il Brand Milano…

Abbiamo un sistema di trasporto pubblico insufficiente; siamo oltre la soglia massima di inquinamento per un terzo dei giorni dell’anno; abbiamo auto parcheggiate ovunque, che più che una città ormai Milano sembra un parcheggio a cielo aperto di automobili; infine, l’arredo urbano fa pena, è degno di una città del Terzo Mondo, altro che Capitale della Moda e del Design: pavimentazioni senza un disegno e senza senso, rotaie abbandonate dei tram, pali di ogni tipo, cartelli ovunque, pubblicità esterna invasiva…

E quello che dovremmo fare, invece di far diventare Milano un piccolo gioiello – la città di Leonardo, del Cenacolo, del Castello, dei Navigli, la città della Moda, del Design, della Scala – è concentrarci su un parco giochi dove faremo vedere al mondo come si coltiva il mango nella nebbia di Rho?

Obiettivi

Qualcuno di voi ha capito quali sono gli obiettivi che la Giunta Pisapia
vuole raggiungere entro il 2016 riguardo al traffico? Che so, qualcosa tipo:

– dimezzare il numero di auto private dei milanesi
– centuplicare il numero di auto del car sharing
– triplicare il numero di coloro che usano la bici per spostarsi
– diminuire di un terzo le auto che entrano in città tutti i giorni

O dici che non ci sono obiettivi dichiarati, e si naviga a vista?

#salvaiciclisti, il Gay Pride delle bici

Ho avuto una specie di epifania: sta a vedere che siamo alle solite, alla sinistra tafazzi che preferisce contarsi e dirsi quanto sono bravi e buoni e alternativi e à la page che provare a vincere e cambiare le città e la società; all’avanguardia del proletariato a cui non interessa nulla del proletariato, del peloton, del gruppo, attardato, più indietro, e di cui fanno parte non solo i cosiddetti ciclisti, come se avere una bici con lo scatto fisso fosse sufficiente ad appartenere a questo gruppo, ma anche chi la bici la prende ogni tanto, chi semplicemente non vuole più auto sui marciapiedi, gli anziani che ormai non escono di casa perchè agli incroci non si vede nulla, con auto parcheggiate ovunque, i bambini che rischiano la vita, o ogni tanto ce la lasciano, come il povero Giacomo in via Solari – e le mamme!

Questa rivoluzione la faranno le mamme, o non si farà. E dobbiamo chiederci: vogliamo “salvare i ciclisti”, e magari metterli in tanti bei recinti chiamati “piste ciclabili”, o vogliamo cambiare le nostre città? Capisco bene che #salva-ambiente non interessi a nessuno, purtroppo, ma #salva-portafoglio? Se la benzina costa il doppio di 10 anni fa e le auto sono diventate più grandi, per deduzione dico che il cervello è diventato più piccolo. Vogliamo far notare questa assurdità a tutti, anche a chi non frega nulla delle bici e dell’ambiente e di cosa fanno ad Amsterdam, che tanto, se mette il naso fuori dai patrii confini, va quasi di sicuro in un “ressort all-inklùsiv con cucina italiana”? Vogliamo che il fatto che uno è gay oppure no sia importante come il fatto che abbia i capelli lisci o ricci, o preferiamo continuare con i carnevali? Non ho nulla contro i carnevali.

Ma cambiano il mondo?

Traffic

When engineers and city planners look at traffic, they often regard it as a river, a fixed quantity which comes rushing by, do what you may. It’s a problem of hydraulics: you can dam it or divert it, but you can’t stop it. But traffic is not a river. It is nothing but a lot of individuals who have decided to go somewhere with their chosen means of transport. If roads are too narrow, if parking is too scarce, if traffic moves too slowly, or if the road is closed altogether – well, they will reconsider their decision to go somewhere or use an alternative means of transport. And the rushing river suddenly becomes a trickle.

– pg. 156, Zuckermann, End of the Road