della gente perché ci comandi. C’è niente di più masochistico? Oltretutto si tratta di individui di cui in realtà non sappiamo nulla e che, massimamente col sistema maggioritario, scegliamo in base ad autentiche idiozie, come il sorriso, la cravatta, il modo di vestire.

— Massimo Fini

Non siamo mica passi

Oh, mi raccomando! Mai votare la mozione del M5S sulle dimissioni della Cancellieri, che se no i nostri elettori potrebbero pensare che noi facciamo quello che vuole Grillo.

Mentre la verità deve essere chiara a tutti: noi facciamo quello che vuole Berlusconi! Da 30 anni. Da quando abbiamo detto ok alla Legge Mammì in cambio di Rai Tre. E poi, nel 1994, quando abbiamo permesso a Berlusconi di candidarsi. E poi la Bicamerale per salvarlo; e poi, e poi…

Più di recente, abbiamo rieletto Napolitano – che bella immagine, Berlusconi sorridente che si spellava le mani per applaudire; abbiamo fatto un altro governo con lui: ormai sono due anni interi che governiamo insieme; abbiamo detto ok ad Alfano, Lupi, Formigoni, Mauro e Lorenzin come ministri; abbiamo tolto l’IMU per farlo contento; abbiamo difeso Alfano dopo il caso Shalabayeva; abbiamo detto sì agli F35 e alla “missione di pace” in Afghanistan. Sono più di 100 giorni che Berlusconi è stato condannato in via definitiva, ma siamo sempre alleati. E anzi ci dispiace molto che ora voglia rompere con noi. Per fortuna rimarrà nostro alleato Alfano, il nuovo De Gasperi, autore di un Lodo per difendere il suo – e nostro! – padrone, poi dichiarato anticostituzionale dalla Consulta.

I “passi” non siamo noi. Bensì chi continua a votarci – e chi adesso pensa che “rinnoveremo” il partito eleggendo come segretario uno che è riuscito a farsi condannare prima dei 40 anni.

“Passi”? Io se proprio devo essere sincero i nostri elettori li chiamerei in un altro modo, sai.

La vera destra

La vera destra non è Berlusconi. Quello è solo un Padron N’toni che deve proteggere la sua roba. La vera destra è Letta, e quindi il PD, ogni volta che danno del populista a chiunque osi provare a proporre una visione diversa dalla loro, cioè sempre. E la loro visione non è più quella “comunista”; bensì una visione assolutamente neoliberista.