E’ uno strano Paese, l’Italia. Ci sono gli immobiliaristi di destra, e gli immobiliaristi di sinistra (Ligresti, per dire, era dato molto vicino a Ferrante, il candidato sindaco del PD nel 2006). Le polo di destra (Ralph Lauren) e le polo di sinistra (le Lacoste).
Oggi sono stato all’incontro sul tema della mobilità dell’Officina di Pisapia. Ho mollato a metà, dopo aver scoperto che ci sono anche i parcheggi di sinistra. Loro, la destra, vorrebbero parcheggi in centro per chi va e viene, per lavoro o per svago, e sempre in auto, ovviamente, neanche fossimo a Los Angeles. Noi (per così dire) vorremmo invece i parcheggi di quartiere per i residenti, perché tutte le notti ci sono 70.000 auto sui marciapiedi, senza contare quelle abbandonate al centro dei viali alberati, e tutto ciò, oltre a dare l’idea di una città che in effetti è un parcheggio a cielo aperto di automobili, rende impossibile la creazione delle corsie preferenziali per i mezzi e delle piste ciclabili. Quindi, che fare? Scoraggiare l’acquisto di nuove automobili e incoraggiare la vendita di parte dell’attuale parco automobili facendo pagare 100-200 Euro al mese per il diritto di lasciare l’auto parcheggiata in strada? No, che “sembra una patrimoniale” (c’è poco da fare, Silvio ha vinto). Dare le multe sempre a chi parcheggia dove non si può? No, che si perdono voti.
La soluzione? I parcheggi. Ma certo! Peccato che centomila parcheggi al costo di quarantamila Euro l’uno fa 4 miliardi di Euro, che è il budget annuale totale del Comune di Milano. E chi li tira fuori? Non si sa. Ho preso la bici, e me ne sono andato a fare un giro.
