Non c’è nulla di male a essere etero. Non c’è nulla di male a essere sposati. Né a essere sposati in chiesa, se credenti. Non c’è nulla di male a fare figli da giovani. Non c’è nulla di male a non aver bisogno di procedimenti quali la fecondazione assistita. Non c’è nulla di male a non usare anticoncezionali e ad accettare con gioia tutti i figli che il buon Dio o chi per lui ti manda sulla Terra, se te lo puoi permettere. Non c’è nulla di male ad avere un buon lavoro o a potersi permettere di lavorare di meno o di pagarsi una tata. Non c’è nulla di male ad avere genitori in salute, vicini e felici di darti una mano coi figli.
Però quando in un Paese sono quasi solo le persone che rientrano nelle categorie di cui sopra a poter — o a potersi permettere di — avere figli, una campagna come quella del Fertility Day del Ministro Lorenzin è sia autocelebrativa, sia una presa per il culo.
Per non parlare, poi, del ridicolo abuso dell’inglese da parte di chi non lo sa.

