Piazza Leonardo Da Vinci

Sarei curioso di andare a Bucarest, o a Sofia, o a Tirana. Perchè sono convinto che nessun Paese in Europa, o forse al mondo, tiene la piazza antistante l’Università più prestigiosa del Paese nelle condizioni vergognose in cui versa Piazza Leonardo Da Vinci a Milano, di fronte al Politecnico: con l’erba tutta gialla, che nessuno annaffia nulla; con la strada piena di buche; con 3 o 4 tipi diversi di dissuasori contro i parcheggi, di ferro, di cemento, di fogge diverse, molti rotti e lasciati lì lo stesso, quando dovrebbe essere chiaro che di auto in transito o parcheggiate davanti all’Università non dovrebbero essercene del tutto; con un autentico accampamento diurno e notturno (ci sono materassi arrotolati e appesi agli alberi) di extra-comunitari. Che schifo. Che vergogna, Milano.

Biglietto ATM a 1 Euro e mezzo

E così, la nuova giunta ci darà il più grande aumento a memoria d’uomo del costo del biglietto dell’ATM: un bel +50%! Ho sentito il nuovo Assessore ai Trasporti e alla Mobilità Maran dire in radio che, in mancanza di un aumento di almeno il 20% del costo del biglietto, la regione Lombardia taglierà dei fondi destinati al trasporto pubblico cittadino. Gli credo, intendiamoci – faccio fatica a capire il motivo per cui le tasse dei milanesi debbano andare a Roma, e poi finire alla Regione, e poi da lì forse tornare alla città, ma è noto che in questo Paese le cose funzionano alla cazzo.

Ma il rimanente 30% di aumento? Non sto dicendo che non sia utile o magari anche necessario. Mi sto solo chiedendo: perchè farlo pagare a chi usa i mezzi pubblici invece che a chi usa l’automobile? Quando, tra l’altro, una delle cause di inefficienza dei trasporti pubblici sono proprio le auto, che allungano i tempi di percorrenza dei mezzi, fanno consumare più carburante e diminuiscono il numero di corse che ogni mezzo può fare. Allora, cosa aspettiamo a tassare le auto dei milanesi 10 euro al giorno per il parcheggio e quelle di chi viene da fuori il doppio per l’entrata in città?

Cosa vorrei da Giuliano Pisapia

Vorrei che Giuliano Pisapia mi costringesse a vendere l’automobile. E non alla vecchia maniera sovietica, o la vendi o ti mando in Siberia. No, vorrei che mi costringesse a vendere l’auto The Capitalist Way, come fanno a Londra. Vorrei che Pisapia facesse una conta del numero di posti in cui è decente e sensato parcheggiare l’automobile per strada a Milano, escludendo quindi i parcheggi in curva, quelli in mezzo alla strada, i marciapiedi e quelli nei controviali, che in nessun altra città del mondo che ho mai visitato sono ridotti a parcheggi a cielo aperto. A quel punto, e constatato che il numero di parcheggi in strada a Milano sono sufficienti per solo la metà o al più per due terzi del numero di automobili presenti a Milano, vorrei che Giuliano Pisapia istituisse un’asta per vendere a chi paga di più il diritto di parcheggiare l’auto in strada. Si potrebbe, ad esempio, fare a buste chiuse, come fanno le società di calcio quando devono giocarsi il cartellino di un giocatore di cui sono comproprietarie: ciascuna scrive quanto è disposta a pagare per il 50% dell’altra società, e chi offre di più vince. Vuoi parcheggiare l’auto a Milano per strada? Bene. Dimmi quanto sei disposto a pagare, e quelli che pagano di più – a partire da una base d’asta minima che potrebbe essere 300 Euro al mese nelle zone esterne e 500 Euro al mese in Zona 1 – vincono. Gli altri, vendono la macchina. O prendono 100 Euro di multa tutte le sere. Come succede a Londra, per dire.

Ah, sì, e poi, coi soldi tirati su, non solo investimenti massicci per i mezzi di superficie ATM – che le metropolitane saranno anche un chiodo fisso della sinistra, ma sono anche uno dei tanti errori della sinistra, che ci vogliono molti più soldi e almeno 10 anni di tempo per una linea della metropolitana, e poi non ho capito perchè chi usa i mezzi pubblici deve andare sotto terra mentre chi scorazza col SUV può stare alla luce del sole! – ma anche il più grande car sharing d’Europa, che ai milanesi piace avere l’auto sotto casa, ma averne ognuno una di proprietà è semplicemente uno spreco di risorse e di spazio pubblico, l’estensione del bike sharing a tutta la città, piste ciclabili e, meglio ancora, anche n strade ciclabili, aperte solo alle bici, che ha molto più senso che in alcune strade vadano solo le auto, in altre solo gli autobus e in altre ancora solo le bici. E un ticket da almeno 10 Euro (e parcheggio extra) al giorno per chi entra a Milano da fuori, e una flotta di mille autobus comodi e col wifi (in modo che si possa scalare mezz’ora di lavoro in autobus la mattina dalle 8 ore giornaliere) per portare in Milano la mattina e poi riportare fuori la sera i pendolari. Che risolvere il problema del traffico si può e si deve, e se si ha fantasia, risorse economiche e soprattutto una determinazione di ferro non deve neppure essere poi così complicato, 40 anni dopo che siamo andati sulla Luna…

Stravincere. Di più.

Sono convinto che, una volta stravinto, adesso Giuliano Pisapia dovrebbe cercare di andare oltre. Non nel senso di “non fare prigionieri”, come usano dire i fascisti vari amici di Silvio. Secondo me dovrebbe iniziare a fare le cose importanti che ha promesso di fare, e continuare con grandi dosi di ironia ma anche di buonsenso tali da spiazzare per anni gli avversari. Uscirsene ridendo dicendo che non si parlerà più de Il Comune di Milano, ma de La Comune. Annunciare un car-sharing basato sulle Trabant. E poi mettere in opera un car sharing vero. Con auto italiane, tipo delle Fiat 500 elettriche verdi acide. Cercare di mobilitare i non molti anziani di Milano che ancora parlano dialetto per fare dei brevi corsi di dialetto gratuiti a chi milanese non è. Cose così. Come quelli di Google, che al primo incontro con Wall Street hanno fatto leggere l’analisi finanziaria dell’azienda allo chef.