Sarebbe meglio se…

Lo spot del PD con i ragazzi in riva al mare in una giornata di pioggia che pensano al mutuo prima ancora del primo bacio oltre a essere uno spot perfetto per un partito cattolico anni ’50 è notevole anche perché è totalmente privo di una qualsivoglia promessa. Dire: “Il nostro sarebbe un Paese più bello se fosse più giusto” non è un po’ come dire: “Sarebbe meglio se ci fosse il sole”?

Slogan e controslogan

E’ un mese che Maroni parla di un mitico “75% delle tasse pagate che deve rimanere in Lombardia”. Che io sappia, nessun giornalista gli ha chiesto dati certi – e verificabili! – su quale percentuale rimane in Lombardia adesso, o in Veneto, in Emilia-Romagna o nelle altre regioni, o nelle regioni a statuto autonomo. Nessuno che si sia chiesto se il 75% è troppo, giusto o troppo poco.

Nessuno che abbia provato a fare un confronto con le regioni più ricche di altri Paesi europei, tipo Catalunya – che ieri, a meno di due mesi dalle ultime elezioni, ha iniziato a dichiararsi “subjecte polític i jurídic sobirà”, Île-de-France o Baviera. Nessuno, addirittura, che abbia provato a chiedere a Maroni se è davvero una cosa che potrà decidere il governatore della Lombardia.

Nessuno, ovviamente, che gli abbia fatto notare che sono 20 anni che cambiano obiettivo ogni 24 mesi, federalismo, secessione, devolution, federalismo fiscale, padania, modello scozzese, Dio Po e diobò. L’unica costante, in questi lunghi 20 anni, è che non sono riusciti a combinare nulla per il Nord. E la colpa è sempre degli altri: di Roma, del Sud, degli immigrati, dei musulmani…

Poi finalmente è arrivato il PD. Hanno tirato insieme dei numeri altrettanto discutibili e non verificabili (Luca Ricolfi ha scritto un libro intero su questo tema spiegando ogni singolo numero; qui non si spiega nulla) e hanno detto che in Lombardia ritorna già il 78% delle tasse, e che quindi il 75% di Maroni sarebbe addirittura un peggioramento rispetto alla situazione attuale.

Come andrà a finire? Mi sbaglierò, ma è già finita. Slogan, controslogan, fine. I tifosi di Maroni sono contenti dello slogan di Maroni, anche se è il decimo in 20 anni. E anche se non sanno che percentuale delle tasse viene trattenuta ora, o come sono stati fatti i calcoli. I tifosi del PD sono in estasi per la brillantezza con cui il loro partito avrebbe “smontato” le tesi di Maroni. Fine.

In tutto ciò, la cosa più triste deve ancora arrivare. Per cosa vorrebbe utilizzare questi soldi in più Maroni? Per insegnare inglese e un’altra lingua straniera fin dalle elementari? Per borse di studio? Per scuole professionali? Per aiuti alle imprese che investono in ricerca? Per cure mediche totalmente gratuite per gli anziani? Per microcredito o sgravi fiscali alle nuove imprese?

No, per fare arrivare in orario i treni. E il PD su questo non ha nulla da dire.

Fuga da Facebook TL;DR

“Fuga da Facebook” di Marco Camisani Calzolari é un libricino agevole, di sole 100 pagine. Per coloro che non hanno voglia di leggerlo, ecco la versione TL;DR (too long; didn’t read).

Capitolo 1: aziende care, non lasciatevi fregare dagli incantatori di serpenti del cosiddetto ‘Social Media Marketing’ e simili, e tenetevi stretti il vostro sito, sul vostro dominio. Banale, se vuoi, ma è una cosa da dire. Cosa succederebbe se Facebook sparisse domani? O se cambiasse le regole, come già ha fatto? Lo sai che in media solo il 17% dei fan della tua pagina Facebook vedono i tuoi importantissimi post aziendali? (se vuoi farli comparire nel feed degli altri 83%, devi pagare).

Capitolo 2: nessuno è interessato a diventare ‘amico’ del suo burro. Ben pochi sono interessati alle ‘conversazioni’ con i brand, ‘conversazioni’ che sono fatte di solito da stagisti che le Web PR Agency pagano una miseria e rivendono a peso d’oro alle aziende; il Social Commerce è una panzana; stai attento a chi si siempie la bocca di ROI senza sapere di cosa diavolo sta parlando; é un mondo brutto e strano là fuori, pieno di bot e di fake, e inoltre di ‘metriche’ autoreferenziali o false.

Capitolo 3: la Back Home Strategy, é una strategia che si basa sul creare comunità proprietarie possibilmente integrate con Facebook ma non dipendenti da Facebook, e su app per gli smartphone. Che sono cose in cui Marco crede e che vende alle aziende. Il che é perfettamente lecito, intendiamoci, anche se io invece di sviluppare app per ogni tipo di dispositivo mobile mi concentrerei piuttosto sul fare dei siti mobile-ready, per testare prima le acque e vedere cosa succede.