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La qualità della ‘politica’ italiana la si può giudicare dagli slogan.

Oltre che dalle foto delle facce dei candidati.

Si cura

Iniziamo dal pediatra pistolero, che ci delizia con “Milano si cura”.

Strano che non sia stato premiato a Cannes.

Bassi

Tale Bassi, di non so che partito, dice: “Milano vola alto”.

Mi fa quasi simpatia.

Come prima…

“Come prima, più di prima”, dice una qualche lista legata a Sala.

Perfetto, per una città ferma agli anni ’50, auto e grattacieli.

Chi sbaglia paga

“Chi sbaglia paga”, ci dice il bel, si fa per dire, faccione di Salvini.

Prossimamente: “Chi fa da sé fa per tre” e “Non dire gatto finché non ce l’hai nel sacco”.

E Sala?

Sala e la ‘sinistra’ cambiano gli slogan come se fossero mutande.

Il PD anni fa lanciò “Italia Bene Comune”, detto da un partito che vuole privatizzare l’acqua. I risultati furono quelli che furono, e lo slogan fu presto rottamato.

Sala 5 anni fa promise di portare gli spostamenti in bici al 20%. Non c’è riuscito, e quindi adesso ha copiato qualcosa di diverso da Parigi, la “Città dei 15 minuti”.

New Entry: il M5S

Per la prima volta, vedo cimentarsi con gli slogan anche i pentecatti.

Difficilmente avrebbero potuto fare peggio.

“Milano PrimaDonna”. Ma davvero? Cosa vuol dire?
Milano ha già avuto un sindaco donna, Letizia Moratti.

È un augurio che la loro candidata possa diventare primo cittadino? L’ultima cosa di cui questa città ha bisogna è un’altra primadonna, che sia donna o uomo poco cambia.

4 domande per Beppe Sala

Ho quattro domande per Beppe Sala e solo per Beppe Sala, perché è Beppe Sala che ha amministrato la città gli ultimi 5 anni, e l’altro io non lo considero neppure un candidato.

1. Obiettivo 2 milioni di abitanti?

Una dozzina di anni fa circa, la ‘destra’ che governava Milano ammise, anzi proclamò con orgoglio, che il loro obiettivo era di fare crescere la popolazione di Milano da 1 milione e 350 mila abitanti circa a 2 milioni entro i limiti del Comune.

La ‘sinistra’ insorse. È uno scandalo. E l’ambiente? L’inquinamento?

Io oggi vedo gru ovunque. Avete quindi lo stesso obiettivo della destra?

2. Il 20% di spostamenti in bici

Lei 5 anni fa mise la ciclabilità addirittura come primissimo punto del suo programma e promise, a pagina 25, che Milano sarebbe passata da un 6% di spostamenti in bici al 20%.

Le ultime stime disponobili, per il 2019, parlano del 6,8%, e per di più in discesa.

Ci può raccontare perché non siamo neppure vicini all’obiettivo?

3. La città dei 15 minuti

Questo giro ha cambiato promessa e slogan. Perché? Adesso promette quello che ha promesso Anne Hidalgo a Parigi, ovvero la città dei 15 minuti.

Non è un controsenso, in una città in cui si continua a favorire la grande distribuzione mentre i negozi chiudono e vengono sostituiti da appartamenti o da showroom?

4. Le auto elettriche

A Milano abbiamo un numero pazzesco di auto parcheggiate in modo irregolare, sui marciapiedi, in curva, in mezzo alla strada, fra gli alberi dei controviali etc.

Qualcuno parla di 100 mila auto. Qualcuno dice addirittura 200 mila.

So che lei è un grande fan delle auto elettriche.

Quando saranno tutte elettriche, secondo lei il problema sarà risolto?

I risultati della giunta Sala

Non sono in grado, ovviamente, di giudicare l’operato complessivo di Sala e della sua giunta. Però il programma con il quale Sala è stato eletto comprendeva 32 punti.

Il primo di questi aveva l’obiettivo di arrivare al 20% di spostamenti in città in bicicletta. Secondo l’ultimo rapporto disponibile, la percentuale nel 2019 era del 6,8%.

In qualunque città del mondo, un fallimento del genere renderebbe Sala assolutamente unfit to rule Milan. O ci piace fare il verso a The Economist solo con Berlusconi?

Se l’Italia fosse una democrazia, i giornali chiederebbero a Sala di spiegare perché non ha raggiunto il primo — e più importante; o più modaiolo? — obiettivo che si era dato.

La città dei 15 minuti

Visto che l’Italia è quello che è, i giornali dopo aver bevuto le balle di Sala lo scorso giro cercano di farci bere la sua nuova balla, la città dei 15 minuti.

Bastano due dita di fronte per vedere che i negozi di quartiere chiudono e non torneranno più perché gli spazi diventano loft o case per massaggi o simili.

Mi pare evidente: il futuro di Milano è un posto dove si andrà tutti al supermercato in auto — magari elettrica, fra 20 anni. Altro che città dei 15 minuti

Per chi si costruiscono le metropolitane

Per i costruttori, ovviamente.

E, ancor peggio, per liberare le città dagli autobus che danno fastidio alle auto.

Già tutto detto e scritto, ma ora abbiamo le prove.

Le prove

Facciamo finta che ogni auto trasporti in media 1,6 persone, anche se in verità ne trasporta sicuramente di meno. Avere 3,7 milioni di spostamenti in auto in meno all’anno, che sono poi la miseria di 10 mila in meno al giorno, vorrebbe dire quasi 6 milioni di viaggiatori che vanno non più in auto ma in metrò. Sugli 86 milioni previsti per la M4.

Ripeti con me: le metropolitane servono a chi le costruisce e a eliminare gli autobus dalle strade perché vi possano scorazzare meglio e più veloci (sic) le auto. Fino a quando la situazione tornerà esattamente quella di prima, che nessun ampliamento di autostrada, terza, quarta o quindicesima corsia, ha mai risolto nessun problema.