Pubblicità per i tuoi contenuti

Anni fa ti hanno raccontato che i blog, questo regno, ai tempi, del pensiero libero sul web erano la nuova frontiera. Così, hai voluto scopiazzarli e fare quello cool, e hai lanciato un blog aziendale. Anzi, corporeit, che fa più figo. In media, è stato un fallimento: era noioso, super controllato, scritto in modo top-down e coi toni di un comunicato stampa. Stranamente, non se lo è filato nessuno.

Poi è arrivato Facebook, e ovviamente hai deciso che la colpa non era di quello che scrivevi, ma dello strumento. Su Facebook la ggente, annoiata, fa “like” di qui e di là nei confronti di vari brand. Fa nulla che si stia parlando di Apple o di Adidas; tu sei convinto che anche i tuoi cacciaviti o i tuoi vini di bassa qualità spopoleranno. Forza, si dia il via alla “produzione di contenuti” su Facebook.

Multi-lingua e in outsourcing, in modo da evitare il rischio che vi possa essere anche solo una parvenza di cuore, di spirito, di vero orgoglio aziendale. Di qualcosa di interessante, insomma. Come te scrivono, o, molto peggio, fanno scrivere, simili insulsi contenuti centinaia di altre aziende. Stranamente, la ggente preferisce le cazzate che scrivono gli amici e le foto dei loro figli.

Però qualcosa bisogna fare, e così si dà il via all’acquisto di “like” falsi su Facebook e di falsi follower su Twitter. Fino a quando queste due aziende si rendono conto che si sono spaccate la testa in quattro per nulla per cercare un modello di business: alle aziende del web e dei socialcosi non frega nulla. Tutto quello che vogliono fare è ripetere il loro jingle, come se fossero in tivù.

tl;dr

Per riassumere: ti dicono che devi “produrre contenuti” perché ti aiuteranno a vendere i tuoi prodotti. Lo fai, ma sei noioso come la morte e non riesci a distinguerti dagli altri, altrettanto noiosi. Così, prima compri falsi like e falsi follower, e poi inizi semplicemente a pagare perché la gente legga contenuti che quella grande ricerca di mercato che è il web ti ha detto essere poco interessanti.

Spendi soldi, insomma, perché la gente si sorbisca contenuti che già sai non interessano a nessuno, non funzionano e non fanno vendere nulla. Però ti ritieni uno ganzo, perchè sei diggital, mica come quelli che spendono soldi per far spot in tivù che romperanno anche i coglioni, ma fanno vendere prodotti. No, tu fai diggital, branding, sentiment, duepuntozero. Roba inutile, insomma.

Nel 1976

Nel 1976 Giorgio Bocca si faceva una domanda sui soldi di un tale B. Nel 1985, anche il PCI diceva sì alle Tv private del Gruppo Fininvest. Nel 2003 Violante dichiara che fin dal 1994 il PDS-DS aveva promesso a B (in nome di quale mandato elettorale, non è dato sapere) di non toccargli le televisioni e di fargli altri favori.

Nel 2012 governano insieme, sostenendo Monti. E’ ora di mandarli via tutti.

Quelli che…

Quelli che “chissà chi c’è dietro Grillo”. Chi ci sarà? Le grandi banche? Goldman Sachs? No, quelli stanno con Monti e con il PD. Che se ne vanta, è lì il bello. Un partito nominalmente di sinistra che si bulla di essere il partito della grande finanza mondiale, autentico cancro del mondo. Chi c’è, quindi? Casaleggio. “Un manager”. Ma come, fino all’altro ieri tutti a esaltare sti “manager”, qualunque cosa fossero, e adesso non va più bene? Anzi, “La Casaleggio”. Una società di consulenza di marketing. Il diavolo, praticamente. Seriamente: pensi che il PD, o qualunque altro partito, non si rivolga a società di consulenza? Quanto è grande “La casaleggio”? Dieci persone? Una piovra, praticamente. Quella stronzata di YouDEM, invece, non l’ha pensata una società di consulenza di marketing? E le (pessime) pubblicità di Penati? Grillo ha scelto una società più piccola e migliore. Punto.

Quelli che prima dicevano che “il Partito dei Pirati usa LiquidFeedback” e che ora ridono perché Grillo ha iniziato a usare LiquidFeedback. E continuano a passare le ora a pistolare sui loro blog, su Facebook o su FriendFeed a decidere coi loro amichetti del blog-quartiere se è meglio la Puppato o Civati, che forse in due alla Primarie potrebbero prendere il 10% dei voti. Civati, poi, non si candiderà neppure, perché così potrà fare quello nuovo e giovane e alternativo per almeno altri 10 anni. Quelli che ridono della “democrazia diretta” e continuano a lasciare che siano le segreterie a decidere tutto. Le segreterie e quella specie di reality-sciò della politica che sono i teatrini da Floris e compagnia, in cui possiamo scegliere il politico che ci sta simpatico, che parla bene o che si veste bene. Che poi, invece, quello che avrà il potere di fare le cose lo decidono comunque le segreterie.

Quelli che “il M5S non ha un programma”. E il PD, invece, che programma ha? Come fanno ad avere un programma, che non hanno ancora deciso se stanno con un democristiano divorziato con un partito pieno di mafiosi o con un post-comunista chiacchierone che sembra Lorenzo, il maturando di Guzzanti? E la cosa più bella é che ti dicono senza problemi che “le alleanze dipendono dalla legge elettorale”. Cioè, scegli con chi stare solo in base a calcoli che ti diranno quanti voti puoi pensare di portare a casa, e quindi quante cadreghe ben retribuite puoi spartirti, nelle commissioni, nelle authority, nelle società partecipate dallo Stato etc. Eccolo, il “programma” del PD – come di tutti gli altri, solo che qualcuno si fa ancora stupide illusioni: occupare lo Stato e spartirsi posti troppo ben retribuiti. E sai qual è il guaio? Che c’è gente in buona fede che ancora non capisce. Sveglia!

Barcelona

Ogni 5 anni, dal 1992, faccio un salto a Barcelona. Dovrei tornarci più spesso, o forse trasferirmi. Mentre Milano è sempre uguale, o sempre peggio, ogni volta che torno a Barcelona c’è qualcosa di nuovo, e bellissimo. Avevo già dormito al Raval 5 anni fa, ma d’inverno, e vedere la Rambla del Raval piena di gente che mangia fuori fa impressione, se penso a quanto era pericoloso il quartiere 20 anni fa. Barceloneta è diventata da cartolina. Almeno il 90% della spiaggia è libera, e ci sono docce, fontanelle e bagni pubblici, puliti, belli e gratuiti. Non solo: c’è un servizio per aiutare ad andare in spiaggia anche chi è in carrozzina, mentre a Milano fanno fatica a uscire di casa a causa delle auto sui marciapiedi. Sul lungomare, pieno di gente a piedi, in bici, in pattini e in skateboard. Sicurezza: una sensazione di sicurezza totale. Senso di comunità: pazzesco. A Gracia, un sacco di negozi che vendono prodotti bio e a km zero. Al Parc de la Ciutadela, un nuovo centro sportivo pubblico splendido. Come é possibile?

Sono più ricchi di noi in Lombardia? Non penso, anche se sì, sono indubbiamente ricchi. Hanno più capitali dall’estero? Non credo. Hanno meno evasione fiscale? Sì, senza dubbio, ma hanno anche tasse più basse. Che è anche uno dei motivi per cui hanno meno evasione. E servizi migliori, che è un altro dei motivi. E molto più senso civico e del bene comune, che è forse ciò che sta alla base di tutto. Ma alla fine, visto che politica è poi in primis una questione di sghei, quanto pagano di tasse? Quanto rimane in loco, alla città, alla provincia e alla regione? Possiamo dire, qui in Lombardia, Italia Ens Roba? Faremmo molto meglio, se avessimo più soldi da tenere qui e investire qui? O sarebbe addirittura peggio, considerando i fenomeni che abbiamo, i Formigoni, Penati, Minetti e Renzo Bossi?