Le primarie del PD sono delle ben strane primarie! Sono primarie dell’unico partito al mondo che è nominalmente di sinistra ma in cui tutti i candidati si rifanno a papi e cardinali; in cui se vuoi votare uno di sinistra, ma sempre cattolico, devi votare uno di un altro partito; e se vuoi votare uno che non era già in sella quando ancora c’era l’URSS, devi votare uno che metà del partito ritiene essere di destra.
Un paio di domande per Renzi…
Le critiche che si leggono in giro a Renzi sono tutte molto profonde: é andato a cena da Berlusconi ad Arcore, e da giovane pure alla Ruota della Fortuna.
Piuttosto…
1) Caro Matteo, sento che dici che dimezzerai il numero di parlamentari e il loro stipendio. Con i voti di chi, scusa? Con i voti del PD?
2) Caro Matteo, hai intenzione di smettere di lasciare che i partiti occupino banche, fondazioni, aziende partecipate dello Stato etc? Con i voti del PD?
Le primarie…
Le “primarie” del PD – per non parlare di quelle del PDL – sono quella farsa con cui puoi scegliere chi sarà la figurina numero 1 candidata del partito, mentre il programma (“con Mari o Monti e con l’Europa!”), le alleanze (viva l’udiccì, viva i “moderati”!), i candidati sicuri in lista e le vecchie glorie da piazzare nelle banche, fondazioni, false comunità montane al mare, aziende partecipate dello Stato, Ospedali, Asl, municipalizzate etc sono tutte cose già decise da un pezzo.
Pubblicità per i tuoi contenuti
Anni fa ti hanno raccontato che i blog, questo regno, ai tempi, del pensiero libero sul web erano la nuova frontiera. Così, hai voluto scopiazzarli e fare quello cool, e hai lanciato un blog aziendale. Anzi, corporeit, che fa più figo. In media, è stato un fallimento: era noioso, super controllato, scritto in modo top-down e coi toni di un comunicato stampa. Stranamente, non se lo è filato nessuno.
Poi è arrivato Facebook, e ovviamente hai deciso che la colpa non era di quello che scrivevi, ma dello strumento. Su Facebook la ggente, annoiata, fa “like” di qui e di là nei confronti di vari brand. Fa nulla che si stia parlando di Apple o di Adidas; tu sei convinto che anche i tuoi cacciaviti o i tuoi vini di bassa qualità spopoleranno. Forza, si dia il via alla “produzione di contenuti” su Facebook.
Multi-lingua e in outsourcing, in modo da evitare il rischio che vi possa essere anche solo una parvenza di cuore, di spirito, di vero orgoglio aziendale. Di qualcosa di interessante, insomma. Come te scrivono, o, molto peggio, fanno scrivere, simili insulsi contenuti centinaia di altre aziende. Stranamente, la ggente preferisce le cazzate che scrivono gli amici e le foto dei loro figli.
Però qualcosa bisogna fare, e così si dà il via all’acquisto di “like” falsi su Facebook e di falsi follower su Twitter. Fino a quando queste due aziende si rendono conto che si sono spaccate la testa in quattro per nulla per cercare un modello di business: alle aziende del web e dei socialcosi non frega nulla. Tutto quello che vogliono fare è ripetere il loro jingle, come se fossero in tivù.
tl;dr
Per riassumere: ti dicono che devi “produrre contenuti” perché ti aiuteranno a vendere i tuoi prodotti. Lo fai, ma sei noioso come la morte e non riesci a distinguerti dagli altri, altrettanto noiosi. Così, prima compri falsi like e falsi follower, e poi inizi semplicemente a pagare perché la gente legga contenuti che quella grande ricerca di mercato che è il web ti ha detto essere poco interessanti.
Spendi soldi, insomma, perché la gente si sorbisca contenuti che già sai non interessano a nessuno, non funzionano e non fanno vendere nulla. Però ti ritieni uno ganzo, perchè sei diggital, mica come quelli che spendono soldi per far spot in tivù che romperanno anche i coglioni, ma fanno vendere prodotti. No, tu fai diggital, branding, sentiment, duepuntozero. Roba inutile, insomma.
